Addio a Giovanni Giudici

ROMA – Il poeta Giovanni Giudici si è spento questa notte nell’ospedale di La Spezia dove era ricoverato da qualche giorno. Avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 26 giugno. Era da tempo malato. I funerali si svolgeranno domani alle 17.00 a Le Grazie, frazione di Porto Venere, in provincia di La Spezia, dove il poeta era nato nel 1924. Fra i suoi libri più noti L’intelligenza col nemico, La vita in versi e Il male dei creditori.

Giudici studió a Roma, dove la sua famiglia si era trasferita nel 1933. Nel 1941, su sollecitazione del padre, si iscrisse alla Facoltá di Medicina, ma dopo un anno decise di passare a Lettere. In quel periodo ebbe i primi contatti con militanti antifascisti. Tra i suoi docenti all’universitá, Natalino Sapegno, per letteratura italiana, e, per lingua e letteratura francese, Pietro Paolo Trompeo, con il quale si laureó nel 1945. Si nascose per non andare militare e dopo l’8 settembre partecipó all’attivitá clandestina del Partito d’Azione. Alla fine della guerra continuó a fare politica nelle file del Psiup. Sempre in quegli anni fece le prime esperienze letterarie, nel genere del racconto.

Alla sua attivitá letteraria e poetica si accompagnó quella di traduttore (tra gli altri autori Pound, Frost, Sylvia Plath e Puskin) e di critico letterario. Oltre a quella di giornalista, iniziata nel 1947 al quotidiano L’Umanitá e proseguita all’Espresso e in numerosi giornali e riviste.

La sua prima raccolta di versi, Fiori d’improvviso, uscì nel 1953. Nel 1956 lasció Roma per Ivrea, dove lavoró all’Olivetti, formalmente come addetto alla biblioteca, ma in realtá, secondo le intenzioni di Adriano Olivetti, dedicandosi alla conduzione del settimanale “Comunitá di fabbrica”. Da Ivrea si spostó prima a Torino, dove divenne amico di Nello Ajello, Giovanni Arpino e Beppe Fenoglio, quindi, nel 1958, a Milano, dove lavoró presso la Direzione Pubblicitá e Stampa dell’Olivetti retta da Riccardo Musatti. Qui suo compagno di stanza fu Franco Fortini, con il quale instauró un sodalizio forte e duraturo.

Nel 1965 uscì da Mondadori La vita in versi, una raccolta che riepilogava una lunga stagione del suo lavoro poetico e che lo impose definitivamente all’attenzione di lettori e critici. Nel 1969, sempre edita da Mondadori, uscì Autobiologia (Premio Viareggio), cui seguirono le raccolte O Beatrice (1972), Il male dei creditori (1977), Il ristorante dei morti (1981), Lume dei tuoi misteri (1984).

Nel 1987 vinse il Premio Librex Guggenheim-Eugenio Montale per la poesia con il volume Salutz, un intenso e singolare poema d’amore, pubblicato da Einaudi l’anno precedente. Lo stesso anno ottenne dal Fondo Letterario dell’Unione Sovietica il Premio Puskin per la versione dell’Onieghin pubblicata nel 1983 da Garzanti. Nel dicembre del 1992 conquistó il Premio Bagutta.

Nel 1993, da Garzanti, apparve la raccolta Quanto spera di campare Giovanni, cui fecero seguito con lo stesso editore Empie stelle (1996) ed Eresia della sera (1999). Nel 2000 l’intera opera poetica di Giudici è stata raccolta nel “Meridiano” Mondadori. Nel 1997 fu insignito del Premio Antonio Feltrinelli dall’Accademia Nazionale dei Lincei.

Articolo pubblicato su La Repubblica.

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