Recalcati: professore di desideri

«Noi non possediamo il desiderio, ma è lui che ci possiede».
Con questa affermazione lo psicoanalista Massimo Recalcati, in un recente intervento a Pordenone-legge, ha cercato di spiegarci che non possiamo imporci al desiderio, perché esso è una forza che ci spinge verso molte direzioni.
Il desiderio non è né giusto né sbagliato perché «il desiderio non segue la morale». Il bene del desiderio coincide con la sua realizzazione, anche se, talvolta, può entrare in conflitto con i desideri altrui.Questo atteggiamento potrebbe essere visto come un atto di egoismo. Recalcati afferma invece che «l’egoismo è imporre agli altri il proprio desiderio».
Il compito dello psicoanalista è quello di trovare la vocazione di ognuno: «Se una persona segue la vocazione, realizza la propria beatitudine, al contrario c’è la malattia»
Inoltre, «il desiderio umano si soddisfa quando si è desiderati». Ma ciò non è così semplice, poiché uomini e donne hanno visioni diverse dei concetti di amore e di godimento: gli uomini hanno una visione feticistica, perché desiderano il “pezzo” (ovvero una parte del corpo). Le donne, al contrario, non vogliono essere parcellizzate. Infatti, cercano sicurezza e continue conferme: loro non sono innamorate del “pezzo”, ma dell’amore che ricevono.
Inoltre, a rendere più complesso il rapporto tra uomo e donna, negli ultimi decenni si è verificata un’importante trasformazione. Per Recalcati, infatti: «Con l’emancipazione femminile, c’è un’assimilazione della visione maschile da parte della donna».
Tralasciando questi casi particolari, c’è quindi una disimmetria dei godimenti tra i due generi, quello maschile e quello femminile. Quando questa si supera e «quando l’oggetto diventa insostituibile c’è amore».
Il desiderio è comunque difficile da soddisfare. Infatti, «l’homo felix è eternamente insoddisfatto».
A questo proposito, Lucrezio scrive: «L’uomo è come un vaso forato, è un buco che non può essere colmato perché fatto della stessa stoffa di cui è fatto l’uomo».
Anche se il desiderio è un niente, è perennemente dentro di noi perché questa presenza costituisce “l’Io stesso”. Per questo, anche se non ne siamo consapevoli, l’assenza dell’oggetto ci porta ad uno stato febbrile e di sofferenza.
Dunque, il desiderio per l’uomo è come la luce per una falena: lo attira fino a “bruciarlo”.

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