Il relativismo di “Così è (se vi pare)” (al Teatro Verdi)

Così è (se vi pare) è un’opera teatrale composta da Luigi Pirandello nel 1917 che rispecchia chiaramente la visione relativista del suo mondo contorto. La genialità di Pirandello sta nel proiettare in una quieta cittadina di provincia tutte le angosce e le incertezze che porta con sé la sua filosofia riuscendo a incuriosire particolarmente lo spettatore e a trattenerlo con il fiato sospeso fino alla fine. Altrettanto geniale è stato il regista Michele Placido che, esortato dal produttore Francesco Bellomo, ha portato in scena una fedele e chiara esposizione del mondo pirandelliano e del suo teatro. Tutta la vicenda e gli avvenimenti sono incentrati su un solo morboso desiderio di conoscere quale sia la verità: i personaggi dell’opera non fanno altro che interessarsi di fatti altrui, e cercano di scoprire se sia pazzo il signor Ponza, che ritiene di essersi sposato con Giulia poiché la sua prima moglie è morta prematuramente e che giudica pazza la suocera, o quest’ultima, che ritiene che sua figlia sia in realtà viva e che accusa il signor Ponza di tenerla segregata in casa dandogli a sua volta del pazzo. Come affermerà Lamberto Laudisi, che incarna il pensiero filosofico di Pirandello: «Il guaio è che, come ti vedo io, gli altri non ti vedono… Tu per gli altri diventi un fantasma! Eppure, vedi questi pazzi? Senza badare al fantasma che portano con sé, in se stessi, vanno correndo, pieni di curiosità, dietro il fantasma altrui! E credono che sia una cosa diversa.»
Dopo inutili congetture viene infine portata in casa di Agazzi la moglie del signor Ponza per chiarire il malinteso che si era venuto a creare: le luci si abbassano e con sorpresa dal pubblico sale lentamente sul palco una giovane, l’unica che può rivelare la verità.
E la fatidica verità è…che non esiste un’unica verità. La giovane è “colei che la si crede”.
Il grande cast composto da persone di rilevale importanza quali Giuliana Lojodice, Pino Micol o Luciano Virgilio riesce a coinvolgere lo spettatore permettendogli di entrare nella magia e nella complicatezza del mondo pirandelliano. Colpisce in particolar modo la scelta dello scenario costituito da frammenti di specchi nei quali viene continuamente riflessa l’immagine degli attori in scena quasi rivelando la molteplicità delle loro identità, i fantasmi che essi portano con sé senza nemmeno accorgersene.

Caterina Toffolo, V Bs

 

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