Cosa leggono i prof/webmaster: Marco Durigon

In tempi in cui le “escort” sono protagoniste della cronaca e della politica, mi è capitato fra le mani un libro che parla di prostitute. L’autore è Michel Faber e poichè trattasi di personaggio piuttosto originale, spendo due righe per presentarvelo. Cinquant’anni, nato in Olanda, cresciuto a Melbourne sempre sulla soglia della povertà (pare non avesse i soldi per comprarsi una macchina da scrivere o per spedire le bozze dei suoi racconti agli editori), prima del successo letterario ha lavorato come imballatore, addetto alle pulizie, infermiere, cavia per le ricerche mediche (sic!). Attualmente vive con la moglie in una vecchia stazione abbandonata nel Nord della Scozia, senza telefono, senza tv, senza contatti con il mondo. Ha impiegato 22 anni per scrivere e pubblicare il libro di cui vi parlerò.

Primo avvertimento: sono quasi mille pagine e quindi per affrontarlo dovete essere per lo meno ben disposti alla lettura.

Secondo avvertimento: i pudìchi come il sottoscritto saranno un po’ “disturbati” dalla presenza di qualche scena di sesso che non lascia davvero nulla all’immaginazione; è vero che, parlando di prostitute, era praticamente inevitabile, tuttavia alcune minuziose descrizioni sembrano francamente un po’ eccessive e corrono il forte rischio della volgarità. I giornalisti del “Time” hanno definito il libro “meglio del sesso”. Davvero esagerati.

Fine degli avvertimenti. Partiamo dall’inizio: <<Attento. Tieni la testa a posto: ti servirà. La città in cui ti conduco è vasta e intricata, e tu non ci sei mai stato prima. Puoi immaginare, da altre storie che hai letto, di conoscerla bene, ma quelle storie ti hanno illuso, accogliendoti come un amico, trattandoti come se fossi uno del posto. La verità è che tu sei un alieno, in tutto e per tutto, arrivato da un altro tempo e da un altro luogo.Quando ho catturato il tuo sguardo la prima volta e tu hai deciso di seguirmi, probabilmente pensavi di arrivare qui e sentirti a casa. Ma adesso ci sei davvero, in quest’aria fredda, tagliente, trascinato nell’oscurità più nera, e inciampi su un terreno accidentato, senza riconoscere nulla. Scrutando a destra e a sinistra, strizzando gli occhi contro il vento gelido, ti accorgi di aver imboccato una strada sconosciuta di case buie piene di gente sconosciuta>>.

Niente male come incipit. E’ il narratore che parla, che vi prende per mano, che vi trascina realmente all’interno della storia. E la storia comincia dai bassifondi di Londra. Siamo nel 1875, in piena età vittoriana: immediatamente vi sembrerà di vederle quelle strade malfamate, sporche, abitate da un’umanità disperata ed emarginata, vi sembrerà di entrare nei pub, nelle case di piacere, vi sembrerà di sentirne profumi e odori. Capirete che la bellezza di questo libro è tutta nel realismo crudo e nella precisione quasi maniacale delle descrizioni.

Poi eccovi i primi personaggi e, fra tutti, la giovane e affascinante Sugar. E’ lei la vera protagonista del romanzo: da quando aveva tredici anni lavora nel bordello di Mrs Castaway (sua madre) ma è una prostituta diversa dalle altre. Intelligente, sensibile, colta; oltre al corpo sa offrire agli uomini una compagnia raffinata; sogna di fare la scrittrice e nel tempo libero scrive racconti efferati in cui immagina di uccidere i clienti che la madre/padrona le impone. Finchè un giorno conosce William Rackam, erede di una grande industria profumiera, sposo insoddisfatto della fragile e malata Agnes.

Sarà amore a prima vista, almeno da parte di William che deciderà letteralmente di “comprare” Sugar, cioè di farla sua amante esclusiva, di condurla addirittura dentro casa come istitutrice della figlia Sophie, di permetterle così un’ascesa sociale che la porterà dal fango di Silver Street fino alle villone di Notting Hill.

Insomma una storia di per sé non troppo originale ma scritta bene e arricchita da una carellata di altre vicende e di altri personaggi che un po’ alla volta prenderanno corpo sotto i vostri occhi. Fino al finale, che lascia un po’ insoddisfatti, soprattutto perché, affezionati ormai a Sugar (confesso di essermene un po’ innamorato) e agli altri protagonisti (li abbiamo conosciuti e seguiti per quasi mille pagine), vorremmo che la storia proseguisse ancora, vorremmo una conclusione meno “aperta”, vorremmo saperne di più. Per usare le parole di Faber “ci s’immagina che possa durare per sempre, e tutt’a un tratto è finita”.

P.S.(1) Poiché sono pur sempre un prof, e i prof danno i voti, direi che il libro merita un bel sette. Le descrizioni, la caratterizzazione dei personaggi sono da manuale scolastico, la ricostruzione della metropoli londinese in piena crescita industriale ne fa un romanzo storico in piena regola. Echi letterari: Dikens, Bronte. E Fabrizio De Andrè.

P.S.(2) Il blog curato dal professor Cescon è davvero interessante e ricco di spunti di riflessione; ho notato però, che molti leggono ma pochi commentano gli articoli pubblicati e scrivere un blog senza un’attiva partecipazione di tutti è come parlare da soli. Poiché in fondo ho recensito questo libro anche per voi, mi aspetterei almeno un paio di commenti: qualcuno l’ha già letto? Qualcuno lo leggerà? Cari prof, ata, studenti dell’impareggiabile Leomajor, fate sentire la vostra voce!

 

Michel Faber,

Il petalo cremisi e il bianco,

Einaudi, 2003

 

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