Una figlia, una sposa, una vita

“Rosso come una sposa”. Rosso come il colore degli orecchini che la figlia di Meliha portava il giorno del suo matrimonio.  Rosso come il sangue che tinse la neve sotto i corpi brutalmente uccisi dei fratelli partigiani di Saba. Rosso come l’abito che, come d’usanza in Albania, ogni promessa sposa indossa nel giorno del suo matrimonio. Questo testo particolare, ambientato in un’Albania di montagna lontana dalle città e ancora da scoprire, legata radicalmente alle antiche usanze e tradizioni, non è altro che un messaggio. Come la stessa autrice dice al termine del libro, la sua volontà era quella di rivolgersi all’amata nonna Saba deceduta, ma ancora presente nei suoi ricordi, e protagonista per gran parte del libro: sarà un personaggio carico di significato e singolare importanza. Anilda Ibrahimi, ricerca il dialogo con quella donna con cui aveva condiviso gran parte della sua vita. Aspetta un segno da quel mondo oscuro chiamato morte. Attende un segno che non arriva e non arriverà e decide così di essere lei a parlarle ancora una volta attraverso il suo inchiostro sulla carta. Seguendo l’usanza, scrive il suo particolare lamento funebre partendo da ciò che di più antico aveva conosciuto della sua famiglia: la sua bisnonna Meliha, una donna felicemente sposata e una madre fiera. La storia tuttavia inizia con Saba: l’ultima di nove fratelli, sarà lei il simbolo di pace della sua famiglia. Questo suo onere lo ottenne in seguito ad un banale incidente, che costò tuttavia la vita a due uomini: ad un ragazzo che se la vide sfumare in un istante, e all’uomo che aveva spezzato senza volerlo quella giovane vita. Il padre di Saba, l’assassino involontario, smise di vivere. Certo continuava ad essere fisicamente la persona che era, ma qualcosa nel suo essere uomo cambiò: la consapevolezza di aver tolto la vita lo schiacciò senza lasciargli più nemmeno un giorno di serenità.  La famiglia in lutto, accecata da una rabbia che solo lo sconforto genera, reclamava la vendetta, prontamente sedata con un matrimonio destinato all’infelicità. Appena quindicenne, Saba sposò Omar, il vedovo di una sorella maggiore della piccola sposa-bambina. Il non essere mai apprezzata per il suo aspetto fisico, e per la sua personalità faranno sì che la “sposina” rafforzi il suo carattere, che la aiuterà ad ignorare l’alcolismo del marito, ancora in lutto nel suo cuore, e ad apprezzare ed appoggiare i figli sia come madre che come padre. Saba inizia così ad imparare a muovere i primi passi in quella famiglia da cui era considerata una semplice ospite, incapace di generare maschi. Per molto tempo infatti, quasi i fiocchi rosa fossero una condanna, le furono rinfacciate tutte le figlie che metteva al mondo, come se queste fossero simbolo dell’inadeguatezza di Saba come donna. Ma finalmente anche per questa madre tanto criticata giunse il momento di sparare al cielo in segno di gioia. Luan nacque e per Saba fa rivincita sulla suocera e sulle malignità che nei paesi ristagnano ovunque. Il tempo trascorse anche per questi figli e, dopo un’infanzia accompagnata dal comunismo anziché, come per la madre, dal nazismo, le figlie divennero giovani spose, mentre Luan, laureatosi ben presto, ottenne lavoro come insegnante proprio in seguito al suo matrimonio. Si sposò con una maestra, Klementina, che a un mese dalle nozze già aspettava la prima figlia. Dora, sarà questa la bambina che assumerà il ruolo della nonna Saba, divenendo così l’ultima “protagonista”. Crescerà con due madri, perennemente divisa tra le attenzioni della madre e della nonna. In un piccolo paese, lontano dalla facile critica cittadina, imparerà a dosare le emozioni divenendo una ragazza equilibrata e di semplicità e razionalità affascinanti. In seguito agli studi, abbandonato il suo paese, si fermerà a Roma dove costruirà una sua famiglia senza la rigidità albanese ma al contempo sentendo una profonda mancanza per quella tradizione che, alla fin fine, era sempre stata casa sua.  Con un’abilità che pochi scrittori possono vantare, la scrittrice parla di un suo mondo riuscendo a tessere attorno al lettore una tela di parole fitta che prima lo cattura, poi lo conquista, per finire con il farlo innamorare del suo strabiliante fascino.

Francesca Zanuttini 4^Bs

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