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	<description>Un uomo che legge ne vale due. (V. Bompiani)</description>
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		<title>Le promesse (mancate) della postmodernità</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 19:57:27 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Agorà]]></category>
		<category><![CDATA[Conversazioni sul postmoderno]]></category>

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		<description><![CDATA[La filosofia postmoderna ha dominato la cultura negli ultimi due decenni del ventesimo secolo. Nella versione europea, proposta dalla Condizione postmoderna di Jean-François Lyotard, la crisi dei “grandi racconti” – illuminismo, idealismo e marxismo –, nella loro capacità di definire una cornice unificante ai discorsi del sapere e del potere, appare irreversibile. Un sapere leggero, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1657&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/orlo-di-una-crisi-di-nervi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1689" title="orlo-di-una-crisi-di-nervi" src="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/orlo-di-una-crisi-di-nervi.jpg?w=206&#038;h=300" alt="" width="206" height="300" /></a>La filosofia postmoderna ha dominato la cultura negli ultimi due decenni del ventesimo secolo. Nella versione europea, proposta dalla <em>Condizione postmoderna</em> di Jean-François Lyotard, la crisi dei “grandi racconti” – illuminismo, idealismo e marxismo –, nella loro capacità di definire una cornice unificante ai discorsi del sapere e del potere, appare irreversibile. Un sapere leggero, liquido e plurale, caratterizzato dalla pratica dei giochi linguistici, dall’ontologia derealizzante del simulacro e dal politeismo dei valori – senza alcuna nostalgia per filosofie fondative – sembrava capace di rendere conto delle trasformazioni sociali e tecnoscientifiche della contemporaneità; e, al contempo, in particolare nel dibattito italiano, di proporre nuove pratiche di emancipazione etica e politica, capaci di valorizzare il conflitto delle interpretazioni e dei punti di vista.</p>
<p style="text-align:justify;">Dire “addio alla verità” diviene, da questa prospettiva, il primo compito della filosofia. Nella recente riflessione di Gianni Vattimo, il “dovere di disboscare gli assoluti metafisici”, storicamente riconducibile al lavoro smascherante di Nietzsche e Heidegger, si configura come la condizione per il riconoscimento di nuovi diritti, per l’allargamento degli ambiti di libertà degli individui, dei gruppi e delle minoranze e per la realizzazione di comunità pienamente democratiche.</p>
<p style="text-align:justify;">Agli esordi del nuovo millennio, tuttavia, la realtà e la possibilità della verità, esorcizzate dai postmoderni a favore dell’immaterialità e delle “visioni del mondo” create dai <em>new media</em>, riappare come necessità e obbliga il pensiero filosofico a una riconsiderazione critica di molte categorie postmoderne sia in campo epistemologico che etico-politico. In questo senso, gli eventi dell’11 settembre 2001, benché in modo contraddittorio, sembrano chiudere definitivamente la stagione postmoderna. Mentre il mondo nella sua ambivalente quotidianità si fa sempre più fluido e molteplice per assecondare i desideri di una società in continua e vertiginosa accelerazione, la “forza emancipativa” del postmoderno si dimostra un progetto per alcuni aspetti inconsistente, perché incapace di contrastare con il pensiero le pratiche “morbide” di dominio e il proliferare delle diseguaglianze. Alla filosofia attuale spetta allora il compito di elaborare nuovi modelli critici di comprensione del reale, del sapere e dell’agire umani, capaci di contenere la <em>deriva postmoderna</em> degli stili di vita e dei comportamenti pubblici.</p>
<p style="text-align:right;">Claudio Tondo</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Claudio Tondo</strong> insegna Storia e Filosofia al Liceo “G. Leopardi – E. Majorana” di Pordenone. Laureato in Filosofia a Trieste con Pier Aldo Rovatti, con una tesi su <em>Simulazione e metafora: aspetti epistemologici e semiologici</em>, si occupa delle teorie del post-umano e del rapporto tra filosofia, cinema e tecnologie della visione e dell’immaginario. Per la rivista “Edizione”, di cui è redattore, ha pubblicato alcuni articoli. Con Massimiliano Roveretto, ha curato un ciclo di incontri e film su <em>Pensare con le immagini. Percorsi tra cinema e filosofia</em>. Con Marina  Maestrutti ha scritto <em>Ai confini dell’umano: tra animalità e artificialità</em>, articolo di prossima pubblicazione. Fa parte del Direttivo della Sezione Friuli Venezia Giulia della Società Filosofica Italiana.</p>
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		<title>Le parolacce coprono il vuoto di idee</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 19:53:25 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:justify;"><a href="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/festival-sanremo.png"><img class="alignright size-medium wp-image-1685" title="festival-sanremo" src="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/festival-sanremo.png?w=300&#038;h=211" alt="" width="300" height="211" /></a>Cadono pietre, anzi, volano parolacce sul Festival della canzone italiana. Mai il linguaggio, infatti, era stato tanto sboccato e sopra le righe, a Sanremo, come nella prima puntata di questa sua 62ª edizione. Nessuna pruderie o eccesso di moralismo, sia chiaro, ma la mera constatazione di un dato di fatto, e cioè che i presentatori di questo appuntamento musicale (e molto altro proprio qui sta il punto&#8230;) hanno la scurrilità facile. Segno dei tempi, dirà qualcuno, in un Paese che ha sdoganato la trivialità in ogni dove, a partire dalla discussione politica (anche se qui, a parte alcuni recidivi, l’aria parrebbe cambiata) e dalla «maschia» o spiccia antipolitica. E modalità intergenerazionale e interclassista di comunicare. Come dire, un «vaffa» non si nega nessuno, e una tonnellata di «caz&#8230;» al giorno leva lo psicanalista di torno. Così fan (più o meno) tutti e così andrebbe la società italiana. Ma, a questo punto, sorge un dubbio &#8211; e, magari, pure un sospetto di schizofrenia. Se l’ambizione è riunire nel salotto davanti al piccolo schermo (moderna rivisitazione del foyer domestico) tutti quanti in nome di un «sano divertimento familiare», allora lo spettacolo a suon di turpiloquio non va bene. Per niente. <span id="more-1684"></span>A meno che il riferimento a quel «familiare» si iscriva solo formalmente nella tradizione di Raiuno, l’ammiraglia della (ex?) tv di Stato, e si ammetta che quando si ha a che fare con le implacabili leggi dello show business, vale tutto, à la guerre comme à la guerre, inclusa, quindi, la scurrilità, via maestra per far impennare l’audience (e pure, nessuno ci leva l’impressione malevola, scorciatoia per coprire qualche vuoto di idee di troppo). Da qualche decennio, l’Italia fattasi via via sempre più liquida e postmoderna, si è rimodellata, nei comportamenti e nei gusti, intorno a quella che Umberto Eco ha chiamato la neo-tv e, più recentemente, alla sua ulteriore involuzione, ribattezzata dal sociologo Vanni Codeluppi «trans televisione». La vecchia categoria del nazionalpopolare ha ceduto così il passo a una sottocultura dilagante (in alcuni ambiti persino egemonica), la cui irresistibile ascesa si spiega anche con l’avere legittimato i nostri (assai poco commendevoli) basic istinct, turpiloquio compreso. E Sanremo (che del nazionalpopolare rappresenta un emblema), sempre più kermesse e sempre meno «casa canora» degli italiani, è partita all’inseguimento, ritrovandosi evidentemente ad adottare un linguaggio che fa molto Grande Fratello. Solo che la volgarità non è un venticello, ma un tornado. E le parole (non le parolacce&#8230;) sono importanti. Specialmente in una tv per cui si paga il canone e la cui mission benemerita se svolta nel modo dovuto &#8211; coincide con il servizio pubblico. Che l’italiano, quindi, lo deve insegnare, e non contribuire a devastare.</div>
