È morto lo scrittore Alberto Bevilacqua

BevilacquaUna morte sussurrata, dopo una lunga malattia, che ora si infiamma di accuse e polemiche familiari. Alberto Bevilacqua, 79 anni, uno dei più celebri scrittori e registi italiani, è morto stamattina nella clinica di Villa Mafalda, a Roma, ufficialmente a causa di un arresto cardiocircolatorio. Ma la sua compagna, l’attrice e scrittrice Michela Miti (nome d’arte di Michela Macaluso), non ci sta e, tramite il suo avvocato Rosa Zaccaria, ha “immediatamente chiesto al pm Elena Neri di procedere con l’autopsia in modo da accertare le cause del decesso”. Fermamente contraria la famiglia, in particolare la sorella dello scrittore, Anna. Ma l’autopsia è già stata autorizzata dalla procura di Roma.
Ricoverato a Villa Mafalda dallo scorso ottobre, Bevilacqua, nato a Parma nel 1934, da mesi era in stato di incoscienza. Un ricovero spontaneo per accertamenti era confluito in una lunga terapia per malattie cardiocircolatorie. Negli ultimi tempi, poi, le sue gravi condizioni di salute avevano fatto molto scalpore. Più volte, infatti, i legali della sua compagna hanno parlato addirittura di “prigionia” da parte dei medici, chiedendo il trasferimento dello scrittore in un’altra clinica, cosa che i Tribunali civili non hanno mai permesso.
Il caso era finito anche alla Procura a Roma perché, secondo la Miti, la casa di cura avrebbe impedito il trasferimento dello scrittore in un’altra struttura attrezzata per terapie specialistiche, nonostante le sue “gravi condizioni per un’infezione multi resistente”. La Miti, non essendo sposata con Bevilacqua, non poteva legalmente pretendere il trasferimento dello scrittore. Per questo si è rivolta all’autorità giudiziaria che aveva conseguentemente aperto un’inchiesta per lesioni colpose  –  per la quale tuttavia a oggi non risultano indagati. La direzione della clinica, dal canto suo, ha sempre ribattuto che le cure sono state prestate d’accordo con la famiglia e che “non è stato violato alcun protocollo”.
Michela Miti era compagna di Bevilacqua da 17 anni circa e, tra le altre cose, ha partecipato anche al film Gialloparma, tratto da uno degli ultimi romanzi dello scrittore. L’ultimo libro del parmigiano e romano d’adozione Bevilacqua, tuttavia, è stata la raccolta Roma califfa (Mondadori, 2012) che ovviamente fa il verso al suo bestseller La Califfa: pubblicato originariamente nel 1964, il romanzo ha come protagonista la suggestiva “slandra”, ossia in parmigiano quella donna da rifiuti che tale non è, poi reincarnata nella meravigliosa Romy Schneider nel film diretto dallo stesso Bevilacqua.
Come aveva già sperimentato Stendhal, Parma è stata spesso al centro dell’opera di Bevilacqua. Basti pensare all’esplicito (ma meno famoso) La mia Parma (1982). Ma la “piccola capitale” si affaccia sin dalla prima raccolta scomoda ed “espressionista” La polvere sull’Erba sulla guerra partigiana in Emilia. È il 1955, una difficoltosa benedizione di Sciascia è già arrivata e da lì spopolano Una città in amoreLa Califfaappunto e poi il romanzo Questa specie d’amore, vincitore del Premio Campiello nel 1966 e del David di Donatello nella sua versione cinematografica con Jean Seberg e Ugo Tognazzi. Poco dopo Bevilacqua vince anche lo Strega, in un anno spartiacque come il 1968 e grazie a L’occhio del Gatto, dove Parma però latita, così come il discorso diretto.
Nei suoi anni ruggenti, del resto, la Parma di Bevilacqua è il fortino anche di un altro celebre scrittore, e soprattutto poeta. Il riferimento è ad Attilio Bertolucci, padre del regista Bernardo ma soprattutto professore di liceo (e dunque maestro) proprio dell’autore della Califfa. La Parma del “triangolo rosso” e del quartiere popolare  –  e antifascista  –  Oltretorrente. Una città che nei romanzi di Bevilacqua, dal boom economico in poi, riflette storia e osmosi di un’Italia intera. Una Parma, non a caso, anche simbolo del melodramma che però, come ha detto lo stesso autore in una recente intervista, non è mai diventata una capitale della lirica perché “i parmigiani sono eccessivi”. Ma, al di là dei luoghi a lui cari, nei suoi libri Bevilacqua ha raccontato l’amore e tutte le ragnatele sentimentali che si estendono dal cuore, nell’ambito un rapporto di coppia affettuoso, a volte in crisi, o comunque tormentato.
Autore estremamente prolifico soprattutto nei primi decenni  –  si ricordano Il viaggio misterioso (1972),Una scandalosa giovinezza (1978), Festa parmigiana (1980), Il curioso delle donne (1983), La grande Giò(1986), I sensi incantati (1991), L’eros (1994), Gli anni struggenti (2000), Lui che ti tradiva (2006)  –  e con un fedelissimo seguito di fan, col tempo Bevilacqua passa a una scrittura quasi onirica, senza mai rinunciare all’aspetto autobiografico nonché al rapporto con la madre  –  come Lettera alla madre sulla felicità (1995) e Tu che mi ascolti (2004)  –  fino alla raccolta di poesia La Camera segreta e il premio alla carriera del Meridiano Mondadori, uscito nel 2010. Fino a quella carnale Roma Califfa, “bizzarra, venerabile e bambina”, dove Bevilacqua si è spento oggi tra le polemiche.

Antonello Guerrera, larepubblica.it

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