La scomparsa di Majorana – Leonardo Sciascia

la scomparsa di majoranaLeonardo Sciascia nel 1975 scrive un romanzo dedicato alla presunta morte nel 1938 di Ettore Majorana, scienziato di spessore degli anni 30 allievo all’università di fisica teorica di Roma di Enrico Fermi. Il terzo capitolo del libro si apre con alcune informazioni sull’istruzione di Majorana, da lui stesso scritte nel 1932: “Nel 1928, desiderando di occuparmi di scienza pura, ho chiesto e ottenuto il passaggio alla Facoltà di Fisica e nel 1929 mi sono laureato in Fisica Teorica sotto la direzione di S.E. Enrico Fermi svolgendo la tesi: ‘La teoria quantistica dei nuclei radioattivi’ e ottenendo i pieni voti e la lode.”
Il libro di Sciascia pone un grande quesito irrisolto, ovvero la morte di Majorana: è davvero morto come è emerso dalle indagini o è fuggito per qualche motivo? L’autore avanza molte ipotesi ben documentate, infatti secondo alcune fonti Majorana avrebbe avuto motivi per nascondersi, per scappare. Secondo alcuni studiosi lo scienziato nei suoi studi aveva scoperto importanti informazioni riguardo la bomba atomica. È stata forse la consapevolezza della potenza di distruzione di questa a costringerlo a scappare? Sciascia riporta anche come Majorana nel periodo prima della sua scomparsa si frequentasse con un altro scienziato, Heisenberg, che conobbe durante un viaggio di lavoro a Berlino. Questo è considerato uno dei più importanti scienziati riguardo all’invenzione della bomba atomica, ma a differenza di altri, questi si interrogava molto sull’etica e si faceva molti scrupoli, rallentando il progetto. Durante quel periodo Majorana scrisse molti trattati, ma distrutti, forse da lui stesso. L’autore si chiede che cosa avesse scoperto in quel periodo Majorana, forse qualcosa di troppo grande e potente, dalla capacità di distruggere tutto come la bomba atomica? Secondo Fermi Majorana era un genio e allora l’autore si chiede “perché dunque non avrebbe potuto vedere o intuire quel che gli scienziati di terzo, secondo e primo rango ancora non vedevano o non intuivano?”.
Secondo le indagini ufficiali sulla scomparsa di Majorana egli si è suicidato, viste le due lettere di addio lasciate alla sua partenza per Palermo. Il giorno seguente però egli dichiarò di essere di ritorno a Napoli e di distruggere quelle lettere. Secondo la polizia si è suicidato in mare, visto il mancato ritrovamento del corpo. La causa è stata per le forze dell’ordine la sua follia dovuta forse anche all’appena terminata inchiesta sulla sua famiglia, “il caso Majorana”, per un omicidio. Sciascia a proposito scrive:“mostruoso ci appare l’ingranaggio ambientale e giudiziario in cui per otto anni persone evidentemente incolpevoli si trovarono prese fino all’esaurimento, fino alla follia”. Ma all’autore questa via di fuga non sembra fattibile. Infatti egli dice che “l’esaurimento nervoso o la follia non sono porte aperte da cui si esce e si entra quando si vuole”. Infatti Majorana viveva nella lucidità visti i suoi studi, e una persona non può essere folle e lucida nello stesso momento. Un altro punto di forza sulla tesi di Sciascia è il fatto del mancato ritrovamento del corpo. Egli infatti paragona questo fatto al mito di Ulisse: “la scelta – di apparenza o reale – della “morte per acqua”, è indicativa e ripetitiva di un mito: quello dell’Ulisse dantesco. E il non far ritrovare il corpo o il far credere che fosse in mare sparito, era un ribadire l’indicazione mitica”.
L’autore avanza l’ipotesi che Majorana si sia nascosto in un convento di certosini, infatti racconta che durante un colloquio avuto con il direttore del giornale “L’Ora” Vittorio Nisticò, questi si sarebbe improvvisamente ricordato di un fatto: “intorno al 1945, aveva visitato, in compagnia di un amico, un convento certosino; e a un certo punto della visita, da un “fratello”, avevano avuto la confidenza che nel convento, tra i “padri”, si trovava «un grande scienziato»”. Sciascia non  è e non può essere certo sulla scomparsa di Majorana, ma lascia il dubbio irrisolto: “Qualcuno qui, in questo convento, si è forse salvato dal tradire la via tradendo la cospirazione contro la vita; ma la cospirazione non si è spenta per quella defezione, il dissolvimento continua, l’uomo sempre più si disgrega e svanisce in quella stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”.
Questo romanzo è molto interessante ed è curioso come la polizia abbia così frettolosamente concluso il caso Majorana. Le ipotesi dell’autore e quelle che riprende formulate da altri studiosi sono molto convincenti. Credo che questo caso rimarrà per sempre irrisolto, anche se non ufficialmente. La causa della scomparsa di Majorana rimarrà per sempre nel dubbio e nell’incertezza.

                                                                                                   Eleonora Bovolenta, 4As

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