<p style="text-align:justify;"><small>L&#8217;articolo completo e gli approfondimenti sono disponibili all&#8217;indirizzo: <a href="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_articolo=9780&amp;ID_blog=25&amp;ID_sezione=29">http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_articolo=9780&amp;ID_blog=25&amp;ID_sezione=29</a></small></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogleomajor.wordpress.com/1684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogleomajor.wordpress.com/1684/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogleomajor.wordpress.com/1684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogleomajor.wordpress.com/1684/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogleomajor.wordpress.com/1684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogleomajor.wordpress.com/1684/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogleomajor.wordpress.com/1684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogleomajor.wordpress.com/1684/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogleomajor.wordpress.com/1684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogleomajor.wordpress.com/1684/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogleomajor.wordpress.com/1684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogleomajor.wordpress.com/1684/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogleomajor.wordpress.com/1684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogleomajor.wordpress.com/1684/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1684&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il tempo di voi single non vale meno di quello di voi mamme</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 19:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agorà]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo so, rischio l’impopolarità. Ma questa cosa bisogna dirla. Il valore del tempo, come la legge, deve essere uguale per tutti. Qualche giorno fa un’amica mi ha raccontato: Sai, al lavoro stavo facendo sette cose contemporaneamente quando il mio capo mi ha chiesto se dopo potevo aiutarlo con un’altra. L’ufficio era deserto. Così sono sbottata: [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1680&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/nike.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1681" title="nike" src="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/nike.jpg?w=630" alt=""   /></a>Lo so, rischio l’impopolarità. Ma questa cosa bisogna dirla. Il valore del tempo, come la legge, deve essere uguale per tutti. Qualche giorno fa un’amica mi ha raccontato:</p>
<p style="text-align:justify;">Sai, al lavoro stavo facendo sette cose contemporaneamente quando il mio capo mi ha chiesto se dopo potevo aiutarlo con un’altra. L’ufficio era deserto. Così sono sbottata: scusa, ma dove sono finite tutte? E lui, serafico: ma loro hanno dei bambini, ho detto che potevano andare a casa</p>
<p style="text-align:justify;">Come se l’essere mamma facesse acquisire per diritto di parto dei crediti negati a chi mamma non lo è (e certo, se continua a lavorare così tanto figuriamoci se lo sarà mai!). Come se il tempo dell’una fosse in automatico più prezioso del tempo dell’altra.</p>
<p style="text-align:justify;">
Il caso non è isolato. E il tema è ancora più caldo adesso. Non solo perché bisogna fare la denuncia dei redditi e, come ha scritto la mia collega Antonella Baccaro nel suo forum, se sei single paghi più tasse. Ma perché si avvicina la programmazione delle ferie estive e cominciano le grandi manovre per spostare le X sul tabellone delle presenze.</p>
<p style="text-align:justify;">Chissà perché, me lo ha confermato settimana scorsa un altro amico che fa il tecnico dei computer, quando c’è da cambiare le date si chiede sempre a chi non è sposato e non ha famiglia, facendolo pure sentire in colpa</p>
<p style="text-align:justify;">Dai, cosa ti costa? Tu non hai nessuno, lui invece ha la moglie con i giorni blindati</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1680"></span>A sentire tutte queste storie mi viene in mente Carrie Bradshaw quella volta che è andata alla festa per la nascita del nuovo figlio di Kyra e Chuck. Costretta a levarsi le scarpe all’ingresso, al momento di andare via si accorge che gliele hanno rubate. Era un paio di strepitose Manolo Blahnik color argento da 485 dollari, immolate sull’altare della sacra famiglia americana. Tant’è che Kyra minimizza con Carrie: “Non è il caso di prendersela tanto, è solo un paio di scarpe. E costa una cifra immorale!”.<br />
Carrie per un attimo mette in discussione il valore della sua vita di single, ma infine risolve la faccenda facendo una fantomatica lista nozze per il suo matrimonio con se stessa e invitando l’amica a partecipare al lieto evento acquistando l’unico articolo scelto come regalo: le Manolo perdute. Che così ritornano a casa.</p>
<p style="text-align:justify;">Quindi, sapete che c’è? C’è che io voglio le mie Blahnik. Metaforicamente (ma anche no). Il mio tempo di single vale come quello di una felice pluripara. La mia serata sul divano a leggere un libro è per me altrettanto vitale, rinfrancante e importante di quanto non sia per una mamma coccolare il suo bebè.</p>
<p>Dunque, avviso ai naviganti: d’ora in poi per cambiare il turno delle ferie si estrae a sorte.<br />
E, in attesa di un figlio, io mi tengo le scarpe.</p>
<p style="text-align:right;">Elvira Serra, <a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/ma-il-tempo-delle-single-vale-meno-di-quello-delle-mamme/#.TzrXrSI5NSI.facebook">http://27esimaora.corriere.it/articolo/ma-il-tempo-delle-single-vale-meno-di-quello-delle-mamme/#.TzrXrSI5NSI.facebook</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogleomajor.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogleomajor.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogleomajor.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogleomajor.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogleomajor.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogleomajor.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogleomajor.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogleomajor.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogleomajor.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogleomajor.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogleomajor.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogleomajor.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogleomajor.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogleomajor.wordpress.com/1680/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1680&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cosa ci succede quando leggiamo un romanzo</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 14:32:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Agorà]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa succede nella nostra mente, nella nostra anima, quando leggiamo un romanzo? In cosa tale sensazione interiore differisce da ciò che proviamo guardando un film, un quadro, o ascoltando una poesia, o un poema epico? Un romanzo può dare, di tanto in tanto, lo stesso piacere che danno una biografia, un film, una poesia, un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1676&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:justify;"><a href="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/pamuk.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1677" title="pamuk" src="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/pamuk.jpg?w=215&#038;h=300" alt="" width="215" height="300" /></a>Cosa succede nella nostra mente, nella nostra anima, quando leggiamo un romanzo? In cosa tale sensazione interiore differisce da ciò che proviamo guardando un film, un quadro, o ascoltando una poesia, o un poema epico? Un romanzo può dare, di tanto in tanto, lo stesso piacere che danno una biografia, un film, una poesia, un quadro o una fiaba. Eppure l’effetto vero, esclusivo, di quest’arte è fondamentalmente diverso da quello degli altri generi letterari, del cinema e della pittura. E forse posso cominciare a illustrarvi la differenza raccontandovi ciò che ero solito fare e le complesse immagini che l’appassionata lettura di romanzi suscitava in me quando ero giovane. Come il visitatore di un museo in primo luogo e soprattutto desidera che il quadro che sta guardando nutra i suoi occhi, io i solito preferivo l’azione, il conflitto, e la ricchezza del paesaggio. Mi godevo sia la sensazione di osservare segretamente la vita privata di un individuo sia quella di esplorare gli angoli oscuri della veduta d’insieme. Non pensate che l’immagine che conservavo in me fosse sempre turbolenta. Quando leggevo un romanzo, nella mia giovinezza, accadeva talora che prendesse forma dentro di me un paesaggio ampio, profondo, quieto. E qualche volta le luci si spegnevano, il bianco e il nero si accentuavano e poi si scindevano, e spuntavano le ombre. Qualche volta mi meravigliavo, perché avevo l’impressione che il mondo intero fosse fatto di una luce del tutto diversa. E qualche volta il crepuscolo pervadeva e copriva ogni cosa, l’intero universo diventava una singola emozione e un singolo stile, capivo che ciò mi piaceva e sentivo che stavo leggendo il libro per quella particolare atmosfera. Mentre