Leopardi-Majorana: dialogo improbabile tra un fisico e un poeta

680303_621256211248477_1211025735_oPotranno mai andare d’accordo un letterato e un uomo di scienza? Quali pensieri avranno da condividere due menti così diverse?
Prima di rispondere, facciamo un passo indietro. Un fisico e un poeta sono, prima di imbracciare le armi nell’eterna lotta, due esseri umani che respirano, camminano, provano sentimenti, sognano, hanno ideali. Dopo tutto, non sono più diversi da due persone qualsiasi.
Infatti, ne abbiamo avuto la prova affrontando la sfida delle letture studentesche di quest’anno: mettere insieme le poesie di Leopardi con la storia di Ettore Majorana, illustre fisico italiano, raccontata da Sciascia. Il nostro proposito era di scoprire se c’era un filo conduttore tra queste due menti geniali. Inizialmente, l’idea ci ha lasciato un po’ perplessi su come costruire questo percorso letterario, ma poi non riuscivamo più a smettere di aggiungere testi! Anzi, presi dall’entusiasmo, ci siamo armati anche di altri autori, inserendo sonetti di Shakespeare, commedie di Frayn e di Brecht e brani de Il fu Mattia Pascal di Pirandello.
Così, oltre a rendere omaggio al nostro liceo con un mix di classici della letteratura italiana e non, ci siamo ferocemente accaniti contro i pregiudizi di chi considera scienza e letteratura due mondi a parte. Abbiamo anche apprezzato gli interventi di Stefano Moriggi, filosofo della scienza, di Gian Mario Villalta, direttore di Pordenonelegge e del professor Venti. Il tutto, ovviamente, imparando anche noi qualcosa.
Per esempio, che entrambi questi due geni erano spiccatamente individualisti. Entrambi erano scontenti e indignati dell’Italia in cui vivevano. Entrambi solitari, schivi e riflessivi. Entrambi teatrali, l’uno nel buttare nel cestino i propri calcoli geniali, l’altro nel titanismo foscoliano dei propri Canti. Entrambi filosofi, erano arrivati ciascuno a scoprire una verità troppo pesante da sopportare, fosse l’aver scoperto la bomba atomica o l’aver intuito dove risiede il male nell’uomo.
Non è, dunque, riduttivo riferirsi a questi due personaggi denominandoli in base al loro mestiere? Non dimentichiamo che Majorana ha frequentato il liceo classico, con ottimi risultati, e che Leopardi ha scritto un’opera di astronomia, non senza aver studiato le opere di Newton e Galileo.
Forse letteratura e scienza combattono solo nelle nostre teste. Forse, a scuola, erano in banco assieme.

Claudia Vanelli

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