Il Leomajor al flash mob per il V-day


A San Valentino c’è stato il V-Day, giornata fondata 15 anni fa da Eve Ensler e dal movimento globale femminista contro la violenza sulle donne.
L’appuntamento in piazza XX Settembre e all’Isis Flora ha visto manifestare tanti studenti delle scuole superiori.
IMAG0511 IMAG0513

Annunci

Generazione Digitale – L’informatica come non l’avete mai vista…


Trieste-insiel-mercato“Qualcuno di voi è per caso interessato al progetto Generazione Digitale, promosso da INSIEL S.p.A.?”
Se devo essere sincero, quando ho sentito il mio professore di matematica pronunciare queste parole, non avevo la più pallida idea delle tematiche trattate dall’iniziativa, né conoscevo l’azienda che la organizzava e promuoveva negli istituti della regione, tra i quali anche la nostra scuola. Ma il nome suonava interessante e, così, ho scelto di chiedere ulteriori informazioni…
Ho così scoperto che, quest’anno per la seconda volta, l’azienda friulana responsabile dello sviluppo e dell’erogazione di tutti i servizi informatici richiesti dalla Regione (INSIEL S.p.A. appunto) apriva le sue porte a 40 studenti dei licei scientifici e degli istituti tecnici del territorio, per far scoprire loro il “dietro le quinte dell’informatica regionale” al servizio della collettività, avvicinando i giovani a nuove rivoluzionarie possibilità (offerte esclusivamente dalla nostra Regione a livello nazionale) e trattando, insieme ad esperti e personale qualificato, tematiche vicine al mondo giovanile, sempre più ricco di tecnologia e d’innovazione.
L’informatica è stata da sempre una delle mie passioni e dunque tale progetto mi avrebbe offerto la possibilità di approfondire questa tematica in modo diverso da quello a cui ero abituato: i posti erano limitati, ma perché non provare? Dal momento che scrivo questo articolo, pare inutile dire che alla fine ci sono andato… e non me ne sono assolutamente pentito! Anzi, ringrazio il Liceo Leopardi-Majorana di avermi proposto una tale opportunità, che consiglio vivamente non soltanto a chi è interessato all’argomento, ma anche (e soprattutto) a chi vorrebbe capire qualcosa di più di questo mondo in continua evoluzione: quello tecnologico.
Continua a leggere

Generazione Digitale – Lo stage all’Insiel di Trieste


Di solito gli stage sono estivi e durano da due settimane a un mese; alcune volte si è pagati un po’, altre volte no. Uno stage anomalo si è svolto tra Trieste e Udine dal 14 al 16 novembre in collaborazione con l’Insiel, ente pubblico nato nel 1974 nella nostra regione che opera nel campo dell’informatica e fra le infinite funzioni che svolge detiene tutti i dati sanitari e anagrafici dei friulani, fornisce software e hardware ad altri enti pubblici. Per il Decreto Bersani del 2006 può solo operare nella regione e non al di fuori.

Prima giornata

In una bella giornata inizia l’avventura di venti ragazzi appassionati di internet e computer, accolti da Lucia e Donatella, lavoratrici presso la sede di Trieste dell’Insiel. Creati i gruppi di lavoro e ricevuto il saluto del presidente, c’è la visita alla sala macchine dove è il cuore dell’Insiel. Lì, in circa millenovecento server, sono stipati tutti i nostri dati sanitari e anagrafici. Non spaventi il numero perché un solo server fisico riesce a supportare, attraverso i cluster con altri server della sala, altri 40 server virtuali. In breve, questi 1900 server sono contenuti nella superficie occupata da due aule del nostro liceo. Terminata la visita e una prima full immersion nel linguaggio proprio dell’informatica, dopo una mattinata molto intensa, pranziamo alla mensa aziendale con tutti gli altri. Continua a leggere

Il relativismo di “Così è (se vi pare)” (al Teatro Verdi)