venivo lentamente sommerso dal mondo del romanzo, mi rendevo conto che le tracce delle azioni che avevo compiuto prima di aprire le pagine del libro, seduto nella casa di famiglia nel quartiere di Besiktas a Istanbul &#8211; il bicchiere d’acqua che avevo bevuto, la conversazione con mia madre, i pensieri che avevano attraversato la mia mente, i piccoli risentimenti albergati -, svanivano piano piano. Sentivo che la poltrona arancione in cui ero seduto, il posacenere maleodorante lì accanto, la stanza piena di tappeti, le grida dei ragazzini che giocavano a pallone in strada e il fischio dei battelli in lontananza retrocedevano dalla mia mente; e un mondo nuovo prendeva forma davanti a me, parola per parola, frase per frase. Pagina dopo pagina, quel mondo nuovo si cristallizzava e acquistava nitidezza, come quei disegni segreti che appaiono a poco a poco quando ci si versa sopra un reagente; e venivano messi a fuoco linee, ombre, avvenimenti e personaggi. In quei primi momenti, tutto ciò che ritardava il mio ingresso nel mondo del romanzo e mi impediva di ricordare e immaginare personaggi, avvenimenti e oggetti mi procurava grande fastidio. <span id="more-1676"></span>Un membro della famiglia di cui avevo dimenticato il grado di parentela con il protagonista, l’incerta ubicazione di un cassetto con dentro una pistola, o una conversazione di cui intuivo ma non riuscivo a interpretare il significato recondito, ecco, questo tipo di cose mi irritavano enormemente. Scrutavo con avidità le parole, augurandomi, con un misto di impazienza e piacere, che ogni cosa andasse rapidamente al suo posto. In quei momenti, tutte le porte della mia percezione erano spalancate, come i sensi di un animale domestico lasciato libero in un ambiente del tutto alieno, e la mia mente cominciava a funzionare assai più svelta, quasi in preda al panico. Mentre concentravo tutta la mia attenzione sui dettagli del romanzo che stringevo fra le mani, per mettermi in sintonia con il mondo in cui stavo entrando, lottavo per visualizzare le parole con la mia immaginazione e vedere con l’occhio della mente ogni cosa descritta nel libro. Dopo un po’, quello sforzo intenso ed estenuante dava i suoi risultati e l’ampio paesaggio che desideravo vedere si apriva davanti a me come un immenso continente che appare in tutta la sua nitidezza quando la nebbia si solleva. Vedevo allora le cose raccontate nel romanzo come una persona che guarda comodamente il panorama da una finestra. Considero una sorta di modello come Tolstoj in Guerra e pace descrive Pierre che osserva la battaglia di Borodino dalla cima di un colle. Molti dettagli che il romanzo intesse delicatamente e prepara per noi, e che sentiamo il bisogno di serbare nella memoria, appaiono in questa scena come in un dipinto. Il lettore ha l’impressione di trovarsi non fra le parole di un romanzo, bensì in piedi davanti a un quadro. Qui, la cura dello scrittore per il dettaglio visivo, e l’abilità del lettore nel visualizzare le parole trasformandole in un vasto paesaggio, sono decisive. Leggiamo anche romanzi che non si svolgono nel paesaggio, su campi di battaglia o nella natura, e sono invece ambientati in una stanza, in atmosfere interiori soffocanti &#8211; La metamorfosi di Kafka è un buon esempio. Leggiamo queste storie come se stessimo osservando un paesaggio e, trasformandolo con l’occhio della mente in un quadro, ci abituiamo all’atmosfera della scena, ce ne lasciamo influenzare, anzi la esploriamo. Voglio fare un altro esempio, di nuovo da Tolstoj, che ha a che fare con l’atto di guardare fuori da una finestra e mostra come leggendo si possa entrare nel paesaggio di un romanzo. È una scena del più grande romanzo di tutti i tempi, Anna Karénina. Anna ha appena incontrato Vrònskij a Mosca. La sera, tornando in treno a San Pietroburgo, è felice perché l’indomani rivedrà il figlio e il marito: «Anna \ prese dalla sua borsetta il tagliacarte e un romanzo inglese. Dapprima non poteva leggere. Davano noia il chiasso e l’andare e venire; poi, quando il treno si mosse, non si poteva non porgere orecchio ai rumori; poi la neve che batteva contro il finestrino di sinistra e che si appiccicava al vetro, e la vista d’un capotreno imbacuccato che passava vicino, coperto di neve da una parte, e i discorsi a proposito di com’era terribile la tempesta che c’era fuori, distrassero la sua attenzione. Più innanzi tutto fu sempre lo stesso: lo stesso traballìo accompagnato da picchi, la stessa neve contro il finestrino, gli stessi celeri passaggi da un caldo di vaporazione al freddo e di nuovo al caldo, lo stesso balenare degli stessi volti nella penombra e le stesse voci, e Anna cominciò a leggere e a capire quel che leggeva. \ Anna Arkàdjevna leggeva e capiva, ma le dispiaceva di leggere, cioè di seguire i riflessi della vita di altre persone. Aveva troppa voglia di vivere lei stessa. Se leggeva che l’eroina del romanzo vegliava un malato, aveva voglia di camminare a passi silenziosi per la stanza d’un malato; se leggeva come un membro del parlamento pronunciava un discorso, aveva voglia di pronunciare quel discorso; se leggeva che Lady Mary inseguiva un branco a cavallo e stuzzicava la cognata e stupiva tutti col suo coraggio, voleva far questo lei stessa. Ma non c’era nulla da fare, ed ella, girando il coltellino liscio con le sue piccole mani, si sforzava di leggere». Anna non riesce a leggere perché non può fare a meno di pensare a Vrònskij, perché desidera vivere. Se fosse capace di concentrarsi sul romanzo, non avrebbe difficoltà a immaginare Lady Mary che monta a cavallo e segue la muta dei cani. Visualizzerebbe la scena come se stesse guardando da una finestra e avrebbe la sensazione di entrarci lei stessa a poco a poco. La maggior parte degli scrittori sanno che la lettura delle prime pagine di un romanzo è un’esperienza affine all’entrare in un quadro di paesaggio. Pensiamo a come Stendhal inizia Il rosso e il nero. Prima vediamo da lontano la città di Verrières, la collina su cui è situata, le sue case bianche con i tetti spioventi di tegole rosse, le macchie di robusti castagni e le rovine delle fortificazioni. Sotto scorre il fiume Doubs. Poi notiamo le segherie e la fabbrica che produce toiles peintes, tessuti stampati pieni di colore. Una pagina dopo, abbiamo già incontrato il sindaco, uno dei personaggi principali, e capito la sua struttura mentale. Il vero piacere di leggere un romanzo inizia con la capacità di vedere il mondo non dall’esterno ma con gli occhi dei personaggi che in quel mondo vivono. Leggendo un romanzo, oscilliamo fra ampia visione e attimi fuggevoli, fra pensieri generali e fatti specifici, a una velocità che nessun altro genere letterario è in grado di offrire. Mentre fissiamo un dipinto di paesaggio da lontano, ci ritroviamo all’improvviso tra i pensieri dell’individuo nel paesaggio e le sue sfumature d’umore. Ciò somiglia al modo in cui, nei dipinti di paesaggio cinesi, contempliamo una piccola figura umana sullo sfondo di fiumi, dirupi e alberi con miriadi di foglie: ci concentriamo su quella figura, poi cerchiamo di immaginare il paesaggio circostante attraverso i suoi occhi. (I dipinti cinesi sono fatti per essere letti così). A quel punto ci accorgiamo che la composizione del paesaggio risponde all’esigenza di riflettere i pensieri, le emozioni e le percezioni della figura che c’è dentro. Allo stesso modo, sentendo che il paesaggio dentro il romanzo è un’estensione, o una parte, dello stato mentale dei personaggi, ci accorgiamo di identificarci con loro in una transizione invisibile. Leggere un romanzo significa che, mentre affidiamo alla memoria il contesto nel suo insieme, seguiamo, a uno a uno, i pensieri e le azioni dei personaggi attribuendo loro un significato nel paesaggio d’insieme. Siamo ora dentro il paesaggio che fino a poco fa guardavamo dall’esterno: oltre a vedere le montagne con l’occhio della mente, sentiamo la frescura del fiume e odoriamo il profumo della foresta, parliamo con i personaggi e ci addentriamo nell’universo del libro. La lingua del romanzo ci aiuta a combinare questi elementi distanti e distinti, e a vedere sia i volti sia i pensieri dei personaggi come parte di un’unica visione. Quando siamo immersi in un romanzo, la nostra mente lavora sodo, ma non quanto quella di Anna, nello scompartimento di un treno sferragliante e coperto di neve per San Pietroburgo. Oscilliamo continuamente fra il paesaggio, gli alberi, i personaggi, i loro pensieri, gli oggetti che toccano &#8211; e dagli oggetti ai ricordi che essi evocano, ad altri personaggi, e infine alle riflessioni generali. La nostra mente e la nostra percezione sono attivissime, agiscono con estrema rapidità e concentrazione, facendo parecchie operazioni simultaneamente, ma molti di noi