Il cantastorie del cacao

Cacao AmadoJorge Amado nasce nel 1912 figlio di un colonnello proprietario di una piantagione (fazendeiro) e partecipa in prima persona alla grande epopea del disboscamento della foresta e alla lotta per il possesso della terra e delle enormi piantagioni del cacao nella zona a nord est del Brasile. Proprio per descrivere in prima persona la vita dei lavoratori delle fazendas di  cacao, Amado a soli vent’anni scrive Cacao. Il suo è un racconto di canta storie che attraverso la voce di un bracciante,  nato benestante la cui famiglia si era ridotta in povertà, narra le fatiche disumane, gli amori travolgenti e sensuali, la crudele violenza dei proprietari terrieri. Non c’è in realtà una vera trama, ma un insieme di episodi che narrano le vicende di vari personaggi: avventurieri, prostitute braccianti, fazendeiros. Alcuni di loro abbrutiti dalla vita grama, bruciati dal sole, logorati dal lavoro, sembrano delle bestie pronte alla violenza eppur innocenti, come il negro Honorio che non riusciva ad imparare a leggere, uccideva per il coronel, ma diceva che un giorno avrebbe ucciso tutti i fazendeiros così loro contadini si sarebbero divisi la terra, ma intanto pensava a cantare, bere e divertirsi il sabato sera. Nello sfondo vengono narrate le prime vicende della lotta di classe, i primi scioperi, e come dice il narratore/protagonista “ l’amore per la sua classe, per i braccianti e gli operai, amore grande e umano, avrebbe cancellato l’amore meschino per la figlia del padrone”. Tutto questo è raccontato da Amado con linguaggio semplice, ricco di termini locali, leggero, non cupo, anzi allegro e solare, che invoglia alla lettura.
Nei libri di Amado le vicende romanzesche sono intrecciate con le vicende politiche, le lotte di classe, la storia latino-americana. Tutto questo viene raccontato con l’uso di un tono fiabesco e meraviglioso, i personaggi sono intrisi di magia, spesso nelle vicende raccontate vengono richiamate leggende dell’Africa oppure  miti, suoni e atmosfere della selva abbattuta e bruciata per lasciar posto alle nuove piantagioni. E’ un mondo lontano e sconosciuto, ricco di misteri, e proprio per questo attira. Amado stesso dice riguardo la sua opera “… voglio continuare con orgoglio e umiltà a concepire e partorire uomini e donne, capitani della spiaggia, naviganti, jaguncos, vagabondi e puttane che sono l’innocenza e la fantasia, nascono dalle mie viscere fecondate dal popolo, dal cuore, dal midollo, dagli intestini e dai testicoli”. È questa passione, questo orgoglio che trapela dai suoi libri ed è la loro più grande attrattiva.

Alberto Rosso, 4Ds

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