Nur, appunti afghani. Performing reportage di e con Monika Bulaj

 Venerdì 26 luglio, ore 21, Convento di san Francesco, Pordenone

Monika Bulaj“Nur, appunti afghani” reportage fotografico di Monika Bulaj, dopo il libro e la mostra fotografica (allestita a Roma, Trieste e Venezia) diventa uno spettacolo, dove immagini, racconti, film e suoni si mescolano, coinvolgendo mente, cuore, udito e vista per un’immersione magica e totale nella quotidianità di vite e anime incastonate in quel paese di cui tutti guardano sempre la superficie, che la fotografa ha voluto conoscere intimamente, per poi condividerlo con gli altri. Con il supporto della regista Daria Anfelli, Nur diventa “performing reportage” in un’anteprima nazionale accolta come perla preziosa dall’Estate in Città del Comune di Pordenone, venerdì 26 luglio alle 21 nel Convento di san Francesco ad ingresso libero. Le immagini evocheranno storie e le storie rimanderanno allo sguardo, agli sguardi, agli incontri, alla luce, al paesaggio nel quale la Leica di Monika Bulaj, come un occhio magico, si allarga e lascia passare le emozioni e i dettagli di un mondo che non smette di sorprendere per la ricchezza e l’altezza vertiginosa delle sue contraddizioni. Le parole del racconto fluiranno insieme alle fotografie, intersecandosi  e sovrapponendosi, le figure nelle fotografie si offriranno all’incontro, si lasceranno toccare, mentre Bulaj intesserà una tela che avvilupperà lo spettatore nell’abbraccio dell’Asia, dell’Afghanistan, nella sua polvere, nella luce e nella catena dei destini antichi e contemporanei della sua gente schiacciata fra bellezza e terrore. Sarà un viaggio distillato ottenuto da un lungo percorso di costruzione di immagini, musica, film, suoni e parole, reportage in azione che ci spalanca un Afghanistan molto diverso da quello che siamo abituati a conoscere dai media. Monika Bulaj, di origine polacca da diversi anni residente a Trieste, scrittrice, fotografa, documentarista, pubblica reportage sui confini delle fedi, popoli nomadi e diseredati, in Europa, Asia e Africa. Collabora con La Repubblica, Il Corriere della Sera, National Geographic, GEO. Ha esposto in molte città del mondo. Per il suo lavoro ha ricevuto il Premio Chatwin, The Aftermath Project Grant, TED Fellowship, Premio Luchetta-Hrovatin, Premio Tomizza. Armata di taccuino e di una Leica, ha affrontato un viaggio solitario nella terra degli afgani, dividendo il cibo, il sonno, la fatica, la fame, il freddo, i sussurri, il riso, la paura, spostandosi con bus, taxi, cavalli, camion, a dorso di yak. Dal confine iraniano a quello cinese sulle nevi del Wakhan. Il risultato è un lavoro magistrale di stampo antropologico: uno sguardo intenso e lontano dagli stereotipi del reportage “di consumo” che hanno caratterizzato la fotografia documentaristica realizzata in questo paese nel corso degli ultimi 10 anni. “Una terra abbacinante, dai cieli sconfinati e così inondata di sole – racconta Monika Bulaj – un paese nudo, dove un albero ha una maestà senza uguali e l’individuo non ha spazio per l’arroganza. Ma anche disperato dove la donna è schiacciata dal tribalismo, dove si rischia la vita solamente andando a scuola e dove nelle periferie i bambini si svegliano alle quatto del mattino per andare a prendere l’acqua con gli asini”.

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