non si rendono nemmeno più conto di farle. Ci comportiamo esattamente come chi guida un’auto, che non compie consapevolmente il gesto di schiacciare pulsanti, premere pedali, ruotare il volante con cautela e nel rispetto di molteplici regole, leggendo e interpretando i segnali stradali e tenendo d’occhio il traffico. Questa analogia è valida non solo per i lettori ma anche per il romanziere. Alcuni autori non sono consapevoli delle tecniche che usano, scrivono in modo spontaneo, come se stessero compiendo un gesto del tutto naturale, dimentichi delle operazioni e dei calcoli che svolgono mentalmente e del fatto che stanno usando il cambio, i freni e i pulsanti di cui li fornisce l’arte del romanzo. Userò il termine «ingenuo» per descrivere questo tipo di sensibilità, questo tipo di romanziere e di lettore di romanzi: quelli a cui non interessa quanto c’è di artificioso nello scrivere e nel leggere un libro. E userò il termine «riflessivo» per descrivere la sensibilità opposta: vale a dire quei lettori e scrittori che sono affascinati dalla componente artificiosa del testo e dalla sua mancata adesione alla realtà, e che prestano severa attenzione ai metodi usati nello scrivere romanzi e a come funziona la nostra mente mentre leggiamo. Essere un romanziere è l’arte di essere nello stesso tempo ingenuo e riflessivo.</div>
<div style="text-align:right;">© 2010 Orhan Pamuk. All rights reserved</div>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><small>L&#8217;articolo completo e gli approfondimenti sono disponibili all&#8217;indirizzo: <a href="http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/441234/">http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/441234/</a></small></p>
<div></div>
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	</item>
		<item>
		<title>Corso di scrittura (non) creativa: indicazioni per l&#8217;ultimo incontro</title>
		<link>http://blogleomajor.wordpress.com/2012/02/13/corso-di-scrittura-non-creativa-indicazioni-per-lultimo-incontro/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 14:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corso di scrittura (non) creativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Visti i problemi organizzativi, chiediamo a chi intende partecipare all&#8217;incontro (utilissimo) sulla tesina di segnalare la sua presenza, mandando una mail a blogleopardimajorana@gmail.com. Gli spazi che abbiamo a disposizione permettono la partecipazione di 50 persone circa. La precedenza verrà data a coloro che hanno frequentato il corso. Pensateci, segnalate e passate parola.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1673&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visti i problemi organizzativi, chiediamo a chi intende partecipare all&#8217;incontro (utilissimo) sulla tesina di segnalare la sua presenza, mandando una mail a <em>blogleopardimajorana@gmail.com</em>.</p>
<p>Gli spazi che abbiamo a disposizione permettono la partecipazione di 50 persone circa.</p>
<p>La precedenza verrà data a coloro che hanno frequentato il corso.</p>
<p>Pensateci, segnalate e passate parola.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blogleomajor.wordpress.com/1673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blogleomajor.wordpress.com/1673/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blogleomajor.wordpress.com/1673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blogleomajor.wordpress.com/1673/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blogleomajor.wordpress.com/1673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blogleomajor.wordpress.com/1673/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blogleomajor.wordpress.com/1673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blogleomajor.wordpress.com/1673/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blogleomajor.wordpress.com/1673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blogleomajor.wordpress.com/1673/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blogleomajor.wordpress.com/1673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blogleomajor.wordpress.com/1673/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blogleomajor.wordpress.com/1673/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blogleomajor.wordpress.com/1673/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1673&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">robertocescon</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Didattica delle lingue e linguistica formale: un ciclo di lezioni per docenti (e non solo) al Leomajor</title>
		<link>http://blogleomajor.wordpress.com/2012/02/10/didattica-delle-lingue-e-linguistica-formale-un-ciclo-di-lezioni-per-docenti-e-non-solo-al-leomajor/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 14:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piervincenzo Di Terlizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Agosti]]></category>
		<category><![CDATA[Bortoluzzi]]></category>
		<category><![CDATA[Chinellato]]></category>
		<category><![CDATA[Iovino]]></category>
		<category><![CDATA[latino]]></category>
		<category><![CDATA[Leomajor. diidattica]]></category>
		<category><![CDATA[Oniga]]></category>
		<category><![CDATA[Weissengruber]]></category>

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		<description><![CDATA[Insegnare le lingue classiche quanto e come può giovarsi dei frutti Delle riflessioni che vengono dalla linguistica formale e dal lavoro sulle lingue moderne? Quale terreno comune hanno, rispetto alla lingua, insegnanti di latino, greco, italiano, inglese? Come s&#8217;insegnano le lingue classiche all&#8217;estero? A queste domande (e ad altre simili) prova a rispondere questo ciclo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1669&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Insegnare le lingue classiche quanto e come può giovarsi dei frutti<br />
Delle riflessioni che vengono dalla linguistica formale e dal lavoro<br />
sulle lingue moderne?<br />
Quale terreno comune hanno, rispetto alla lingua, insegnanti di<br />
latino, greco, italiano, inglese?<br />
Come s&#8217;insegnano le lingue classiche all&#8217;estero?</p>
<p>A queste domande (e ad altre simili) prova a rispondere questo ciclo<br />
di lezioni, che il Liceo Leopardi-Majorana organizza  con l&#8217;Università<br />
di Udine ed il sostegno dell&#8217;Ufficio Scolastico Regionale del Friuli<br />
Venezia Giulia.</p>
<p>DIDATTICA DELLE LINGUE E LINGUISTICA FORMALE: PROSPETTIVE E APPLICAZIONI DI GRAMMATICA COMPARATIVA<br />
(responsabile scientifico: prof. Renato Oniga, Università di Udine; referente presso il liceo: prof. Piervincenzo Di Terlizzi)</p>
<p>Il corso, finanziato grazie ad un progetto PRIN oggetto di protocollo d’intesa tra L’Ufficio Scolastico Regionale, l’università di Udine ed il Liceo Leopardi-Majorana di Pordenone, si pone l’obiettivo di proporre alcuni dei contributi che la linguistica formale offre per la didattica delle lingue, attraverso riferimenti teorici ed esperienze concrete. Gli interventi si articoleranno in modo tale da fornire spunti di lavoro in chiave comparativa, integrando la prospettiva sulle lingue classiche con l’attenzione alle lingue moderne (italiano e inglese).</p>
<p>PROGRAMMMA DEL CORSO</p>
<p>Le lezioni si svolgeranno presso la Biblioteca del Liceo Leopardi-Majorana di Pordenone, dalle ore 14.30 alle 17.00. Ai frequentanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.</p>
<p>1. 28 febbraio 2012- introduzione agli scopi del corso<br />
- Perché fare grammatica comparativa;<br />
- Quali vantaggi per la didattica, introduzione alla grammatica formale (alcuni elementi di analisi sintattica);<br />
- Il rapporto tra grammatica scolastica e linguistica teorica;<br />
- Definizioni e classificazioni di alcuni fenomeni linguistici spesso problematici nell’insegnamento (Renato Oniga, Università di Udine)</p>
<p>2. 6 marzo 2012- alcune proposte laboratoriali<br />
Un percorso di didattica della lingua latina al Triennio (Piervincenzo Di Terlizzi, Liceo Leopardi-Majorana Pordenone/Università di Udine)</p>
<p>3. 13 marzo 2012- lingua Franca oggi e ieri tra modelli dominanti e varietà linguistiche. Riflessioni critiche per l’insegnamento linguistico<br />
Il seminario propone la riflessione critica e la discussione del concetto di modello linguistico dominante, del concetto di ‘standard’, di ‘lingua franca’ e dei mutamenti paradigmatici negli ultimi decenni nell’insegnamento di una delle lingue più utilizzate a livello mondiale (l’inglese), con approfondimento di analisi di alcuni fenomeni da un punto di vista formale in prospettiva didattica (Maria Bortoluzzi, Università di Udine)</p>
<p>4. 20 marzo 2012- lingue classiche: analisi formale e grammatica comparativa del gruppo nominale in latino<br />
