LIBERTÀ DI PAROLA E DI STAMPA: DEFINIZIONE, STORIA, MEZZI DI COMUNICAZIONE, RISCHI E REATI.

DEFINIZIONE 

La libertà di parola è, nel mondo moderno, e nelle democrazie liberali in primis, considerata un concetto basilare. Il diritto alla libertà di parola non è tuttavia da considerarsi illimitato: i governi  possono, sotto l’egida delle Nazioni Unite e dei Paesi che vi prendono parte, decidere di limitare particolari forme di espressione, come per esempio l’incitamento all’odio razzialenazionale o religioso, oppure l’appello alla violenza contro un individuo o una comunità, che, anche nel diritto italiano, costituiscono reato.

Secondo il diritto internazionale, le limitazioni alla libertà di parola devono infatti soddisfare tre condizioni:

  • devono essere specificate dalla legge;
  • devono perseguire uno scopo riconosciuto come legittimo;
  • devono essere necessarie (ovvero proporzionate) al raggiungimento di quello scopo.

La libertà di stampa è una delle garanzie che un governo democratico, assieme agli organi di informazione (giornali, radiotelevisioni, provider internet) ,dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare la libertà di parola e la stampa libera, con una serie di diritti estesi principalmente ai membri delle agenzie di giornalismo ed alle loro pubblicazioni.

In Italia la libertà di stampa è sancita dall’Art. 21 della Costituzione, secondo cui sostanzialmente la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure e  tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, restando nei limiti sanciti dalla Costituzione.

STORIA

L’origine del concetto e della pratica della libertà di parola risale all’antica Grecia, in particolare alla polis con regime democratico, dove col termine parresia (=dovere morale di dire la verità) (gr. παρρησία) si intendeva la facoltà che i cittadini (di condizione libera) avevano di esprimere liberamente la loro opinione durante le assemblee pubbliche che si svolgevano nell’agorà.

Il termine, che compare per la prima volta col tragediografo greco Euripide nel V secolo a.C., tuttavia ricorre in tutto il mondo letterario greco.

Per gli  antichi greci infatti  per dire la verità occorreva “dire tutto” ciò che si aveva in mente. La stessa etimologia di parresia lo dice:  pan (tutto) e rhema (ciò che viene detto). Nella parresia, in definitiva, si supponeva che non ci fosse differenza tra ciò che uno pensava e ciò che diceva.[1]

In epoca romana invece la facoltà all’esercizio del diritto di parola varia a seconda del periodo che si prende in considerazione.

 In età repubblicana esiste  una forma di libertà d’espressione politica: i senatori possono  pubblicamente esprimere il loro dissenso, i loro piani e le loro strategie, così come fanno i tribuni. L’opposizione politica può essere manifestata anche dal singolo cittadino, anche con certi limiti, quali la disinformazione e l’appoggio incondizionato a una determinata parte politica: la maggior parte dei plebei sono infatti clientes di padroni e appoggiano incondizionatamente la loro parte politica.

La libertà di espressione da parte dei letterati è  molto tollerata, ma va ricordato che, sebbene i letterati possano scrivere quello che “vogliono”, spesso essi lavorano su committenza ed hanno “un padrone” che dunque finanzia le loro opere.

Con l’avvento dell’età imperiale, la libertà di parola va sempre più riducendosi, a causa dei forti controlli applicati sugli scritti, mentre da Diocleziano in poi infine, vi è una censura a trecentosessanta gradi.

Il basso Medioevo vede la censura applicata dalla Chiesa raggiungere i massimi livelli: nasce l’indice dei libri proibitii, vengono soppresse e perseguitate tutte le credenze considerate eretiche e le affermazioni o idee ritenute ostili alla classe sacerdotale. Il Medioevo viene del resto quasi sempre  associato a epoca buia, in cui  la caccia alle streghe è pratica diffusa  e gli eretici sono destinati  al rogo, un’epoca in cui la libertà d’espressione non è permessa, così come quella di stampa, a causa della forte censura dello Stato Pontificio.

Una svolta si verifica nel 1455 quando a Magonza, Giovanni Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili ampliando così  la diffusione del sapere  e raggiungendo un pubblico sempre più vasto. Tuttavia ciò non è sufficiente: senza una cultura che liberi l’uomo dal dogmatismo medievale e spinga il maggior numero di persone a conoscere la scoperta non basta.

