La tigre è ancora viva! Omaggio a Emilio Salgari

Inaugurazione mostra sabato 19 gennaio – ore 18.00 – primo piano Sezione Adulti

Presentazione di Lucio Costantini

Durata della mostra dal 19 gennaio al 28 febbraio
orario: lunedì 14-19; da martedì a sabato 9-19

ImmagineL’esposizione è costituita da quindici grandi pannelli: vi è la bibliografia completa delle opere salgariane, vengono presi in considerazione gli illustratori più famosi, in primo luogo Alberto Della Valle. Un pannello illustra le traduzioni dei romanzi e un altro è interamente dedicato al capolavoro di Salgari: Il Corsaro Nero. Testi e immagini accuratamente scelti consentono di esplorare le fattezze di Sandokan. Altri pannelli si soffermano sui ciclo indo-malese, dei Corsari e del Far West. Nella mostra si dedica attenzione anche alla trasposizione delle opere dello scrittore in fumetto. Il pannello intitolato “Hanno detto di Salgari” presenta i volti di personaggi della cultura, dell’arte, dello spettacolo che hanno lasciato testimonianze su Salgari. Non manca ovviamente un pannello esplicativo sull’Associazione friulana Emilio Salgari di Udine, ideatrice dell’esposizione che ha prestato alla Biblioteca Civica i materiali e ne ha curato l’allestimento. Una serie cospicua di bacheche espone edizioni di romanzi salgariani, tra cui alcune preziose prime edizioni. Non mancano esemplari di armi bianche citate da Salgari nel ciclo indo-malese, né un’uniforme e una serie di figurini e medaglie inglesi che si riferiscono al periodo coloniale indiano. Interessanti anche le splendide riproduzioni di maschere indonesiane.

Emilio Salgari nacque a Verona il 21 agosto del 1862 da una famiglia di modesti commercianti; nel 1878 si iscrisse al Regio Istituto Tecnico e Nautico “P.Sarpi” di Venezia, ma senza ottenere la licenza. Come “uomo di mare” compì solo alcuni viaggi di addestramento a bordo di una nave scuola e successivamente un viaggio (probabilmente in qualità di passeggero) sul mercantile “Italia Una”, che per tre mesi navigò su e giù per l’Adriatico, toccando la costa dalmata e spingendosi fino al porto di Brindisi; ma il Capitano Salgari non smise mai di credere e narrare le sue avventure.
Nel 1883 inizia a collaborare con il giornale “La Nuova Arena”, della sua città Verona, sulle cui pagine apparve a puntate il suo primo romanzo, “Tay-See”, stampato successivamente (dopo aver subito varie modifiche alla trama) con il titolo “La Rosa del Dong-Giang”; nell’ottobre dello stesso anno escono le prime puntate di “La Tigre della Malesia”. Inizia così la sua fortunata e tormentata carriera di scrittore che annovera al suo attivo circa ottanta romanzi e un numero ancora imprecisato di avventure e racconti.
Nel 1889 il suicidio del padre: primo di un’impressionante catena formata dallo stesso scrittore nel 1911, dal figlio Romero nel 1931 a 33 anni, dal figlio Omar, testimone e interprete della leggenda paterna, nel 1963. Nel 1892 si sposa con Ida Peruzzi (che il marito chiamerà affettuosamente per tutta la vita “Aida”, come l’eroina di Verdi): un matrimonio, questo, a suo modo riuscito (ma la moglie morirà internata in manicomio); nello stesso anno la famiglia Salgari, ampliatasi con la nascita della piccola Fatima (la primogenita, seguiranno poi tre maschietti: Nadir nel 1894, Romero nel 1898 e Omar nel 1900), si trasferisce a Torino, dove lavora per l’editore Speirani, casa editrice per ragazzi; nel 1898 l’editore Donath lo convince a trasferirsi a Genova ed è qui che stringe amicizia con Giuseppe “Pipein” Gamba che sarà il suo primo grande illustratore. Sono anni buoni, interrotti da un nuovo trasferimento a Torino, nel 1900. Le condizioni della famiglia si fanno precarie, nonostante l’incessante lavoro per mantenere un rispettabile decoro borghese; rompe il contratto con Donath e passa a Bemporad (per cui, dal 1907 al 1911 scrive 19 romanzi). Il successo, specialmente tra i ragazzi, continua, diversi titoli raggiungono le 100.000 copie, anche se la critica ignora la sua produzione. Il collasso nervoso e il ricovero della moglie sono il colpo di grazia per un uomo stremato. Scrive tre lettere, ai figli, agli editori, ai direttori dei giornali torinesi e si toglie la vita il 25 aprile 1911. La sua opera tuttavia è rimasta viva a nutrire con tutto il suo fascino la fantasia di generazioni di ragazzi e non.

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