La prospettiva della grammatica generativa troverà un contesto concreto di riferimento nello studio di questo costrutto della lingua latina (Rossella Iovino, Università Ca’ Foscari, Venezia)</p>
<p>5. 27 marzo 2012- insegnare le lingue classiche fuori d’Italia<br />
L’esperienza dell’insegnamento nei licei austriaci (Rainer Weissengruber, Collegium Aloisianum, Linz)</p>
<p>6. 12 aprile 2012- lingue classiche: la traduzione dal greco<br />
Le questioni aperte nella pratica della traduzione dei testi letterali (Gianfranco Agosti, Università di Roma-La Sapienza)</p>
<p>7. 17 aprile 2012 – sulla grammatica italiana<br />
Approfondimento di analisi di alcune aree linguistiche dell’italiano moderno da un punto di vista formale in prospettiva didattica (Paolo Chinellato, Università Ca’ Foscari Venezia)</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Le radici del Postmoderno. Dall&#8217;Arte all&#8217;Architettura</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 21:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rc</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Conversazioni sul postmoderno]]></category>
		<category><![CDATA[Conversazioni sul Postmoderno]]></category>
		<category><![CDATA[Sara Florian]]></category>

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<p style="text-align:justify;">Impossibile comunque trovare un&#8217;unica chiave di lettura per un movimento la cui caratteristica principale è stata quella di aver voluto sostituire l&#8217;essenzialità espressiva del modernismo con una pluralità di stili e idee portate a coesistere.</p>
<p style="text-align:justify;">Di fronte ad una realtà che sfuma in pura &#8220;epidermica&#8221; rappresentazione, che si frantuma in una moltitudine di possibili sguardi, uno degli atteggiamenti possibili dell&#8217;artista è quello di rivolgersi al passato, alla ricerca di tracce su cui costruire la postmodernità. Sulla permanenza del passato nel presente restano quali emblematiche espressioni: la facciata creata da Hans Hollein per la Prima Biennale di Architettura a Venezia nel 1980, in cui  una serie di colonne riproducevano la storia dell&#8217;architettura, il grattacielo AT&amp;T a New York di Philip Johnson, dove lo stile Chippendale e l&#8217;ingresso &#8220;seriano&#8221; cercano una coesione con l&#8217;acciaio, il vetro e il rivestimento in granito, l&#8217;ampliamento dell&#8217;Allen Art Museum di Oberlin di Venturi &amp; Rauch, dove, la tozza si ietta in legno di una colonna in stile ionico, assume valenza simbolica più che strutturale.</p>
<p style="text-align:justify;">La rivoluzione della funzione simbolica del progetto postmodernista, diventerà negli anni &#8217;80, uno dei motivi principali della riaffermazione del design italiano che, nella sua fase postmoderna, si presenta con caratteristiche del tutto originali, non si rifà alla citazione classicheggiante, ma cerca di recuperare il valore qualificante delle superfici e le strutture percepibili dell&#8217;oggetto, come il colore, la luce e la decorazione, liberandosi dai dogmi del modernismo. Le industrie si sensibilizzeranno concretamente al problema grazie ai gruppi come Alchimia e Memphis.</p>
<p style="text-align:justify;">Me Dini, Sottsass e gli altri sposano in modo decisamente provocatorio la causa del kitsch, così come era già successo in alcuni progetti architettonici, ne è un esempio significativo <em>La piazza d&#8217;Italia</em> di C, Moore a New Orleans.</p>
<p style="text-align:right;"> Sara Florian</p>
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		<title>CONVERSAZIONI SUL POSTMODERNO. Letture critiche del nostro tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 21:13:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rc</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Conversazioni sul postmoderno]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca civica Pordenone]]></category>
		<category><![CDATA[Conversazioni sul Postmoderno]]></category>
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		<description><![CDATA[Da qualche tempo a questa parte si torna a parlare in Italia con un certo interesse di Postmodernità. Lo si è fatto sui maggiori quotidiani, sul web, nelle riviste specializzate di cultura, società e politica come il Domenicale del Sole24 ore, oppure di filosofia come « Micro-Mega », « Alfa-beta ». Nel semestre scorso si è avuta a Londra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1650&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/teapot2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1654" title="teapot" src="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/teapot2.jpg?w=300&#038;h=227" alt="" width="300" height="227" /></a>Da qualche tempo a questa parte si torna a parlare in Italia con un certo interesse di Postmodernità. Lo si è fatto sui maggiori quotidiani, sul web, nelle riviste specializzate di cultura, società e politica come il Domenicale del Sole24 ore, oppure di filosofia come « Micro-Mega », « Alfa-beta ». Nel semestre scorso si è avuta a Londra al <em>Victoria and Albert Museum</em> una grande mostra internazionale  dedicata completamente ad una ricostruzione di questo spazio culturale che avuto al suo esordio matrici differenti e che ha trovato risonanza a livello planetario in vari campi di applicazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando si parla di Postmoderno, più che di un solo argomento, ci troviamo di fronte ad una costellazione di concetti, anzi ad una vera e propria nebulosa semantica dagli incerti confini anche temporali, che cerchiamo di esplorare in questo ciclo di sette incontri, ma che ben difficilmente riusciremo a racchiudere in una visione unitaria. Del resto, questo non è nemmeno il nostro intento. Diciamo subito che il Postmoderno è un fenomeno culturale di matrice essenzialmente occidentale ed è tenendo in vista l’orizzonte della sua provenienza che esso viene affrontato nelle nostre conversazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Con questo corso sul Postmoderno cerchiamo, attraverso alcune voci anche tra loro dissonanti, di circoscrivere la complessità di questo fenomeno culturale attraversando certe aree di interesse, dall’architettura alla deontologia della pratica medica, dalla letteratura alla psicoanalisi, dal linguaggio filosofico al mondo del cinema, considerandoli come tanti momenti problematici di quello scenario naturale che è stata la fine ‘900 al quale il postmoderno cronologicamente appartiene, anche se non sappiamo veramente se del postmoderno si può parlare al passato.  Sono in molti a dire di sì, anche se per altri non è così ; perciò, la questione resta controversa.</p>
<p style="text-align:justify;">La proposta di questo corso sul postmoderno nasce anche da una riflessione critica intorno al compito formativo della parola dell’insegnamento e da una rivalutazione dei luoghi della sua vocazione pubblica, nell’epoca della <em>delegittimazione </em>generalizzata della magistralità sapere e degli ideali universali.</p>
<p style="text-align:justify;">La collaborazione tra il Liceo Leopardi-Majorana e la Biblioteca Civica di Pordenone è un esempio importante e l’occasione felice di un confronto tra interlocutori diversi intorno ad un tema della nostra attualità, per mettere in luce <em>la complessità</em> del clima culturale contemporaneo, venendo incontro anche all’esigenza di arricchire con spunti inediti gli stessi programmi disciplinari, introducendo argomenti culturali poco frequentati e che non si riesce sempre ad affrontare in classe.</p>
