Filosofare/3 – Arte politica

Contributo alla discussione della classe 3C scientifico

Nel V secolo ad Atene la politica si basava su principi differenti da quelli odierni. La forma politica del tempo era davvero innovativa: si trattava, infatti, della prima democrazia della storia, basata sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini maschi (escludendo donne e stranieri).
Ad Atene tutti gli uomini avevano il diritto di prendere la parola nelle assemblee  e di esprimere la propria opinione riguardo alle questioni cittadine, senza censure o esclusioni
Chiunque, anche la persona più umile, poteva dare un consiglio senza per questo essere giudicata. Ciò era possibile in quanto ogni uomo, secondo quello che Platone fa pronunciare a Protagora nel dialogo con Socrate, è possessore della virtù politica che è stata affidata da Zeus, tramite Ermes, a tutti gli individui.
E’ interessante che nel  dialogo il Protagora vengano poste le basi teoriche dell’organizzazione politica propria della democrazia e contemporaneamente si elaborino le basi dell’argomentazione e della discussione razionale affinché’ il discutere in pubblico dei problemi comuni e le decisione e responsabilità’ assunte in seguito avvenissero in base ad argomenti convincenti e motivati. L’agora diveniva così momento di formazione e crescita per i cittadini.
Pertanto, chiunque volesse parlare di politica, andava ascoltato e a sua volta aveva il dovere di prestare attenzione alle idee altrui. In quel tempo, inoltre, era forte l’influenza dei filosofi sofisti, portatori di conoscenza e saggezza. Certamente, quelli più conosciuti sono Protagora e Gorgia, noti per le loro teorie circa la verità e l’insegnabilita’ della virtù’, per essi la formazione del cittadino ateniese era un impegno e un progetto e se da una parte ci propongono il valore dell’esempio  degli uomini meritevoli e esemplari, dall’altra in quanto maestri della retorica ci mostrano il rischio dell’inganno e della seduzione del discorso politico. 
Ai giorni nostri, invece, il dialogo e il confronto non sono più liberi e sono diventati mezzi utili a promuovere gli interessi e privilegi di un determinato politico o fazione. Basti pensare ai programmi che si propongono di discorrere di politica,che in realtà diventano dei semplici talk show, delle specie di cabaret in cui il politico di turno non fa altro che scaricare le colpe dai politici  del suo gruppo, ad altri, senza mai assumersi le proprie responsabilità’.
Inoltre, per il politico è più semplice soggiogare ed usare le arti della dialettica su persone ignoranti che non hanno una cultura, in quanto è più semplice far loro condividere e approvare le proprie posizioni.
La disinformazione contribuisce a diffondere  convinzioni errate, portando la maggioranza a credere sempre alla visione della realtà prospettata dal politico più capace nella propaganda e più influente nei mass media.
La conclusione a cui si giunge è alquanto terrificante: la comunicazione sta divenendo sempre più di parte, sempre più manipolata, in quanto una determinata trasmissione è condizionata dal tal politico, o esistono conflitti d’interesse e per il popolo è più difficile costruire la propria opinione, in quanto il fine di molti programmi non è più quello di diffondere la verità e i valori, ma di cristallizzare il cervello, per poter avere a che fare con un popolo semplice da manovrare.
E’ anche vero che,a causa di questo,la politica attuale è giunta ad essere così lontana e distante dal cittadino che si è andato creando un sentimento generale di disinteresse e poca partecipazione all’interno della società.
In Grecia, differentemente, l’uomo era orgoglioso di far parte della propria polis e di poter partecipare all’organizzazione cittadina: infatti, a turno, ogni uomo libero aveva la possibilità persino di esercitare delle cariche giudiziarie o di difesa del nucleo cittadino.
Certo, oggi siamo costretti a scontrarci con l’impossibilità di portare avanti una democrazia di tipo diretto dato il numero elevato della popolazione, ma è anche vero che tutta la classe politica attuale, senza distinzioni, con i suoi comportamenti tesi sempre a mantenere i propri privilegi e con la promulgazione di leggi che favoriscono solo alcuni forti gruppi sociali, e’ responsabile della indifferenza e poca credibilità suscitata nel cittadino.
Sarebbe a dir poco vantaggioso per i cittadini, se la politica avesse i caratteri del sogno utopistico di Platone: un’organizzazione nella quale i governanti venivano scelti, dopo una attenta selezione della popolazione, tra i più sapienti, ovvero coloro che avevano una formazione più profonda. degli altri. A questa descrizione per Platone corrispondevano i filosofi, gli unici uomini in grado di avere una visione universale e che erano  possessori di una formazione generale fondata: solo loro, dunque, sarebbero stati in grado di non commettere ingiustizie al potere. Inoltre, i dirigenti della polis erano, in questa visione, tenuti a vivere insieme, poiché in questo modo, condividendo tutte le cose, compresa la famiglia, non si sarebbe così diffuso un sentimento egoistico; non essendo concentrati su sé stessi e senza pensare alle ricchezze o agli onori, i filosofi avrebbero potuto portare la politica ad un livello superiore, portando la popolazione intera ad una emancipazione e benessere diffuso.
Ci rendiamo conto che questa visione è davvero impossibile da attuare: il nostro sistema politico è oramai corrotto in tutti i sensi, ma siamo del parere che sia necessario un radicale cambiamento e rinnovamento della politica, magari organizzato da figure giovani e intraprendenti. Forse, prendere ispirazione dalla città-ideale di Platone non sarebbe poi tanto sbagliato.

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