Piccola esperienza personale riguardo alla situazione in Turchia

TurchiaEro, come molti altri giorni, su Facebook e stavo facendo il solito giro di routine sulla mia home e una foto ha attirato la mia attenzione. Era una foto caricata da un cellulare di una piazza piena di persone che sventolavano bandiere della Turchia.
La foto è di un mio amico, un ragazzo turco che ho conosciuto quest’estate in un evento organizzato dal Parlamento Europeo Giovani. Un ragazzo che ha la mia età e che ha deciso di scendere in piazza per la democrazia e il rispetto dei diritti umani nel suo Paese, cosciente di essersi preso tutti i rischi che una manifestazione di questo tipo può comportare.
Mille feriti si legge su Reuters, molti gravi e trattati malissimo. Addirittura c’è chi accusa che la polizia abbia trascinato alcuni feriti dal pronto-soccorso per arrestarli.
La protesta nasce da un episodio: il 30 maggio la polizia turca comincia a far sgomberare dei manifestanti che si opponevano all’abbattimento di un parco pubblico, per farlo usa spray al peperoncino e prende a calci quei ragazzi, in particolare un ragazzo di ventitré anni che viene gravemente ferito.
Ma i segnali di disagio giovanile nei confronti del premier Erdogan si sono fatti sentire anche precedentemente. Ragazzi e ragazze hanno manifestato contro le misure restrittive in materia di alcolici adottate dal governo sfilando con bottiglie di birra oppure baciandosi in pubblico contro le “norme per il rispetto delle leggi morali” che vietavano i baci nelle stazioni della metropolitana.
I giovani ragazzi e le giovani ragazze della Turchia stanno quindi mettendo in atto una protesta non per un parco pubblico ma per i loro diritti, perché la loro democrazia sia autentica e non un governo confessionale che non lascia spazio all’opinione dei cittadini.
Ho scritto un messaggio al mio amico, gli ho detto che sono vicino a lui e a tutti quei giovani che ha fotografato mentre era in piazza. Forse per noi è difficile immaginare come ci si possa sentire quando si perde la libertà e si deve manifestare per riavere diritti che ci paiono ormai consolidati. A me oggi è bastato aprire un computer.

Tiziano Milan

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