In Veneto trovato il primo ibrido al mondo tra noi e i Neandertal

uomo di mezzenaVERONA – La storia comincia nel 2006, con la rivisitazione delle collezioni del Museo di storia naturale di Verona. Un insieme di frammenti – a un primo esame, resti del genere Homo– attira l’attenzione di alcuni ricercatori. Tra di loro c’è Silvana Condemi, antropologa fisica, che li analizza e attribuisce alcuni di essi non all’uomo moderno, bensì al Neandertal. L’ipotesi viene poi confermata da David Caramelli, specializzato nell’analisi genetica sui reperti alpini, che sequenzia il Dna di uno dei frammenti e li conferma come neandertaliani. Studi ulteriori, pubblicati su Science, rivelano che questi individui, come pure altri ritrovati in Spagnaavevano capelli rossi e pelle chiara.

MANDIBOLA – L’ultima scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica specializzata PlosOne, riguarda i risultati dello studio di una mandibola molto particolare. Dal punto di vista morfologico, la mandibola è «sapiens»; non lo è però il suo Dna. In altre parole: la mandibola è forte, e non sfuggente com’è caratteristico dei Neandertal; eppure il patrimonio genetico riscontrato appartiene a questo genere. «Ci sono ancora molte cose da capire», spiega Caramelli. «Inizialmente si poteva pensare a un resto scheletrico di un sapiens più arcaico. L’analisi del Dna ha però determinato che si tratta di un Neandertal. Un ibrido, forse? È un’ipotesi plausibile. Per esserne certi, però, bisognerebbe analizzare il genoma di neandertaliani più antichi, vissuti intorno ai 100-130 mila anni fa, quando – a quanto sappiamo – l’Homo sapiens non era ancora fuoriuscito dall’Africa, e tra i due generi non c’erano state occasioni di contatto», prosegue Caramelli.

UN CASO ISOLATO? – «Se anche in individui di quell’epoca si trovano tracce di genoma condiviso, allora potrebbero aver ragione gli autori che sostengono che questa comunanza è dovuta all’origine di entrambi dall’Homo ergaster, o erectus. Se di tracce invece non se ne trovano, potrebbe trattarsi di un incrocio isolato», afferma Caramelli.

INCROCIO – La mandibola di Mezzena, così chiamata dal luogo del ritrovamento originario, situato nei monti Lessini (Verona), riserva anche altri misteri. «Non sappiamo se questo individuo fosse solo o se appartenesse a un gruppo. Se si trattasse di F2, F3 o F4 – il termine tecnico con il quale indichiamo la generazione di appartenenza, se i figli, i nipoti o i pronipoti del primo ibrido – non lo possiamo dire. Ciò che sappiamo, però, visto che l’analisi riguarda il dna mitocondriale, che si trasmette per via materna, è che l’incrocio fu tra un Homo sapiens e un Neandertal femmina», conclude Caramelli.

Elisabetta Curzel, Il Corriere della Sera31 marzo 2013

Annunci

3 thoughts on “In Veneto trovato il primo ibrido al mondo tra noi e i Neandertal

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...