<p style="text-align:justify;">Si potrebbe dire che la <em>complessità</em> è la cifra ricapitolativa del postmoderno. La prospettiva del meticciato delle discipline derivante da un uso indiscriminato e arbitrario della citazione culturale, la fine del confine tra i campi del sapere e il “nomadismo” delle teorie, rappresenterebbero una chiave di lettura tipicamente postmoderna dei processi della conoscenza.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1650"></span>L’affermarsi della categoria della “complessità” è proporzionale alla insofferenza contemporanea del discorso filosofico di organizzarsi attorno ad una sintassi rigida e ad un centro per raccogliere la disseminazione del molteplice dell’esperienza. La <em>complessità</em> indicherebbe così nel postmoderno l’impossibilità della cultura contemporanea di trovare un principio orientativo trascendente che ordini  in modo simbolico la dispersione e la fluidità delle componenti culturali; non per caso il postmoderno è motivato da una spiccata preferenza per il contingente, il localistico, il curioso, l’occasionale, l’aleatorio e il pittoresco ridotti ad episodica emergenza, degni solo di una attenzione effimera senza finalità. Di qui la difficoltà di governare l’indeterminazione dell’evento, la cui leggibilità non cade sotto una legge, ma viene vista come il caso che alimenta l’insorgenza del mutamento imprevedibile, sotto il segno della contingenza.  L’attenzione si sofferma allora solo sulla <em>performans</em> delle prestazioni in esercizio che appaiono nella loro pura attualità  sotto il segno della pura riuscita. Non per nulla la parola d’ordine nella stessa valutazione postmoderna dei comportamenti etici è ancora una certa idea di successo realizzativo come mero effetto pragmatico senza idealità.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ noto che il temine “postmoderno” non nasce come un <em>topos</em> filosofico. Non ha originariamente una matrice teoretica. Storicamente, le sue motivazioni culturali hanno una radice “regionale” che vanno situate in un contesto disciplinare preciso, quello della architettura e della letteratura americane dove il termine se pure inizia a circolare molto presto, addirittura già dagli anni Trenta, si afferma decisamente solo negli anni Sessanta e Settanta adottando perfino una data di nascita simbolica ufficiale. Non è casuale che sia questo il primo impatto che noi abbiamo del postmoderno a livello più generale : il postmoderno appare dapprima attraverso una dimensione estetica, quella visiva e sensibile dell’immagine che è la più immediata a colpire la nostra intuizione.</p>
<p style="text-align:justify;">La Prof.ssa e Architetto Sara Florian dando inizio al corso, affronterà precisamente l’esordio del postmoderno estetico in arte e in architettura., come luoghi generatori di una inedita temperie culturale.</p>
<p style="text-align:justify;">Circolato soprattutto negli ultimi  decenni  del ‘900, il termine compare tuttora per evocare una provocazione di ampia portata che parte come carattere estetico per divenire poi un atteggiamento anche sociale, diventando perfino un clima, una koiné linguistica, una stagione teorica della discussione sui fondamenti, una mentalità  politica, e anche una moda, oltre che una visione del tempo ; tanti volti differenti che insieme hanno finito per ridefinire lo statuto della trasmissione del sapere, le pratiche di formazione educativa della soggetto e perfino del suo inconscio, oltre che del valore etico dell’istituzione della comunità.</p>
<p style="text-align:justify;">La controversa vicenda del Postmoderno si fa strada da un dibattito che ha molte sfaccettature. Ma in sede specificamente filosofica prende avvio alla fine degli anni ’70, quando viene pubblicato in Francia un libretto fortunato, un pamphlet intitolato <em>La condizione postmoderna</em> di un autore chiamato Jean-François Lyotard ; il testo<em> </em>trova subito rispondenza  in Europa e in particolare in area tedesca, dove incontra interlocuotori disposti a discuterlo, come per esempio Jurgen Habermas un erede della Scuola di Francoforte, per poi a trovare dei continuatori favorevoli in ambienti universitari ad indirizzo umanistico come in America e Italia che risentono dell’influsso intellettuale francese, mi riferisco soprattutto a Richard Rorty e a Gianni Vattimo.</p>
<p style="text-align:justify;">In particolare, Lyotard chiama « <em>condizione postmoderna</em> » quella situazione della vita culturale, sociale e politica, in cui i discorsi e i saperi smettono di essere dei <em>grandi racconti</em>, cioé delle visioni generali, delle prospettive ideali universali, delle meta-narrazioni, come l’Illuminismo, il Marxismo, il Cristianesimo, il Positivismo e il Socialismo, l’Idealismo, i principi guida di una serie di  prospettive, che a partire dall’epoca Moderna sono state orientate da disegni escatologici e finalistici, entro cui inscrivere e interpretare l’accadimento dei fatti, le vicende umane, le scelte etiche e le aspirazioni che danno senso all’esperienza quotidiana.</p>
<p style="text-align:justify;">Perciò, quando si parla di una <em>posteriorità</em> del mondo moderno, non si può non toccare la <em>questione dell’Illuminismo</em>, non si può non citare il quadro di valori e delle sue promesse più o meno mancate, cioè della sua eredità ;  argomento tutt’altro che marginale, perché pone in campo un confronto dialettico sui principi tradizionali e occidentali di umanizzazione dell’uomo, sulla emancipazione che ne accompagna l’ideale politico come processo di autodeterminazione, nella libertà del singolo contro ogni assogettamento. La questione dei diritti, della democrazia, dell’uguaglianza, della libertà, della partecipazione e della cittadinanza nella societa multietnica, della richiesta di benessere e di salute e del senso della vita, tenuto conto dei problemi di sostenibilità ambientale in quello che è il rapporto tra demografia e sfruttamento delle risorse naturali, l’ecologia e la  perseguibilità del benessere diffuso tra costi e benefici, sono tutti argomenti all’ordine del giorno, oggi più che mai.</p>
<p style="text-align:justify;">Una delle domande chiave chiave che guidano un teorico come J-F.Lyotard nella considerazione sul postmoderno è : « possiamo oggi continuare a organizzare la folla degli eventi che ci vengono dal mondo, umano e non umano, ordinandoli sotto l’idea di una storia universale dell’umanità ? ».</p>
<p style="text-align:justify;">Il problema, in questo caso, prima di dare una risposta, è in fin dei conti quello di sapere o di decidere se esiste ancora qualcosa come una “storia umana” in cui inscrivere il riconoscimento del significato di una trasmissione attraverso la quale elaborare qualcosa come un’ “identità culturale” dei parlanti,  l’idea e soprattutto la realtà, di un <em>Noi</em>. « La domanda chiede se questo <em>noi</em> è o non è indipendente dall’idea di una storia dell’umanità» .</p>
<p style="text-align:justify;">Nel postmoderno d’altra parte, il tempo è un’esperienza che smette di avere un disegno orientativo, perché una volta liberato dall’escatologia religiosa con la demistificazione razionalistica e moderna del mito, l’esperienza del cambiamento viene vista solo come attualità, come “ontologia del presente”, che pretende non di avere un futuro e nemmeno un passato, ma solo di accadere. Nel postmoderno, l’esperienza del tempo cessa di fornire una direzione, perde il suo <em>télos</em> e diventa pura forza trasformatrice di un mutamento in gran parte tecnico-strumentale che ricomincia dal proprio inizio e che ricade interamente su se stesso, nel mero presente; la temporalità nel postmoderno è vissuta totalmente nell’ immanenza del puro evento, senza riferimento a giudizi di valore, perché per la cultura postmoderna ogni fatto non si inscrive in un destino da realizzare; essa ha volutamente liquidato il richiamo ogni garanzia trascendente dell’esperienza. Alla storia concepita come vicenda destinale, caratterizzata dall’attesa e dalla speranza, il postmoderno sostituisce la temporalità autoreferenziale dell’atto contingente, come tappa da bruciare, che si accende e spegne, senza nostalgia.</p>
<p style="text-align:justify;">Per questo motivo, il <em>post-</em>di postmoderno, come dice Gianni Vattimo, «indica(…)una presa di congedo dalla modernità che(…)vuole sottrarsi alle sue logiche di sviluppo, e cioè anzitutto all’idea del ‘superamento’, perché quel che qualifica l’esperienza temporale postmoderna è appunto, nel suo congedo dalla modernità, la sua “immobilità realmente non-storica»</p>
<p style="text-align:justify;"> e dunque l’abbandono del concetto stesso di “destino”. Se il senso del tempo comincia d essere misurato solamente attraverso il ripetersi (il ritorno) del “culto del nuovo”, la storia non può che erodere il suo stesso terreno, nella stessa misura in cui la tradizione del passato che il nuovo ogni volta cancella, perde il suo valore di promessa e di attesa. Così la fede nel progresso si identifica puramente con l’attualità, e il tempo appare come un fatto sempre più guidato e sottoposto all’accelerazione istantanea che non può  che comportare  la cancellazione del nuovo appena sopraggiunto.</p>
<p style="text-align:justify;">Lyotard legge e analizza la trasformazione del sapere in accelerazione nel secondo ‘900, in base ad un’analisi che investe la trasformazione tecnologica dei sistemi comunicativi, sottoposti all’informatizazione generalizzata. La società postmoderna dominata dalla comunicazione diffusa, è chiamata non per caso “trasparente” da Gianni Vattimo per il quale, «Di fatto, l’intensificazione delle possibilità di informazione sulla realtà (…) rende sempre meno concepibile la stessa idea di una realtà(&#8230;). Realtà per noi, è piuttosto il risultato dell’incrociarsi, del contaminarsi (…) di molteplici immagini, interpretazioni e ricostruzioni che, in concorrenza tra loro o comunque senza alcuna coordinazione ‘centrale’, i <em>media</em> distribuiscono ».</p>
