L’Europa tra dieci anni. I giovani del Leopardi analizzano gli scenari futuri dell’Europa

L’incontro di martedì 8 novembre con il professor Cristiano Riva del liceo Leopardi-Majorana sul tema delle possibilità per l’Europa del futuro è stata particolarmente interessante e utile per capire meglio la difficoltà che uno stato attraversa per entrare nell’Unione Europea.

La conferenza è iniziata con la premessa che noi studenti, una volta usciti dall’università nel 2022, ci troveremo a vivere in un’Europa molto diversa da quella in cui viviamo ora, specialmente per quanto riguarda un’area specifica: i Balcani (gli stati dell’ex Iugoslavia).

Questi stati vorrebbero entrare nell’Europa, ma vanno incontro a seri problemi che le impediscono di superare il “test della commissione europea”. Questo test prevede innanzitutto la richiesta di candidatura da parte degli Stati alla commissione europea, poi, una volta candidati, l’adesione all’UE.

Ma in che modo queste richieste ostacolano il cammino di tali stati verso l’ingresso nell’Unione Europea?

Il problema dei Paesi Balcanici è che, dopo il crollo della Iugoslavia, si sono esacerbate le divergenze tra tutte le etnie diverse che, senza avere praticamente nulla in comune, si ritrovano a dover convivere nella stessa regione: mancano quindi i tre punti cardine delle richieste di adesione:

  • L’ECONOMIA non è solida, si presentano seri problemi per passare da un’economia di Stato a una liberista. Salvo che per la Croazia e la Slovenia, che sono in buone condizioni economicamente parlando, tant’è che la Slovenia è già entrata nell’Euro, e la Croazia dovrebbe far parte dell’Europa a partire dal 2013.
  • La POLITICA, in particolare quella estera, è minata da divergenze che perdurano da secoli
  • I DIRITTI CIVILI non sono garantiti pienamente, in quanto ogni stato vive in un clima di xenofobia nei confronti degli altri popoli balcanici e le minoranze non sono rispettate, ma anzi discriminate

Infatti, ha spiegato il professore, malgrado i tentativi di mediazione da parte di Europa e Stati Uniti, la Serbia regge la bandiera dell’ex Iugoslavia e l’odio reciproco tra Serbi, Croati e Albanesi, alimentato da un secolare desiderio di vendetta (rifacendosi addirittura alla battaglia di Kosovo Polje del 1389), non può che portare alla situazione di Serbia e Croazia durata fino a pochi anni fa. Mentre in Croazia si venerava come eroe Gotovina, l’ufficiale a capo della pulizia etnica di Serbi dopo la caduta della Iugoslavia, protetto dal governo per 8 anni e processato solo per via delle richieste dell’Unione Europea; in Serbia si proteggeva allo stesso modo Mladič, il “macellaio di Srebreniča”, che ha approfittato dell’impossibilità di reagire dell’Onu per massacrare più di 3000 musulmani, anch’egli processato solo perché in caso contrario l’Europa avrebbe impedito alla Serbia di entrare nell’UE

Per il resto, oltre al Montenegro, che ha le carte in regola per aderire, la Macedonia attraversa una sorta di “crisi di identità” tra la sua effettiva appartenenza all’area slava e il desiderio di essere considerati Greci, soprattutto dato l’illustre passato di questo Stato sotto Alessandro il Grande.

È ancora piuttosto dibattuta la questione del Kosovo: solo 83 stati a livello mondiale lo riconoscono effettivamente come stato autonomo, dato che alla fine si tratta di un’enclave musulmana in Serbia; le liti però sembrano pericolosamente vicine a riesplodere da quando è stata istituita una dogana, che di fatto  si trova all’interno della Serbia, interrompendo la continuità delle linee commerciali interne.

Quindi, data la velocità allarmante con cui la storia moderna e la geopolitica continuano ad evolvere, è bello che ogni tanto sia possibile approfondire anche temi importanti come quello dell’Europa del futuro, della comunità nella quale probabilmente ci ritroveremo a vivere tra dieci anni, un tempo che per noi passa rapidamente, ma porta con sé un’infinità di cambiamenti dei quali, purtroppo, non ci rendiamo quasi mai conto.

 Francesco Avoledo V B ginnasio

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