Apollofane e il reduce di guerra: l’ebook di Andrea Maggi.

«Sembra essere stato scritto a quattro mani da Agatha Christie e Valerio Massimo Manfredi, tanto che nel protagonista ateniese si può agevolmente scorgere un Hercule Poirot». Così è stato descritto il libro di Andrea Maggi, insegnante e collaboratore di Pordenonelegge.it, pubblicato lo scorso dicembre dall’editore Mauri Spagnol.

È un giallo con una prosa pulita e sorvegliata, in cui i personaggi si muovono nella Grecia ellenistica con naturale esattezza, tanto che a noi pare veramente di essere lì, addentrarci per i vicoli di Atene o partecipare a un festoso banchetto di addio al celibato per destarci all’alba e trovare un reduce ucciso misteriosamente.

Ma è quel mondo, fatto di oratori, flautiste, il santuario di Atena, un veleno forse scambiato per un sonnifero, un anello che potrebbe essere la chiave di tutto, a prendere vita in modo affascinante, annullando la distanza che ci separa dal 323 a.C. Maggi sa condurci per mano dentro una storia che attrae sempre di più, perché quando pensiamo che il caso proceda verso la soluzione, siamo riportati indietro, dobbiamo smontare e ricostruire le dinamiche dei fatti, riformulando nuove ipotesi.

Andrea, riassumere le linee essenziali della trama del tuo libro è in qualche modo fargli violenza, perché si rischia di dire troppo e di togliere il piacere del suo svelarsi a poco a poco. Tu, però, come lo descriveresti?

É un classico poliziesco di ambientazione “classica”. E mi scuso per il gioco di parole. Sentivo in me due forti esigenze: una, scrivere un poliziesco e due, ambientarlo nell’antica Grecia. Ma per far stare assieme le due cose ho dovuto stravolgere un po’ i canoni consueti dell’investigatore e dell’investigazione stessa. Apollofane, a differenza di Sherlock Holmes, non padroneggia gli eventi, ma come tutti gli antichi, vive in totale balia dei capricci degli dèi e del Fato. Infatti diviene investigatore per ordine di Atena, non per suo volere, tanto che spesso gli eventi gli sfuggono di mano fino addirittura a ritorcerglisi contro. Ciò, a mio avviso, è molto realistico e rende il protagonista più umano. Più simile a noi comuni mortali. Gli antichi, in fondo, soffrivano di un forte complesso di inferiorità nei confronti degli dèi, così belli, così immortali e… così invidiosi degli uomini. Sì, invidiosi. Gli dèi non capivano come le creature mortali, sebbene mortali, potessero compiere imprese straordinarie degne… degli dèi stessi. E così tormentavano le povere creature con sfide che spesso perdevano: si vedano gli incontri Atena vs Aracne, Apollo vs Marsia, Ares vs Diomede e molti altri. E poi, battuti e umiliati, si accanivano sui vincitori infliggendo loro pene durissime. Ma, in fondo, gli dèi avevano verso gli uomini un debito di gratitudine: senza di noi come alleati, la battaglia contro i Giganti l’avrebbero perduta alla grande! Perciò anche Apollofane, in quanto mortale, soffre e non riesce a capirne il perché, ma poi tanta sofferenza in un certo senso gli è funzionale per la soluzione dell’enigma. Ancora una volta, gli dèi si dimostrano saggi dispensatori di disgrazie.

Perché hai scelto di ambientare l’opera ad Atene, nell’anno della morte di Alessandro Magno?

A mio avviso si possono riscontrare numerose analogie tra l’Atene della seconda metà del IV secolo a.C. e la nostra epoca di decadenza economica e morale. Atene allora aveva perduto la propria egemonia sulle altre poleis. Sparta in primo luogo e i sovrani macedoni Filippo II e Alessandro poi le avevano dato il colpo di grazia. Gli Ateniesi non potevano andare fieri che del loro glorioso passato, del quale non restava che la nostalgica memoria. E del resto, anche gli oratori che tanto si ostinavano a lottare per liberare Atene dal giogo macedone erano deboli, anziani e corrotti. Erano certi, insomma, che alla morte di Alessandro Atene si sarebbe ben presto riscattata. Ma finirono tutti per pagare per tanta loro miopia e gettarono Atene nell’ombra definitiva da cui non si sarebbe più sollevata. E talvolta la storia si ripete. Per cui dobbiamo stare attenti.

