Marco Paolini e i giovani – Liviana Covre

Marco Paolini, presente a Pordenone con il suo ultimo successo ITIS Galileo, ha incontrato gli studenti sabato 31 marzo, nel teatro Verdi per parlare con loro di storia e di teatro. Non posso non riandare con la memoria al lontano 1998, quando nacque il progetto Adotta uno spettacolo, promosso dall’Associazione per la prosa di Pordenone e proprio Marco Paolini si sottopose a una delle prime interviste degli studenti. Rappresentava “Bestiario Veneto” ed ebbe grande parte nel merito di avvicinare i giovani al mondo del teatro, una delle forme d’arte più popolari che nella scuola non aveva però  lo spazio adeguato: troppo spesso infatti si faceva coincidere la conoscenza con le discipline canoniche e quest’arte ricchissima veniva posta in considerazione minore, affidata a qualche lettura in classe che ne trascurava il carattere visivo. A Paolini si deve il riconoscimento di aver capito l’importanza del contatto dell’attore con il pubblico dei giovani a cui permise di presentarlo ai pordenonesi presenti all’Auditorium Concordia, in un’intervista che affrontava i numerosi aspetti della sua opera e della sua attività teatrale. Col tempo quelle splendide occasioni di dialogo con gli interpreti, l’anima più vera del teatro, sono andate  scemando per lasciare spazio ad altre iniziative all’interno del teatro Verdi, certamente valide ma che non hanno lo stesso impatto emotivo sui ragazzi che, invece, nelle interviste con gli attori venivano catturati dalle stesse emozioni vissute durante lo spettacolo.  Scrive Carlo Collodi: «Gli smeraldi, le perle, ed i diamanti/Abbaglian gli occhi col vivo splendore;/Ma le dolci parole e i dolci pianti/Hanno spesso più forza e più valore». Dunque, quale cibo migliore per crescere che le emozioni della parola capace di diventare musica anche nella quotidianità, come solo un attore sa fare? Un mondo speciale, estraneo a qualsiasi altro contesto. Per farla breve insomma…Il mondo dell’arte che qualunque incontro con gli specialisti e i tecnici del settore non può uguagliare: il profondo interscambio di emozioni, di impressioni, di confronto continuo che il teatro porta con sé ha bisogno della figura centrale dell’attore. Così è stato con Lella Costa, con Luca De Filippo, con Paolo Rossi e con tantissime altri importanti interpreti e così si è svolto l’incontro con Marco Paolini che ha saputo spiegare agli studenti i diversi registri linguistici che governano la parola e la musicalità generata nella voce di un attore. Così lo spettacolo non si esaurisce in quell’ora e mezza di risate o lacrime che il pubblico può applaudire, ha un volume e una portata che travalica la scena e che si compone di un ‘prima’ e di un ‘dopo’. Diventa un lavoro intenso e gratificante, è un racconto che inizia con l’amore per quest’arte, che coinvolge tante persone, che culmina con la rappresentazione, che prosegue nella scrittura di una recensione e di ogni altra forma di commento. Perciò conservo ancora la brochure realizzata da quei primi studenti che hanno aperto la via ai numerosi incontri successivi che si traducono ora in grandi numeri di studenti presenti a teatro: a quei giovani va il merito di aver dato vita a una raccolta di firme per la realizzazione di uno spazio teatrale degno della città di Pordenone e di aver creato una organizzazione progettuale ancora valida; a Marco Paolini, che ricorda ancora quella lontana intervista e la brochure su cui ha posto oggi il suo autografo, dobbiamo  il ringraziamento per avere accettato il confronto con gli studenti a cui lontani compagni di scuola hanno idealmente passato il testimone.

Liviana Covre

Recensione dello spettacolo rappresentato all’Auditorium Concordia il 182\99

“Prima de parlar, tazi”: in queste parole si compendia la scarna essenzialità di una realtà contadina appartenente ad un passato, recente ma antico, che ruotava attorno alla famiglia patriarcale e ritrovava nei racconti dei Filò la propria identità culturale.

Quel mondo è rapidamente mutato e in poco tempo una terra, segnata dallo scorrere lento dei fiumi e dai suoni familiari di mille campanili, si è trasformata in una realtà industriale nella quale c’è spazio solo per i capannoni e i ritmi frenetici di una produttività esasperata.

Se tale evoluzione ha suscitato l’interesse di indagini demoscopiche che si sono tradotte nell’analisi economica del giornalista G.A. Stella, hanno anche offerto a Marco Paolini l’occasione per regalarci uno spettacolo teatrale che diventa una ricerca delle radici contadine da cui l’attore stesso proviene e voce corale di una realtà che appartiene a tutti noi abitanti del nord-est.

Già da tempo Marco Paolini mette in scena diari della memoria, passando dalla tragedia del Vajont alla ballata su Venezia, raccontata nel Milione.

Con Bestiario Veneto ha intrapreso una nuova avventura, inventando un percorso onirico fra passato e presente in cui si aggira, disegnando le storie in un viaggio che va da ieri ad oggi.

Questa nuova ballata non vuole essere un semplice omaggio alla propria terra, ma una riflessione amara, a tratti arrabbiata, ma mai nostalgica di un mondo che fatica a ritrovarsi in una realtà tanto mutata.

“Di ideologie posso fare a meno, di memorie no”: dice Paolini. “Mi serve memoria e uno sforzo di immaginazione” e immaginare significa saper leggere, vedere, ascoltare, riconoscere, “paesaggire”, riconoscere che cosa manca e che cosa c’è nella realtà in cui viviamo.

Ecco che allora Paolini ricerca in questo viaggio le voci non ancora perdute della natura e degli uomini e le ritrova nei versi dei poeti di questo tempo. “Parole mate” è il sottotitolo dello spettacolo, parole di poeti come Marin, Zanzotto, Noventa, Tavan, Corona che hanno conservato nei suoni vernacolari un legame saldo e tenace con la realtà contadina.

Marco Paolini è il perno principale attorno al quale ruota tutto lo spettacolo; è un interprete nel senso etimologico del termine, in quanto ricopre la figura di mediatore, concorrendo a fissare un valore di scambio culturale tra ieri e oggi.

Con una recitazione scarna ed essenziale, senza mai cadere nella facile civetteria dell’attore che gioca con i suoni onomatopeici, ma rivelandosi moderno e raffinato dicitore, con questo spettacolo offre alla sua terra un gesto d’amore, seppur velato da toni di malinconia e amarezza. L’attore-autore si avvale del gruppo musicale Maistral, nato nel 1997 proprio nell’ambito della collaborazione teatrale con l’attore veneto. Il principale artefice del gruppo è Fabio Furlan, chitarrista compositore delle musiche, eseguite durante gli spettacoli Il Milione, L’Orto, e ora Bestiario Veneto.

Il gruppo, formato da altri quattro elementi, accompagna Paolini nel suo spettacolo e interagisce con lui grazie alla musica, aiutando l’attore a marcare la recitazione e a rendere il tutto molto più coinvolgente.

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2 thoughts on “Marco Paolini e i giovani – Liviana Covre

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