Maram al-Masri, siriana in esilio a Parigi, lotta con i suoi versi contro il regime: “Sono spiata e controllata, stanno cercando di distruggermi”
Che cosa può fare la poesia contro i carri armati? Molto, moltissimo, risponde Maram al-Masri che da anni combatte il regime siriano con i suoi versi. E’ nata a Latakia, sulla costa, ma da trent’anni vive a Parigi. Troppe pressioni e oppressioni. “Lavoravo come interprete per una società americana – racconta – i servizi segreti mi contattarono per farmi redigere un rapporto sulla società. Ero giovane, c’era una pressione fortissima. Rifiutai”.I genitori la spedirono per un breve periodo in Inghilterra, al suo ritorno il lavoro non c’era più ma non c’era più nemmeno la voglia di vivere in una società dove “ci sentivamo sempre spiati e controllati”, dove “anche i muri hanno orecchie”. Si sposò e il giorno dopo partì con il marito per Parigi. Il matrimonio finì presto. “Purtroppo non ero innamorata di lui”. E non fu una fine indolore. L’ex marito tornò in Siria portando con sé il loro figlio, un bambino di 18 mesi. Per 13 anni le fu proibito di vederlo. “Per me fu la fine del mondo, ero da sola a Parigi, mio figlio era la mia patria, era tutto”. Fu un dolore troppo forte per non scatenare una reazione altrettanto intensa. “Decisi di tagliare ogni mio rapporto con la Siria, con l’Islam, con quella cultura che aveva rapito mio figlio”.
Ha inizio la sua nuova vita. Maram non è più siriana, non è però nemmeno francese. E’ un’esiliata, una condizione che non l’abbandonerà più. Come non l’abbandonerà più il desiderio di combattere contro il regime di Assad. Loro entrano nel suo profilo Facebook. “Hanno distrutto le mie foto, alcune le hanno deformate dando al mio volto le sembianze di un drago e mi hanno minacciata scrivendo ‘Ti distruggeremo, ovunque andrai’”.
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