Il tuo libro è stato pubblicato al termine di un difficile concorso, che ti ha visto vincitore tra circa 3000 partecipanti. Potresti raccontare questa tua esperienza?

Stavo cercando un editore da circa un anno, quando nel febbraio dell’anno scorso mi sono imbattuto nel Torneo letterario Ioscrittore. E, dato che a promuoverlo era il colosso editoriale GeMS (Gruppo editoriale Mauri Spagnol) e che il premio era la pubblicazione in e-book, mi ci sono tuffato di testa. Credevo fortemente nella qualità di questo mio lavoro, ma francamente, quando ho saputo che gli iscritti erano più di tremila, con oltre mille e cinquecento opere in gara, i calcoli di probabilità di successo mi hanno fatto abbassare la cresta di molto. Il torneo prevedeva tre manches (eliminatoria, semifinale e finale) nelle quali i concorrenti, celati sotto uno pseudonimo, dovevano giudicare una ventina di romanzi in gara che venivano inviati loro a random, naturalmente senza sapere di chi fossero. La media dei voti ricevuti stabiliva quali romanzi potevano passare alla fase successiva e quali invece venivano cassati. Alle semifinali dello scorso maggio, da mille e cinquecento siamo passati in duecento e alle finali di settembre siamo arrivati in trenta. Di questi trenta vincitori, il mio, assieme ad altri quattro romanzi, fa parte del primo gruppo di vincitori che la casa editrice ha deciso di pubblicare. È stata una vera e propria arena senza esclusione di colpi. Ma ne sono uscito a testa alta e devo dire che la quasi totalità dei giudizi che ho ricevuto in gara sono stati davvero lusinghieri, puntuali ed incoraggianti.

Nell’intreccio, ricco di colpi di scena, i personaggi sembrano distanti dai ritmi veloci dei gialli che si leggono oggi. Altro elemento di differenza è che non risultano calcati gli aspetti violenti e macabri, come invece ci hanno abituato le fiction televisive e i bestseller americani. È una scelta?

Certo. Non mi andava di scrivere un romanzo dove un antico greco pratica il kung fu acrobatico e gira per la città su carri ultimo modello in stile James Bond precristiano. Apollofane pratica la lotta assieme al suo schiavo, ma lo fa come lo facevano tutti i Greci. Persino Platone era conosciuto per la sua prestanza fisica, oltre che per il suo intelletto sopraffino. I Greci avevano un’arma molto potente che utilizzavano in maniera molto più proficua di noi moderni: la logica. Ed è questo lo strumento che utilizza Apollofane. Non i calci volanti doppio-carpiati. Quanto agli sbudellamenti, certo, la civiltà greca era violenta come e forse più della nostra e la violenza veniva spettacolarizzata spesso e volentieri. Si leggano le scene di battaglia dell’Iliade, per esempio. Sono un capolavoro splatter. In confronto ad Omero, i nostri scrittori cannibali sono delle virginee educande: lance che trafiggono teste, pietre che squarciano cosce, sangue nero che scorre dappertutto eccetera. Sì, ho scelto di attenuare gli aspetti macabri anche perché, secondo me, ci sono modi più sottili per rappresentare l’orrore della violenza.

Cosa pensi del nuovo formato digitale? A che punto è la sua diffusione in Italia? Secondo te cambierà il modo di leggere?

