L’albero dei sacilesi:“Una montagna di versi vi affonderà”

C’è una frase di Pietro Citati che mi ricorre nella mente quando passo davanti alla magnolia di viale Zancanaro:“Gli alberi hanno la stessa dignità di una cattedrale. Questo ci fa capire che noi dobbiamo difendere ogni quercia, ogni pino, ogni leccio, come se difendessimo le pietre stesse della cattedrale.”
L’albero è sempre stato per l’uomo una presenza importante, un preciso riferimento su cui far confluire credenze, misteri, allegorie, epifanie. Già nella Genesi si parla dell’“Albero della vita”, fonte di alimentazione e di sostanze capaci di produrre l’estasi, ma è nelle antiche civiltà che diventa esso stesso una divinità alla quale viene tributata tutta una serie di riti religiosi collegati allo scorrere della vita, al culto dei defunti o addirittura ai simboli dell’universo.
Così i grandi alberi secolari sono dei veri e propri monumenti naturali, la cui bellezza e maestosità sono paragonabili alle grandi opere umane, come le austere cattedrali della cristianità, perché gli alberi posseggono una forza straordinaria che si traduce nella spinta della linfa verso l’alto quale simbolo di quella bellezza, che solo la natura possiede, di contraddire la gravità. Gli alberi affondano le loro radici nella nostra terra, ma affondano radici ancora più profonde nell’immaginario di chi sa comprenderne la simbologia carica di riferimenti culturali ed etnologici e ne condivide l’analogia di protezione, armonia e bellezza. Chi, allora, meglio dei poeti e dei letterati ha avvertito e celebrato la bellezza della natura? Da Keats a Shelley, dagli autori classici come Virgilio e Lucrezio ai romantici come Byron, la potenza della poesia ha saputo registrare anche i suoni silenziosi della natura, grazie all’assoluto che la caratterizza e non la contamina con nulla, nemmeno con le voci dissonanti degli umani. Così di frequente la parola poetica si rivolge al mondo vegetale e ripara alla mancanza di comunicazione con ciò che ci circonda, offrendoci una testimonianza nuova del legame che ci unisce a quella terra da cui tutti proveniamo e a cui tutti ritorneremo. Poiché credo che nella bellezza risiede la verità, alla bellezza attingo, nell’illusione di creare uno scudo protettivo alla scure che sta per abbattersi sulla magnolia sacilese. Sui suoi rami appendiamo poesie e frasi di letterati celebri che ci ricordino quanto gli alberi ci amino, anche quando non lo meritiamo, affinché quella magnolia diventi  il simbolo del rifiuto dei sacilesi a proseguire sulla strada dell’annientamento di ciò che è bello e appartiene alla nostra memoria. Noi abbiamo scelto le parole che più amiamo e chiediamo ai nostri concittadini di accompagnare i loro figli a leggerle e condividerle. Siamo certi che i giovani, di tutte le età, sapranno ascoltare la voce inerme di una magnolia che avvolge col profumo dei suoi fiori perfino la mano che sta per abbatterla . Questa magnolia diventi il simbolo della sinergia fra la bellezza della natura e quella dell’arte, diventi l’albero dei sacilesi e da lei i sacilesi ricavino la forza per urlare in silenzio contro l’obbrobrio che si sta perpetrando. Invitiamo i nostri concittadini a inviare all’Amministrazione Sacilese (segreteria@com-sacile.regione.fvg.it) poesie, racconti, aforismi dedicati agli alberi e così, parodiando qualcuno che disse:“Una risata vi seppellirà”, noi, che auguriamo lunga vita a tutti, potremo dire:“Una montagna di versi vi affonderà!”.

Liviana Covre

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