Volunia, la sfida di un potenziale erede al trono della “Grande G”

La notizia del nuovo motore di ricerca Volunia, sviluppato dal team del celebre genio matematico Massimo Marchiori, suscita in noi essenzialmente un dubbio: riuscirà davvero a sconfiggere lo strapotere di Google, che dalla sua nascita ha letteralmente annichilito la concorrenza nel settore dei Search Engine?

I timori dei più scettici sono dati soprattutto da due fattori.

Il primo è quello della popolarità del motore di Marchiori: nonostante una febbricitante attesa, soprattutto dai navigatori del web più patriottici, per il motore di ricerca italiano che tenta di superare perfino il mastodonte Google, il lancio in anteprima esclusiva a numero chiuso di lunedì scorso ha dato esiti alquanto alterni: “Non è bello, ma piace” è stato, ad esempio, il giudizio della prestigiosa rivista di informatica Wired.

Eppure questo non è il problema più grave: dal ’97, quando fu ideato da due squattrinati studenti dell’università di Stanford a oggi Google ha fatto davvero molta strada, diventando prima un motore di ricerca usato da pochi, poi, con la diffusione mondiale di Internet, il motore di ricerca più amato (91% degli utenti internet), fino a diventare addirittura il sistema operativo dei cellulari e dei tablet Android, il che non ha fatto che incrementare ulteriormente i profitti.

Tuttavia bisogna ricordare che anche Google all’inizio ha incontrato le sue difficoltà: un numero ridotto di utenti, la concorrenza di altri engines, e se l’è cavata – oserei dire- egregiamente, perciò, ancora una volta, solo il tempo potrà stabilire chi sarà il vincitore, in questa lotta titanica.

L’aspetto più commovente della vicenda è pero il fatto che Marchiori, nonostante la continua “fuga di cervelli” dall’Italia all’estero, abbia voluto fare una sorta di “ritorno alle origini”, lasciando in sospeso una brillante carriera e una collaborazione con il Mit di Boston, per sviluppare un motore di ricerca italiano, cosa che non accadeva più dai tempi di Virgilio.

E il suo paese natio, invece di accoglierlo come il genio che è, lo ha accolto mostrando metaforicamente il vero volto dell’Italia da cui i geni fuggono, che non è cambiata minimamente durante la sua assenza: la schiacciante burocrazia, i mesi di attesa frustrante prima che essa gli abbia permesso di iniziare a lavorare al suo progetto, la totale mancanza di incoraggiamento per i geni che, forse per amor di patria, forse per qualche vana speranza non ancora frustrata dall’evidenza, vogliono ancora sperare nel nostro paese.

Eppure, ciononostante, Marchiori, uno dei 100 uomini più innovativi al mondo secondo la classifica di technology review del 2008, vuole renderci orgogliosi della sua idea, vuole farci capire che crede ancora in questo stato, nonostante l’abissale differenza in termini di soddisfazione e stipendio tra quelli italiani e quelli americani.

In questo bisogna riconoscere a Marchiori una grande fede, quasi folle oserei dire, in noi Italiani, che togliamo i soldi alle migliori menti per ingrassare la classe dirigente, già eccessivamente opulenta.

Che dire, speriamo solo che la realtà – la realtà che ognuno di noi ha costruito rimanendo a testa bassa e lasciando gli innovatori fuggire dal “Bel Paese” – non annienti i suoi sogni come ha già fatto con migliaia di geni nostrani.

Francesco Avoledo, VBg

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