La paura è l’emozione che domina i libri

pauraSe la letteratura è uno specchio della società, nell’ultimo mezzo secolo si segnala un’impennata della paura, a svantaggio delle altre emozioni. A rilevarlo è una ricerca britannica pubblicata su Plos One, con primo autore un ricercatore italiano, Alberto Acerbi dell’Università di Bristol. Il team composto da studiosi degli atenei di Bristol, Sheffield e Durham ha passato al setaccio le pagine di oltre 5 milioni di volumi digitalizzati scritti in inglese negli ultimi 50 anni (attraverso un database fornito da Google). Scoprendo così che i libri più recenti usano meno parole emotive, che indicano gioia o rabbia, mentre le parole della paura hanno registrato un aumento dal 1970. In generale, comunque, negli ultimi decenni sono diminuite le parole che trasmettono emozioni. Non solo: la temperatura emotiva delle pagine, secondo i ricercatori, riflette con precisione quella di determinati periodi storici legati a stati d’animo positivi e negativi. Stati d’animo correlati con eventi socio-politici come la Seconda Guerra mondiale, la Grande Depressione o il Baby Boom. In contrasto con i cinque stati d’animo studiati – rabbia, disgusto, gioia, tristezza e sorpresa – le parole che trasmettono la paura mostrano comunque nei tempi recenti una tendenza opposta. In pratica, questi vocaboli si sono ridotti lungo il XX secolo, ma poi sono aumentati notevolmente dal 1970, nonostante la parallela “emorragia” di altre parole legate alle emozioni. Infine, una chicca per gli angolofoni: i libri scritti da autori americani si sono rivelati molto più “emozionali” di quelli scritti dagli inglesi dopo il 1960. «Pensavamo sarebbe stato interessante fare un’analisi su vasta scala. E inizialmente siamo stati sorpresi di vedere con quale precisione i periodi segnati da positività o negatività fossero collegati a eventi storici – racconta Acerbi – La Seconda Guerra mondiale, ad esempio, è segnata da un netto aumento delle parole che indicano tristezza, e da un calo di quelle che trasmettono la gioia». Insomma, «oggi abbiamo gli strumenti per rivoluzionare la nostra comprensione della cultura umana e dei suoi cambiamenti nel corso del tempo – conclude Acerbi – Possiamo esaminare i trend analizzando una mole di dati senza precedenti, come i tweet, i google trend, i blog o, nel nostro caso, gli e-book».

lastampa.it

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