<p style="text-align:justify;">Di qui il fenomeno ad un tempo estetico e sociale della “derealizzazione”, da intendersi come dissolvenza della consistenza oggettiva del mondo che si darebbe a noi e alle nostre interpretazioni, nella sua dura resistenza. Vi è una portata liberatoria secondo Vattimo in questa derealizzazione o <em>dissoluzione della realtà</em>, perché su questa piattaforma girevole della interpretazione di tutto, si attua per lui la proliferazione delle prospettive e perciò la differenziazione orizzontale dei poteri, senza ordini superiori oppressivi; ciò produce la dissoluzione dei punti di vista centrali e imperialistici e dunque degli ordini metafisici che ne sono la garanzia ; i linguaggi mass-mediatici e  informatici, certo nessuno li demonizza più perché sono non solo indispensabili, ma tutti compossibili elementi di un mondo che fa esplodere la consistenza monolitica di un reale presunto dato là fuori, orizzonte massiccio che appare uniforme per tutti.</p>
<p style="text-align:justify;">La dimensione del sapere perde la sua forma sistematica per assumere col postmoderno quello del <em>rizoma,</em> di una trama senza centro, fatto solo di rinvii e di ritorni, dove le informazioni circolano con una temporalità senza tempo, senza regola d’ordine, a trecentosessanta gradi.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella informatizzazione generalizzata del mondo, si attua la profezia di Niezsche per la quale “il mondo vero è diventa favola”.</p>
<p style="text-align:justify;">***</p>
<p style="text-align:justify;">La Postmodernità che si afferma in particolare in architettura intende essere una protesta sociale ed estetica molto ampia contro la modernizzazione intesa come costruzione di una impersonale razionalità burocratica dell’abitare; il postmoderno architettonico si pone infatti contro l’emarginazione delle culture locali ad opera di progetti urbanistici ideati su grande scala, progetti che in base ad uno stile strettamente funzionale, omologatore nelle soluzioni, conformista nel gusto, erano solo desiderosi di imperare sul piano internazionale. L’architettura postmoderna cerca invece nella sperimentazione e nella ricerca del dettaglio creativo, tipico di ciò che si manifesta come sorprendente, singolare e curioso<em>, </em>un contesto localizzabile, che abbia il tratto del curioso, una combinazione inusuale delle forme, un quadro estetico volutamente complesso, riadattando la funzionalità dello spazio fisico e ambientale, attraverso l’accostamento imprevedibile di motivi storici e artistici eterogenei.</p>
<p style="text-align:justify;">Il postmoderno artistico non vuole definire perciò univocamente la propria identità culturale, rinuncia alla compiutezza organica della forma, della perfezione e della costruzione, rifugge dalla linearità dei volumi tipica del razionalismo, evita i principi ordinati della regolarità di un progetto, ma utilizzando la pluralità dei modelli, la contaminazione e l’interazione degli stili e dei linguaggi, fa intervenire la citazione a sproposito e il frammento, quali moventi della propria realizzazione stilistica, senza offrire perciò una direzione identificabile o riconoscibile alla propria possibilità espressiva. L’architettura postmoderna è volutamente straniante, ambigua, disarmonica, distorta, poiché appronta la sua tecnica di progettazione utilizzando indifferentemente codici tra loro irriducibili, che non convergono mai attorno un centro, mentre rifiuta ogni pianificazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Una delle differenze fondamentali tra moderno e postmoderno in campo architettonico, è proprio quella di aver abbandonato l’ideale di costruire spazi e luoghi rispondenti alla forma pura razionale, leggibile secondo un ordine rigoroso e incolore e di aver perciò introdotto o meglio, coinvolto il dettaglio del vissuto personale, il sentimento emotivo del fruitore, la sua condizione esistenziale e la stessa pulsionalità imprevedibile dei bisogni, dei <em>desiderata </em>degli uomini destinati ad abitarli. L’architettura postmoderna si oppone così ad una logica severa della semplicità della costruzione che risponde ad esigenze esclusivamente funzionali come quelle che appaiono nell’estetica della tecnica modernista. Le costruzioni moderniste non si preoccupano di collegarsi favorendo il contesto in cui sono inserite, cercano invece di marcare il distacco visibile dall’ambiente circostante come segno di rottura storica con la tradizione e con il passato. « Questa astrattezza, osserva Chiurazzi, era il risultato della pretesa universalistica e cosmopolita del modernismo: si trattava però di un cosmopolitismo attuato a prezzo di una uniformizzazione che azzerava tutti i codici tradizionali e locali sconfinando nell’anonimato »</p>
<p style="text-align:justify;">.</p>
<p style="text-align:justify;">Il carattere anonimo delle costruzioni moderniste è del resto il risultato di questo astrattismo erede del  progetto illuministico che contrappone la modernità al gotico, al manierismo, al barocco, ai quali invece il postmoderno si richiama esplicitamente. Ciò spiega anche perché nell’estetica del postmoderno, la citazione, l’ornamento e l’assemblaggio talvolta equivoco, prevalgano su ciò che descrivono e divengono le parole d’ordine di tutta l’esperienza della creazione, in particolare in architettura e nel design. Il suo credo è sì quello di deangolare, disorientare, depistare, i contenuti dell’esperienza estetica stessa, ma non per riorientarla altrimenti secondo idealità nuove, ma per cancellare il principio spaziale e temporale di ogni direzione, tutte le relazioni possibili tra originale e derivato, copia e modello, tra primario e secondario, tra sopra e sotto, tra antecedente e conseguente. Il suo sguardo non è e non vuole più essere descrittivo, perché non è più simbolico e nemmeno nostalgico nei riguardi di una realtà presunta primitiva, cui attingere l’essenza della propria verità. Ed è per questo che il postmoderno estetico è irriverente rispetto il concetto di autenticità dell’origine. Esso è più semplicemente indifferente a ogni giustificazione che si volga ad una ricerca della fonte primitiva e del fondamento; il suo statuto più proprio è quello del simulacro che non è né icona né visione. Come osserva Mario Perniola, « il simulacro è un’immagine priva di prototipo, l’immagine di qualcosa che non esiste ».</p>
<p style="text-align:justify;">  Il simulacro non è cioè una copia di un modello, l’immagine di un esemplare; esso non si appella ad alcuna mancanza da desiderare o colmare, ad alcuna legge da rispettare o significante da esibire: esso è pura presenza a se stesso che ritorna eternamente al suo posto e che esclude nella sua riemergente &#8211; ma altrettanto casuale- eventualità, l’ipotesi di una prima volta (o all’opposto, dell’ultima volta).  La creatività straniante dell’ auto-citazione che caratterizza la “logica” del simulacro,  sorge senza nostalgie temporali o profondità spaziali per le sue fonti: essa preferisce restare un’esperienza priva di presupposti, insediata sulla visibilità istantanea ed esemplare che non suggerisce un riposto “voler-dire”, un recondito e più autentico significato da cercare nel sottosuolo inespresso di ciò che appare visibile.</p>
<p style="text-align:justify;">Quella del simulacro è un’immagine senza identità, che rifugge tentativi referenzialie e corrispondenze  con la verità. Il suo è un aspetto del tutto aderente al piano di realtà in cui trova manifestazione esplicita. Come osserva Maurizio Ferraris, la dimensione estetica del postmoderno</p>
<p style="text-align:justify;">« è quello del <em>simulacro </em>che è al di là della verità e della menzogna, in quanto l’immagine di cui si avvale «non deriva dallo storpiamento derisorio dell’origine (…), bensì invece sorge senza intenti parodici o critici sull’assenza dell’origine; il simulacro è potente e vero non perché sia degradato o falso, ma perché esibisce senza fremiti e nostalgie il semplice funzionamento della metropoli come terreno nomade di un’erranza priva di <em>Grund</em> e di <em>télos</em>: un <em>entretien infini,</em> un <em>νόστος</em> che invece di ricondurre ai divini o alla terra ricade sempre sulla superficie metropolitana».</p>
<p style="text-align:right;">Flavia Conte</p>