Con l’avvento dell’Illuminismo si sente finalmente il bisogno di ribellarsi all’ipocrisia e all’ignoranza stagnante della politica, dell’economia e della società del tempo; ”mezzi” privilegiati  la ragione e la conoscenza. Nascono così in Inghilterra le prime forme di giornalismo, seppur molto diverso da quello a cui si è abituati oggigiorno: da strumento di divulgazione erudita il giornale si avvicina via via a un pubblico più vasto (la classe media emergente) al quale i letterati, che assumono sempre più le caratteristiche del libero professionista, si rivolgono attraverso un nuovo genere, il romanzo, un genere in grado di soddisfare la loro necessità d’evasione senza tuttavia rinunciare alla diffusione dell’esigenza di un’impegno sociale, civile e politico. Più in là con gli anni nasceranno invece i così detti “fogli periodici” e i “fogli volanti”, che assumeranno col passare del tempo sempre più le caratteristiche di un odierno giornale.

La coeva Francia invece, ancora avversa alla divulgazione della conoscenza, limitata dalle censure apportate dall’ancièn regime, vede nascere delle forme di saggi brevi e trattati stampati perlopiù clandestinamente, i pamphlets, in cui il nome dell’autore, la data e il luogo della stampa sono fittizi. Caratterizzati da uno stile tanto semplice e diretto quanto accattivante, i letterati francesi, attraverso il pamphlet, si prefiggono l’obiettivo di penetrare le menti dei lettori convincendoli delle proprie tesi e dell’infondatezza di una vita priva di ragione. Al fianco del pamphlet  l’Enciclopedia, nata anch’essa in Francia per opera dei philosophes Diderot e D’Alembert,  mira ad essere la principale fonte di conoscenza, capace di  raccogliere tutto lo scibile del tempo attingendo ai diversi settori della scienza. Moltissimi letterati francesi contribuiscono al progetto, compilando molte delle migliaia di voci organizzate a mo’ di dizionario che si possono trovare al suo interno.

Va inoltre sottolineato che l’intero processo di diffusione del sapere che caratterizza l’età dei lumi, vede le sue radici nello sviluppo della libertà e nel diritto di stampa, principio questo che, assieme alla libertà di parola, caratterizza l’Europa dei pensatori liberali del XIX secolo.

Come tutti i cosiddetti diritti di cittadinanza, anche il diritto di parola e di stampa si concretizza così come lo intendiamo oggi nel XX secolo. Unica eccezione al progressivo  riconoscimento di queste libertà la nascita delle dittature nazi-fasciste e comuniste del Novecento, le quali per affermare il proprio potere dittatoriale devono limitare e assoggettare i moderni mezzi di comunicazione al potere o all’ideologia dominante. Celebre la frase di Mussolini “Il cinema è l’arma più forte”, con cui si evidenzia come la libertà di espressione possa essere il fondamento per  l’antitesi totale della dittatura:  la partecipazione popolare.

L’ultimo momento saliente nella storia della libertà di parola e di stampa si può far risalire al 10 Dicembre 1948, quando viene proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”. In particolare vale la pena di sottolineare l’articolo 19:

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

L’ESERCIZIO DELLA LIBERTA’ DI PAROLA : I MASS MEDIA

Un mezzo di comunicazione di massa o mass medium è un mezzo di comunicazione attraverso cui è possibile diffondere un messaggio, secondo le caratteristiche proprie del mezzo, ad una pluralità di indistinti e diffusi destinatari, senza la necessità di un’interazione. Questi sono oggigiorno alcuni dei canali attraverso i quali viene esercitato il diritto di parola e di espressione, secondo forme diverse e in continua evoluzione.

 Fino alla Rivoluzione industriale lo sviluppo dei mass media è stato piuttosto lento. Dal XIX secolo si sono invece susseguite nuove invenzioni che hanno permesso, da un lato, di” trasferire” contenuti a distanza più velocemente, dall’altro, di raggiungere il pubblico, magari ampliandolo, più capillarmente.

 La prima invenzione: il  telegrafo.

Nella seconda metà del XIX secolo seguono il telefono e il cinema.
Nel XX secolo (il «secolo delle masse»), i mass media entrano nelle case private: prima la radio, poi la televisione e infine Internet, sì da cambiare, anche radicalmente,  le abitudini quotidiane di un numero sempre maggiore di persone.

