Filosofare/8 – Contro l’apatia politica (Gustavo Zagrebelsky)

Perché l’astensionismo politico? Perché il mancato esercizio del diritto di voto si sta rivelando fenomeno assai radicato nella nostra società? L’astensionismo politico può nascere per protesta, esso può voler punire poiché non c’è condivisione delle idee e politiche e dei politici candidati, oppure l’astensionismo può derivare da apatia, quando il cittadino guarda con un atteggiamento qualunquistico verso la politica. Il cittadino è indifferente e insofferente, cosciente della propria impotenza nei confronti delle decisioni e del potere del politico.
Ma cos’è la democrazia, il modello idea di repubblica screditato e infamato che tutti noi abbiamo forse dimenticato?
G Zagrebelski  ci fornisce le seguenti informazioni.

Democrazia è relativismo, non ha valori assoluti se non quelli su cui è basata; valori assoluti e dogmi fanno parte delle società autocratiche, la democrazia deve credere in se stessa e difendersi.
La democrazia è discutere, ragionare insieme. Socrate è il maestro per eccellenza dell’arte del dialogo costruttivo e ci mette in guardia da due tipi di uomini, gli arroganti del partito preso e  quelli per i quali nel ragionare tutto viene messo in discussione. La verità dei fatti è il velcro del ragionamento. Senza discussione non c’è democrazia, c’è l’imposizione.
La democrazia è basata sull’uguaglianza, dove manca il privilegio, l’arrivismo; nella società in cui non vige l’isonomia nascono le caste e la collettività diventa gerarchica e il governo oligarchico.
La rivedibilità delle decisioni è carattere della democrazia e da ciò ne deriva l’allontanamento da idee come la pena di morte e la guerra; entrambe hanno effetti irreversibili mentre la democrazia non vuole precludersi  la possibilità di dire ho sbagliato.
“Sbagliando s’impara”; la repubblica crede nel poter dire ho sbagliato e vuole sempre verificare la teoria con la pratica; gli uomini al potere sono  spinti dalle convinzioni delle loro idee, ma il loro animo è soggiogato all’agire responsabilmente; ogni progetto realizzato apre nuovi problemi che lo rimettono in discussione.
In una  democrazia la maggioranza deve  dimostrare la validità delle proprie idee, la minoranza insistere su idee alternative migliori. Non c’è una vittoria o una sconfitta, è un gioco in cui ognuno ha il suo ruolo e la vincitrice vera è la democrazia.
Nessuno riflette a sufficienza  sul fatto che la democrazia è insieme di persone; da questo nasce il concetto di virtù umana, amore per la res publica e disponibilità ad aiutare e dare il meglio di sé ad essa. A ciò si oppone il darwinismo sociale per cui i deboli soccombono inesorabilmente al contrario dei forti, i più adatti che li sovrastano.
La democrazia è dialogo, è parola; la grandezza di una democrazia si misura quindi nelle parole: poche parole, poche idee, poche possibilità, poca democrazia. Il numero e la qualità delle parole sono importanti. Quando ci ridurremo al semplice “si” saremmo un gregge. Il numero delle parole conosciuto definisce la scala sociale, mentre il dialogo deve essere alla pari; la democrazia esige l’uguaglianza nella conoscenza delle parole altrimenti la vittoria sarà del più abile parlatore ma non del miglior logos. A conclusione di tutto, per esserci democrazia deve esserci uguale possibilità di dialogo, quindi uguale possibilità di istruzione.

 Elisa De Nardi, 3Bs

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