Trieste e il Bosone di Higgs

“Tutti gli uomini desiderano sapere”, dice Aristotele seduto sulla sedia a sdraio. Si sa.
Il mondo inizia a Barcola. Quell’insolita spiaggia fatta di mattoni e alberi e panchine attira una moltitudine di persone in ogni giorno della settimana (infatti si sa come funziona il lavoro in quei posti e ne è una dimostrazione eloquente il depliant della manifestazione). Il lungomare triestino però è insolitamente vuoto in questo venerdì di fine settembre. Eh, non c’è spiaggia, non c’è tramonto o alba marittimi che tengano. Quando c’è un avvenimento le persone, volenti o nolenti, si precipitano a parteciparvi. E’ come una calamita che attira a sé qualsiasi persona con qualsiasi passione. TriesteNext. La manifestazione che guarda al futuro. Argomento della tre giorni triestina il cibo, in tutte le sue possibili sfaccettature. Ovviamente non sono mancati anche i fuori programma come la conferenza sul Bosone di Higgs e l’eccezionale Itis Galileo di Marco Paolini, solo per citarne due. Proprio alla prima siamo andati. Un argomento che è quasi cronaca. Infatti, nonostante la sua ipotesi risalga al 1963 da parte di (ma va?) Higgs, risale solo a pochi mesi fa la dimostrazione della sua esistenza al CERN di Ginevra. Relatori sono stati Fulvio Tessarotto e Massimo Casarsa, entrambi esimi scienziati, l’uno al CERN di Ginevra, l’altro in un importante laboratorio di Chicago. L’argomento è stato appunto il bosone di Higgs, passando per tutti i procedimenti che sono stati fatti per scoprirne l’esistenza, i rivelatori, gli esperimenti, le particelle atomiche e subatomiche. In poco più di un’ora si è spaziato in tutti i campi della fisica nucleare per capire cosa in realtà sia il bosone di Higgs e a cosa serva. Ancora molto si deve capire su questa misteriosa particella, e la conferenza si conclude, come è quasi d’obbligo a TriesteNext,  con un epitaffio al futuro:“Tra uno o due anni potremo raddoppiare la potenza dell’accelleratore di Ginevra e potremo sicuramente capire di più non solo sul bosone di Higgs, ma anche sulla materia oscura, che è buona parte dell’universo e di cui non si sa assolutamente nulla”. Le trasparenze e i video visti alla conferenza sono reperibile sul sito www.ts.infn.it.
Bene! Bravo! Bis!
Eccoci accontentati, al teatro Miela, una documentario sulle abitudini alimentari e collegamenti di queste con il patrimonio genetico lungo il tragitto della via della seta. Come può influenzare un’abitudine alimentare il DNA? Quanto conta il tipo di cibo che si mangia? Il documentario si propone di dare una risposta a queste e ad altre domande riguardanti le connessioni tra cibo e geni. Ad esempio una tribù che è abituata da generazioni a mangiare cibi dolce e quindi è più sensibile rispetto ad altri all’amaro, possiede geni diversi che riguardano quell’ambito.
Dopo mille domande al capo del progetto e alle altre persone che hanno passato 45 giorni in jeep su e giù per le gobbe degli istan, tutti fuori, con un po’ di anticipo. Via in piazza dell’Unità. Lì gli stand in centro alla piazza attiravano le persone, ma noi da buoni triestini adottivi abbiamo utilizzato il tempo che rimaneva per un nobile ed altissimo scopo. Tutti in bar! Offro io!

Filippo Menegotto IVBs

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