Nel corso del tempo si è anche  diffusa l’idea che in una società democratica, affinché la democrazia possa dirsi completa e realmente tale, debbano essere presenti dei mezzi di informazione indipendenti che possano informare i cittadini su argomenti riguardanti i governi, le realtà economiche. Indubbio il vantaggio: i cittadini, pur disponendo del diritto di voto, non sarebbero per esempio in grado di esercitarlo con una scelta informata che rispecchi i loro reali interessi ed opinioni.

Certo i diversi mass media si diversificano per caratteristiche proprie, ma ognuno fa dell’informazione in tempo reale la sua prerogativa: l’importanza è infatti quella di giungere appena possibile nelle case degli ascoltatori o dei lettori, subito dopo un avvenimento o una notizia rilevante.

Il giornale, il più antico tra i mezzi di comunicazione di massa, ha dalla sua un linguaggio semplice, comprensibile perlopiù  da tutti, ma la carta stampata impone dei limiti di spazio che, a discapito del grande numero delle notizie pubblicabili, vengono aggirati attraverso titoli ad effetto e concetti chiave racchiusi già nella prima pagina. Questo porta così, talvolta, il lettore a non curarsi di leggere le notizie per intero, limitandosi ai titoli e agli occhielli, salvo poi approfondire quela notizie solo se veramente interessato.

La radio, assieme alla televisione, è però  il canale forse più semplice ed intuibile, grazie alla velocità della ricezione e la possibilità di ascoltare una notizia pur senza che questo necessiti di particolare attenzione.

Di notevole impatto  la televisione: ha portato il mondo nelle case degli italiani fin dagli anni ’50, aggiungendo all’importanza della parola propria della radio, la forza delle immagini in diretta dal luogo dell’avvenimento.

Il “medium” che ha saputo però meglio coniugare tutti gli aspetti di radio, tv e giornali, unendoli, ampliandoli e per certi aspetti migliorandone sensibilmente la qualità dell’informazione è senz’altro Internet. La rete sa infatti rispondere alle mancanze di tutti i mezzi di comunicazione di massa sopra elencati: l’assenza di limiti di spazio e tempo per la diffusione di una notizia, l’infinità di “canali” attraverso cui giungere alla notizia, la partecipazione collettiva e l’interattività, la capillarità informativa.

BREVE STORIA DI INTERNET

– 1960: Avvio delle ricerche di ARPA, progetto del Ministero della Difesa degli Stati Uniti

– 1967: Prima conferenza internazionale sulla rete ARPANET

– 1969: Collegamento dei primi computer tra 4 università americane

– 1971: La rete ARPANET connette tra loro 23 computer

– 1972: Nascita dell’InterNetworking Working Group, organismo incaricato della gestione di Internet. Ray Tomlinson propone l’utilizzo del segno @ per separare il nome utente da quello della macchina.

– 1973: La Gran Bretagna e la Norvegia si uniscono alla rete con un computer ciascuna.

– 1979: Creazione dei primi Newsgroup (forum di discussione) da parte di studenti americani

– 1981: Nasce in Francia la rete Minitel. In breve tempo diventa la più grande rete di computer al di fuori degli USA

– 1982: Definizione del protocollo TCP/IP e della parola “Internet

– 1983: Appaiono i primi server dei nomi dei siti

– 1984: La rete conta ormai mille computer collegati

– 1985: Sono assegnati i domini nazionali: .it per l’Italia, .de per la Germania, .fr per la Francia, ecc.

– 1986: Viene lanciato LISTSERV, il primo software per la gestione di una mailing list. In aprile, da Pisa, sede del Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico (Cnuce) viene realizzata la prima connessione Internet dall’Italia con gli Stati Uniti.

– 1987: Sono connessi 10 000 computer. Il 23 dicembre viene registrato “cnr.it”, il primo dominio con la denominazione geografica dell’Italia; è il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

– 1989: Sono connessi 100mila computer

– 1990: Scomparsa di ARPANET; apparizione del linguaggio HTML

– 1991: Il CERN (Centro Europeo di Ricerca Nucleare) annuncia la nascita del World Wide Web

