Gay nella pubblicità? Per il governo è scandalo

L’ITALIA sta diventando il paese degli energumeni. Giovanardi si è scagliato contro l’Ikea bollando come anticostituzionale la pubblicità che “apre” alla famiglia gay. Il ministro è l’energumeno che nelle sedi istituzionali “affida alla parola” la propria ferocia. Quello che per strada aggredisce e spranga gli omosessuali è l’energumeno che “dà luogo” alla propria ferocia. La violenza è la stessa, solo espressa in maniera diversa. Nei palazzi illuminati c’è l’energumeno che vomita pregiudizi, e nei vicoli bui c’è l’energumeno che aggredisce Paola Concia e la sua compagna Ricarda, insulta le lesbiche… L’immagine di Ikea è lieve e gentile: due ragazzi di spalle, leggeri anche negli abiti, si tengono per mano. C’è qualcosa che in nessuna famiglia è garantita: l’amorevolezza, la dolcezza, i sentimenti forti e fragili della reciprocità e della solidarietà. Chi prova e mostra simili sensibilità di cuore sta dentro la Costituzione. E non solo dentro quella italiana, ma dentro quella sovranazionale e sovrareligiosa, che all’articolo uno dice: «Sta fuori dalla Costituzione chiunque si esprima e agisca contro la tenerezza e contro l’affetto». Solo ai Giovanardi di botte e di governo possono venire in mente gli organi sessuali e la sodomia dinanzi all’affetto e alla tenerezza. A noi vengono in mente Gesù Cristo, san Francesco o, che so?, Achille e Patroclo, Eurialoe Niso, le coppie inossidabili di cui è piena l’umanità. E anche l’erotismo di due ragazzi che si tengono per mano, se proprio lo vogliamo trovare, è fatto di cose inafferrabili, è sempre indicibile. Solo ai fanatici vengono in mente il pene e la vagina, non la sostanza dell’amore familiare ma la forma degli organi riproduttivi. Ministro Giovanardi, da quale caverna viene fuori? Altro che cristianesimo! Altro che esegesi da costituzionalista! Queste sono ossessioni fisiche da malato. Ed è identica anche la viltà dei Giovanardi di botte e di governo: come il ministro, protetto dal ruolo, conta sull’immunità, così il picchiatore, protetto dal buio o magari dalla folla, conta sull’impunità. Ed entrambi stanno dentro la fortezza del luogo comune, l’idea cioè che l’affetto e l’amore familiari siano solo di maschioe femmina. Perchéè ovviamente vero che le famiglie sono, in maggioranza, eterosessuali, ma è l’esclusione che rende odiosi i Giovanardi. La famiglia eterosessuale è legittima ed è benedetta finché non esclude. L’anima delle famiglie è infatti comune, sia essa sotto la forma classica sia essa nelle forme nuove, allargate, pasticciate, ricostruite: famiglie “a tempo” e famiglie “per sempre”, etero o mono, fondate sul matrimonio o sulla convivenza, sui fiori d’arancio o sulla discrezione. Nel catalogo Ikea ci sono i bimbi neri di genitori bianchi, le unioni multietniche, le aggregazioni e le coppie di fatto: due donne che insieme montano le tende della camera da letto e due ragazzi che si tengono per mano nella normalità delle librerie Billy e degli armadi a muro Pax. Il divano Klippan è anticostituzionale? È come se noi decidessimo che gli uomini con i capelli biondi sono anticostituzionali. Dov’è l’eversione dei capelli biondi? E dov’è l’eversione degli affetti omosessuali? E non fatevi ingannare da chi vi dirà, tutto compiaciuto, che in fondo Ikea voleva provocare proprio i Giovanardi, che puntava sul rovesciamento dei luoghi comuni, che voleva snidare i cretini utilizzandoli come inconsapevoli compari di marketing, che cercava gli utili idioti per fare pubblicità alla pubblicità. Nonè così. Qui non ci sono palpeggiamenti, non c’è l’arte dell’eccesso alla Oliviero Toscani ma quella della normalità, e non c’è neppure la sguaiataggine oggi così diffusa. Questa è una pubblicità civile, il suo dominio è la misura. Il materiale prevalente di Ikea è il legno, la filosofia aziendale e la pubblicità puntano sull’essenzialità e sull’uguaglianza, “design democratico” lo chiamano, e forse è snob o forse è solo pubblicità scandinava, di civiltà placata e non aggressiva. Insomma non è una trovata. Semmai un aforisma francescano. E dunque, per dirla tutta, qui non si percorrono le frontiere del gusto, e il cretino non è la lepre stanata dal pubblicitario cacciatore, non è l’animale appeso alla sua cartucciera. No. Giovanardi è Giovanardi a prescindere.

Manuela Ghizzoni, La Repubblica

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