Domande da cento milioni di euro cadauna. Procediamo con ordine. Primo: a mio avviso il libro digitale è un’ottima opportunità per farsi un nome nella selva intricata del mercato librario. A oggi l’uscita del libro cartaceo di uno scrittore esordiente è generalmente ignorata dal mondo intero. Internet, per contro, ha dimostrato di costituire una valida alternativa ai mezzi di informazione tradizionale, per cui un prodotto nato e sviluppato totalmente in rete come l’e-book, supportato da una casa editrice affidabile, ha buone possibilità di fare breccia tra i lettori. E poi è un prodotto totalmente ecologico. Spero nel sostegno, per lo meno, degli ambientalisti! Secondo: inutile nasconderlo, in Italia si parla di libri digitali solo da pochi mesi. La diffusione degli e-reader e degli e-book è appena ad una fase pionieristica. Ma, cosa incoraggiante, il libro digitale è osservato da tutti con curiosità e, se la tendenza è la stessa di quella che si vede negli USA, presto l’e-book farà una concorrenza spietata al libro cartaceo. E questo mi fa ben sperare. Terzo. La domanda più difficile. Attorno all’e-book si è sviluppato un intenso dibattito tra chi lo vede come un’opportunità e chi lo giudica un’autentica minaccia. Cambierà il modo di leggere? Inevitabilmente, ma il libro stampato non scomparirà. Personalmente non rinuncerò a comperare libri cartacei. Ma, per esempio, mi sono scaricato I promessi sposi nel mio Iphone e ti assicuro che leggere Manzoni dal telefonino mentre si aspetta l’autobus fa davvero fico.

Dobbiamo aspettarci altri casi misteriosi risolti da Apollofane?

Certamente. Sempre che trovi qualcuno che me li voglia pubblicare. Prima però vediamo come va questo romanzo. E vediamo anche se qualcuno me lo pubblica in cartaceo. Poi ci sarà anche Apollofane 2 la Vendetta, e forse anche qualcosina d’altro. Come diceva quello: “Ho in testa idee meravigliose” (per i più giovani: non era Pitagora!).

Perché questo romanzo potrebbe interessare anche un pubblico di adolescenti?

Perché sono nati con il cordone ombelicale appiccicato ad un computer. E poi perché Apollofane è un puro e i giovani sono puri. Anche quelli che si sentono brutti sporchi e cattivi. Di sporco hanno solo l’involucro, ma dentro sono candidi come lenzuola lavate di fresco e appese ad asciugare al sole. Quello che voglio dire è che viviamo tempi di profonda decadenza morale, segnata dalla tirannia della televisione usata come strumento di divulgazione di disvalori che tolgono dignità e umanità ai giovani e ai meno giovani. Ma forse oggi siamo tutti un po’ stufi dei litigi televisivi e delle chiacchiere morbose su futilità che per troppo tempo ci hanno sottratto ai grandi fondamenti della vita, che sono il Sapere e l’Amore. Ripeto, i giovani cercano modelli puri. E Apollofane è un puro. Omnia munda mundis, diceva quell’altro (neanche questo era Pitagora).

In che modo convinceresti i giovani della bellezza e della necessità della lettura?

Da che mondo è mondo, l’umanità per sopravvivere ha avuto bisogno di storie. Perché una storia ci riscalda nei momenti bui della vita. Ci dà un senso, per quanto banale sia, una chiave di lettura per interpretare questo nostro strano mondo. Un romanzo, che sia su carta, scolpito sulla pietra o letto su supporto informatico, racconta sempre una storia. E di storie noi abbiamo bisogno per vivere come dell’acqua e del pane. Per convincere i giovani della necessità di leggere, utilizzerei il metodo degli antichi Greci della dimostrazione per assurdo. Chiederei loro: “Immaginiamo un mondo in cui le storie non siano mai esistite… Sentite che silenzio di tomba?”.

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5 thoughts on “Apollofane e il reduce di guerra: l’ebook di Andrea Maggi.

  1. Complimenti per l’intervista e per il romanzo, che ho potuto leggere “in anteprima”.
    Con i miei auguri di continuare a rompere il silenzio e a raccontare!

  2. Complimenti davvero. Ho letto il tuo romanzo con molto piacere. Adesso mi aspetto il secondo capitolo della saga (magari col ritorno di Agatone).

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