– 1992: Un milione di computer sono connessi alla rete

– 1993: Apparizione del primo browser pensato per il web, Mosaic

– 1996: Sono connessi 10 milioni di computer

– 1999: Gli utenti di Internet sono 200 milioni in tutto il mondo

– 2008: Gli utenti di Internet sono circa 600 milioni in tutto il mondo

– 2009: Gli utenti di Internet sono circa 1 miliardo in tutto il mondo

– 2011: Gli utenti di Internet sono circa 2 miliardi in tutto il mondo

RISCHI E REATI : PRO vs CONTRO DI INTERNET

PRO

Velocità: la Rete consente di scambiare, ricevere, avere  informazioni a una velocità senza precedenti
Globalizzazione: la Rete ci permette il contatto immediato con persone a centinaia di kilometri di distanza favorendo l’avvicinamento delle culture
Economicità: troviamo molte risorse sul web con cui sostituire beni o servizi con dei costi (telefono, ebook, email etc.)
Emancipazione: le ultime rivolte nei paesi arabi hanno avuto come motore la Rete e i social network

CONTRO

Rischi informatici: possibilità di contrarre virus per il proprio computer e diffonderlo
Rischi individuali: possibilità di incontrare persone poco desiderate (pedofilia, molestie etc.)
Rischi per la propria privacy: senza accorgercene carichiamo in rete centinaia di piccole “tracce” con cui si può facilmente costruire un identikit della nostra persona
Rischi di commettere reati quali:

  • Contro il diritto di autore (pirateria, frode etc.)
  • Contro l’altrui reputazione (ingiuria, diffamazione)
  • Contro il buon costume (pornografia, crimini d’odio, apologia di reato etc.)

RISCHI INFORMATICI: hacker, spam etc.

RISCHI INDIVIDUALI

Molestava ragazzine via Facebook, trentenne condannato
Da Città di Genova

Genova – Un genovese di 30 anni è stato condannato a 4 anni ed otto mesi di reclusione con l’accusa di sostituzione di persona, violenza privata, violenza sessuale e detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. L’uomo, residente nell’estremo ponente ligure, spacciandosi per un sedicenne avrebbe molestato ragazze di età compresa fra i 12 ed 15 anni attraverso il social network Facebook. Le molestie via Web sarebbero iniziate nel 2010 mentre l’uomo è stato arrestato nel giugno scorso dopo che in un caso una ragazza avrebbe subito anche delle molestie mentre altre due sarebbero state indotte ad inviare foto a seno nudo.

RISCHI PER LA PROPRIA PRIVACY
Scopre la sua vita sul giornale che ne ha raccolto le tracce sul web
Da Repubblica

PARIGI – “Buon compleanno, caro Marc. Il 5 dicembre 2008 festeggerai i tuoi ventinove anni”. Comincia così un testo pubblicato nel numero di dicembre-gennaio del bimestrale Le Tigre. Testata poco conosciuta e alternativa e che è riuscita a fare quel che tutti temiamo, ma che in fondo pensiamo sia solo frutto dei nostri fantasmi: la biografia di un qualunque signor Rossi, ricostruita grazie a tutte le tracce lasciate su internet nell’arco di una decina d’anni. L’interessato, sgomento, l’ha scoperto poco tempo fa e ha protestato, ma inutilmente: tutto quel che si può trovare sul suo conto è pubblico ed è stato messo in rete da lui stesso.

REATI CONTRO IL DIRITTO DI AUTORE: pirateria, download illegale etc.

REATI CONTRO L’ALTRUI REPUTAZIONE

La diffamazione corre veloce sul web. Ex fidanzati in causa Da Cesena Today 
Internet e le nuove frontiere della comunicazione impongono anche il rispetto delle leggi. Non solo della privacy. Particolare attenzione ai casi di diffamazione che possono correre veloce sul web e le bacheche di Facebook si prestano a facili insulti. E’ il caso di una coppia di ragazzi che non si è lasciata proprio nel migliore dei modi. Anzi, dopo la fine della relazione, nel mese di agosto 2010, i due, lei ventenne lui sui trenta, si sono incontrati di nuovo ma nelle aule di tribunale.
La ragazza ha deciso di sporgere denuncia per diffamazione dopo che il suo ex aveva scritto ingiurie ed epiteti contro di lei su Facebook. “

REATI CONTRO L’ORDINE PUBBLICO:

Indagato per istigazione all’ odio
Da Corriere della sera

TORINO – È indagato per l’ ipotesi di reato di istigazione all’ odio razziale il professore di Torino finito sulle prime pagine dei giornali dopo che su Facebook aveva minacciato una strage nella sinagoga della città e postato frasi razziste. La Digos della polizia di Torino ha perquisito il suo appartamento, da cui ha prelevato due computer e altro materiale informatico

Dossier a cura di Tiziano Milan e Michele Nardi

II^E classico

I.S.I.S.”G.LEOPARDI – E. MAJORANA”

PORDENONE

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