Leggere per uscire dalla crisi

Piero Dorfles, giornalista e critico letterario noto al pubblico anche per la sua presenza nel programma televisivo della Rai “Per un pugno di libri”, il 30 ottobre è stato ospite al teatro Verdi di Pordenone nell’ambito del progetto “Adotta uno spettacolo”.

Dorfles è anche uno scrittore molto legato alle tematiche della comunicazione radiotelevisiva, come si nota dalle sue ultime opere: “Atlante della radio e della televisione”, “Carosello” ed “Il ritorno del dinosauro, una difesa della cultura”. Tali tematiche sono state condivise anche durante l’intervista dallo stesso autore, che ha giustificato la necessità di scrivere un pamphlet in difesa della cultura: egli parla infatti di totale svalutazione del sapere, che è stata pian piano raggiunta grazie ai sempre più diffusi comportamenti di disattenzione nei confronti della protezione della trasmissione della conoscenza. Dorfles suggerisce quanto fondamentale sia il processo di apprendimento, e quindi di esercizio mentale, per lo sviluppo di un paese proponendo l’eclatante esempio della Grecia: da culla del sapere a cui il mondo attingeva, in seguito ad una drastica interruzione dell’esercizio del pensiero astratto, ha iniziato un percorso di discesa che, com’è possibile osservare al giorno d’oggi, l’ha portata tanto al tracollo finanziario quanto alla perdita del primato come promotrice di cultura. Proponendo tale esempio, Dorfles vuole mostrare come la perdita dell’esercizio del pensiero astratto possa portare un paese alla crisi, e in particolar modo, vuole mostrare come l’odierno disfacimento economico sia provocato da questa recente svalutazione della cultura. Concentrandosi poi sulla realtà italiana, l’autore dirà infatti che si è giunti a questa situazione a causa della sottovalutazione di coloro che “distribuiscono” la cultura e che ne sono i maggiori portatori: gli insegnanti.
Si propone quindi come convinto sostenitore del sapere e dell’importanza della lettura, unico strumento di esercizio del pensiero astratto, ossia della capacità di immaginare e progettare anche ciò che esiste solo nella nostra fantasia. Egli sembra infatti identificare nella collettiva immaginazione l’unico antidoto contro l’odierna decadenza, ribadendo nell’ultima parte della sua intervista come la fantasia debba essere sempre stimolata e lasciata libera davanti agli interessi dei giovani, e non costretta all’analisi di opere che estenderebbe nei ragazzi il disinteresse per queste ultime alla totalità dei testi in circolazione (“Un ragazzo dev’essere libero di poter dire “questo libro mi fa schifo”, e di chiuderlo senza dover essere costretto a sprecarci del tempo che lo porterà ad odiare l’opera in sé e i libri più in generale”), chiude infatti sostenendo che “leggere non deve mai essere un’imposizione, bensì puro e semplice piacere”.

                                                              Valentina Collodel e Francesca Zanuttini (5^Bs)

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