La meglio gioventù – 7 Maggio 2011, Chiostro della Biblioteca civica di Pordenone

La giovinezza è incorrotta, pura e bella per definizione, di una purezza e beltà che non hanno nulla a che vedere con l’aspetto meramente fisico, quanto con quel decoro interiore, con quella grazia armonica che tanto incantava gli antichi. La giovinezza è la musa ispiratrice della poesia, anzi la giovinezza è l’essenza stessa della poesia. Lo dicono tutti, o per lo meno tutti coloro che la giovinezza l’hanno lasciata con rammarico alle loro spalle, per continuare la lenta e inesorabile discesa del clivio della vita. E noi, immersi in un’atmosfera ancora ovattata e inconsapevole, non ce ne rendiamo conto. Ma forse è questo il bello. Forse è questo quello che ha trascinato tra le più celebri pagine della letteratura di ogni tempo un pubblico che la giovinezza l’ha già trascorsa, pur non avendola mai dimenticata. Ci siamo ritrovati su un palco, dopo mesi di prove, e abbiamo parlato per bocca di quei grandi che hanno immortalato i giovani, che ci hanno immortalato, nella stagione migliore della vita. E così abbiamo raccontato le vicende di ragazzi schiacciati da convenzioni sociali pesanti come macigni, di bambini strappati all’infanzia dalla viltà degli adulti. Ci siamo commossi, pur non volendo ammetterlo, di fronte a quei giovani coraggiosi, disposti a dare la vita per un amore o per un ideale. Abbiamo gridato il nostro inno di speranza per un futuro migliore, abbiamo ricordato il passato, senza il quale non saremmo quello che siamo. Marcello, Ifigenia, Romeo e Giulietta, gli innocenti ragazzini massacrati dalla guerra, i soldati fratelli agli altri soldati sono il nostro passato. E il nostro futuro: i giovani esisteranno sempre, al di là dei confini e delle epoche, e saranno ancora come questi personaggi eternati dall’arte. Saranno ancora ribelli, fortunati, innocenti, sventurati. Saranno come siamo noi, come sono stati i nostri padri e i nostri nonni: chi non è più giovane lo sa. Rivede in noi se stesso, come in uno specchio. E forse è questo ciò che hanno visto anche i nostri spettatori: hanno rivisto i ragazzini un po’ intimoriti, emozionati, ma colmi di buona volontà, che certamente popolano anche i loro ricordi. Hanno sentito il nostro desiderio di essere perfetti, di trasmettere con il cuore sentimenti che ci appartengono, ma che non siamo abituati a esprimere. Hanno rivisto nei nostri occhi i loro e si sono commossi. E poi, hanno applaudito a noi, certo, ma anche, e soprattutto, alla gioventù, colma di ideali e buoni propositi, alla gioventù sincera e bella, alla gioventù capace di credere di poter cambiare il mondo che loro non sono riusciti a cambiare.

Mariasole Maschio

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