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		<title>Il 20 febbraio scade il Premio Teglio Poesia: affrettatevi!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 07:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rc</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 20 febbraio è il termine per partecipare alla XIV edizione del Premio Teglio Poesia, il concorso letterario che si presenta da quest’anno con una veste completamente rinnovata.  Promosso dal Comune di Teglio Veneto in collaborazione con l’associazione culturale Porto dei Benandanti, il Premio Teglio Poesia si propone di diventare un punto di riferimento per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1646&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align:justify;" align="center"><span style="color:#292929;font-family:'Lucida Grande', serif;"><a href="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/logo_blog_def.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1647" title="logo_blog_def" src="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/logo_blog_def.jpg?w=300&#038;h=86" alt="" width="300" height="86" /></a>Il 20 febbraio è il termine per partecipare alla XIV edizione del Premio Teglio Poesia, il concorso letterario che si presenta da quest’anno con una veste completamente rinnovata.  Promosso dal Comune di Teglio Veneto in collaborazione con l’associazione culturale Porto dei Benandanti, il Premio Teglio Poesia si propone di diventare un punto di riferimento per la «poesia giovane» nel panorama nazionale. </span></p>
</div>
<div style="text-align:justify;">Le novità di questa edizione cominciano dalla giuria, composta da alcuni dei protagonisti della poesia italiana contemporanea, a partire dal direttore artistico di pordenonelegge.it,  Gian Mario Villalta, che la presiederà. Villalta, insignito quest’anno del prestigioso Premio Repaci–Viareggio per la Poesia,  dichiara che “l’intento del Premio Teglio Poesia è quello di fare una attenta ricognizione della poesia giovane nel territorio nazionale, senza trascurare il vitale contributo della dimensione dialettale, promuovendo le nuove voci che cercano di rappresentare la realtà. Da più parti vi sono segnali di ripresa del fare poetico. Occorre trovare i canali per farlo affiorare”.</div>
<div style="text-align:justify;">Gli altri componenti della giuria sono Francesco Tomada, Fabio Franzin e Roberto Ferrari,; a loro si aggiungono Piero Simon Ostan e Roberto Cescon, giovani ma già affermati poeti, vincitore il primo e finalista il secondo del Premio Cetonaverde Poesia 2011.</div>
<div style="text-align:justify;">“Teglio Poesia &#8211; dichiara il sindaco Andrea Tamai &#8211; rappresenta per il nostro comune un’importante iniziativa culturale frutto di una tradizione che oggi é patrimonio e simbolo della nostra identità; al fine di sostenerla e promuoverne il valore, abbiamo intrapreso la collaborazione con l’associazione Porto dei Benandanti che curerà l’organizzazione del premio nonché la direzione artistica della premiazione, che si terrà in giugno a Teglio Veneto all’interno del festival “Notturni di_versi”.”</div>
<div style="text-align:justify;">L’obiettivo del Teglio Poesia è di promuovere la «poesia giovane». Per questo il premio si articola in due sezioni aperte ai poeti under 40 che scrivono in dialetto e in italiano, ed una storica, intitolata “Barba Zep”, interamente dedicata alla poesia nelle scuole. L’attenzione alle scuole è senza dubbio uno dei motivi essenziali del progetto e prevede anche la realizzazione di interventi e laboratori presso l’Istituto comprensivo di Fossalta di Portogruaro e il Liceo XXV aprile di Portogruaro.</div>
<div style="text-align:justify;">Un&#8217;altra novità è una dimensione social in rete del Premio Teglio Poesia, che ha già attivato un blog dedicato (tegliopoesia.wordpress.com) e account facebook e twitter, per un continuo aggiornamento sulle fasi organizzative e per comunicare in modo più diretto con il pubblico e i media.</div>
<div style="text-align:justify;">Il bando del Premio e tutte le info su tegliopoesia.wordpress.com e tegliopoesia@gmail.com, ed anche sui siti: www.portodeibenandanti.org e www.comune.teglio.it</div>
<div style="text-align:justify;">La scadenza per la consegna delle poesie è prevista per il 20 febbraio 2012.</div>
<div></div>
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		<title>All&#8217;uscita dalla classe la neve era una festa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 07:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agorà]]></category>

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		<description><![CDATA[Scriveva Edmondo De Amicis in Cuore, edito dai fratelli Treves nel 1886: «Ecco la bella amica dei ragazzi! Ecco la prima neve! Fin da ieri sera vien giù a fiocchi fitti e larghi come fiori di gelsomino. Era un piacere questa mattina alla scuola vederla venire contro le vetrate e ammontarsi sui davanzali; anche il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blogleomajor.wordpress.com&amp;blog=18534356&amp;post=1627&amp;subd=blogleomajor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:justify;"><a href="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/friuli.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1639" title="friuli" src="http://blogleomajor.files.wordpress.com/2012/02/friuli.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Scriveva Edmondo De Amicis in Cuore, edito dai fratelli Treves nel 1886: «Ecco la bella amica dei ragazzi! Ecco la prima neve! Fin da ieri sera vien giù a fiocchi fitti e larghi come fiori di gelsomino. Era un piacere questa mattina alla scuola vederla venire contro le vetrate e ammontarsi sui davanzali; anche il maestro guardava e si fregava le mani, e tutti eran contenti pensando a fare le palle, e al ghiaccio che verrà dopo, e al focolino di casa». Il brano, intitolato La Prima Nevicata, proseguiva: «Che bellezza, che festa fu all&#8217;uscita! Tutti a scavallar per la strada, gridando e sbracciando. Tutti parevano fuor di sé dall&#8217;allegrezza!». Ora, sarà anche vero che le avventure di Garrone e Franti non vanno più di moda, ormai soppiantate da quelle di maghetti e vampiri e piccoli brividi assortiti. Ma noi genitori che oggi accompagniamo i figli a scuola come se dovessimo affrontare un cataclisma mai visto, forse da annoverare tra gli innumerevoli inquietanti segnali della prossima fine del mondo, dall&#8217;ultimo terremoto al naufragio della Concordia, dovremmo essere ancora in grado di ricordarci non solo di aver letto Cuore, ma anche di essere stati bambini. E di aver accolto la prima neve, all&#8217;epoca delle elementari, proprio come i personaggi di De Amicis. Anche per noi l&#8217;arrivo della prima neve era una vera festa. E i nostri genitori, che magari brontolavano un po&#8217; per il fatto di doverla spalare di fronte a casa o perché l&#8217;utilitaria di famiglia faticava a mettersi in moto, non la ritenevano «un&#8217;emergenza». Oggi che al contrario l&#8217;emergenza è perenne, complici certo i media che grufolano felici tra cose come l&#8217;aviaria e lo spread, la prima neve non ci mette allegria, ma ansia. Ossessionati come siamo dagli innumerevoli rischi che possono correre quotidianamente i nostri figli in età scolare e non, dal rigurgito allo spacciatore passando per giocattoli tossici, cibi transgenici ed educatori pedofili, preferiremmo semmai una neve per così dire scenografica, sul modello di certi finti caminetti di design.<span id="more-1627"></span> Ovvero, una neve che non comporti alcun tipo di pericolo o disagio. Ma dato che una neve simile non esiste se non all&#8217;interno degli hangar dei parchi a tema costruiti dagli sceicchi nel deserto, così da poter fare snowboard anche a Dubai, pretendiamo che alla comparsa della neve vera chiudano almeno le scuole: salvo protestare vivacemente se per caso chiudono davvero, perché poi i bambini dove li mettiamo? Insomma: preoccupati dalle notizie altalenanti provenienti dalle Borse, angosciati dalla prospettiva assai concreta di dover affrontare le conseguenze di una crisi che non sappiamo quanto durerà ma che in ogni caso ci sta già facendo cambiare abitudini e stili di vita, afflitti dalla consapevolezza che quella dei nostri figli sarà la prima generazione a vivere peggio delle precedenti, siamo anche alle prese con il flagello della neve. Reale per chi è rimasto bloccato una notte in treno, beninteso. Un po&#8217; meno per chi deve semplicemente portare la prole a scuola. Può darsi che mi sbagli, ma lungo la strada ci siamo persi un mucchio di cose.</div>
<p style="text-align:right;">Giuseppe Culicchia</p>
<p style="text-align:justify;"><small>L&#8217;articolo completo e gli approfondimenti sono disponibili all&#8217;indirizzo: <a href="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_articolo=9731&amp;ID_blog=25&amp;ID_sezione=29">http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_articolo=9731&amp;ID_blog=25&amp;ID_sezione=29</a></small></p>
<p>&nbsp;</p>
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