Così è (se vi pare) è un’opera teatrale composta da Luigi Pirandello nel 1917 che rispecchia chiaramente la visione relativista del suo mondo contorto. La genialità di Pirandello sta nel proiettare in una quieta cittadina di provincia tutte le angosce e le incertezze che porta con sé la sua filosofia riuscendo a incuriosire particolarmente lo spettatore e a trattenerlo con il fiato sospeso fino alla fine. Altrettanto geniale è stato il regista Michele Placido che, esortato dal produttore Francesco Bellomo, ha portato in scena una fedele e chiara esposizione del mondo pirandelliano e del suo teatro. Tutta la vicenda e gli avvenimenti sono incentrati su un solo morboso desiderio di conoscere quale sia la verità: i personaggi dell’opera non fanno altro che interessarsi di fatti altrui, e cercano di scoprire se sia pazzo il signor Ponza, che ritiene di essersi sposato con Giulia poiché la sua prima moglie è morta prematuramente e che giudica pazza la suocera, o quest’ultima, che ritiene che sua figlia sia in realtà viva e che accusa il signor Ponza di tenerla segregata in casa dandogli a sua volta del pazzo. Come affermerà Lamberto Laudisi, che incarna il pensiero filosofico di Pirandello: «Il guaio è che, come ti vedo io, gli altri non ti vedono… Tu per gli altri diventi un fantasma! Eppure, vedi questi pazzi? Senza badare al fantasma che portano con sé, in se stessi, vanno correndo, pieni di curiosità, dietro il fantasma altrui! E credono che sia una cosa diversa.»
Dopo inutili congetture viene infine portata in casa di Agazzi la moglie del signor Ponza per chiarire il malinteso che si era venuto a creare: le luci si abbassano e con sorpresa dal pubblico sale lentamente sul palco una giovane, l’unica che può rivelare la verità.
E la fatidica verità è…che non esiste un’unica verità. La giovane è “colei che la si crede”.
Il grande cast composto da persone di rilevale importanza quali Giuliana Lojodice, Pino Micol o Luciano Virgilio riesce a coinvolgere lo spettatore permettendogli di entrare nella magia e nella complicatezza del mondo pirandelliano. Colpisce in particolar modo la scelta dello scenario costituito da frammenti di specchi nei quali viene continuamente riflessa l’immagine degli attori in scena quasi rivelando la molteplicità delle loro identità, i fantasmi che essi portano con sé senza nemmeno accorgersene.

Caterina Toffolo, V Bs

 

Leggere per uscire dalla crisi


Piero Dorfles, giornalista e critico letterario noto al pubblico anche per la sua presenza nel programma televisivo della Rai “Per un pugno di libri”, il 30 ottobre è stato ospite al teatro Verdi di Pordenone nell’ambito del progetto “Adotta uno spettacolo”.

Dorfles è anche uno scrittore molto legato alle tematiche della comunicazione radiotelevisiva, come si nota dalle sue ultime opere: “Atlante della radio e della televisione”, “Carosello” ed “Il ritorno del dinosauro, una difesa della cultura”. Tali tematiche sono state condivise anche durante l’intervista dallo stesso autore, che ha giustificato la necessità di scrivere un pamphlet in difesa della cultura: egli parla infatti di totale svalutazione del sapere, che è stata pian piano raggiunta grazie ai sempre più diffusi comportamenti di disattenzione nei confronti della protezione della trasmissione della conoscenza. Continua a leggere

Trieste e il Bosone di Higgs


“Tutti gli uomini desiderano sapere”, dice Aristotele seduto sulla sedia a sdraio. Si sa.
Il mondo inizia a Barcola. Quell’insolita spiaggia fatta di mattoni e alberi e panchine attira una moltitudine di persone in ogni giorno della settimana (infatti si sa come funziona il lavoro in quei posti e ne è una dimostrazione eloquente il depliant della manifestazione). Il lungomare triestino però è insolitamente vuoto in questo venerdì di fine settembre. Eh, non c’è spiaggia, non c’è tramonto o alba marittimi che tengano. Quando c’è un avvenimento le persone, volenti o nolenti, si precipitano a parteciparvi. E’ come una calamita che attira a sé qualsiasi persona con qualsiasi passione. TriesteNext. La manifestazione che guarda al futuro. Argomento della tre giorni triestina il cibo, in tutte le sue possibili sfaccettature. Ovviamente non sono mancati anche i fuori programma come la conferenza sul Bosone di Higgs e l’eccezionale Itis Galileo di Marco Paolini, solo per citarne due. Proprio alla prima siamo andati. Un argomento che è quasi cronaca. Infatti, nonostante la sua ipotesi risalga al 1963 da parte di (ma va?) Higgs, risale solo a pochi mesi fa la dimostrazione della sua esistenza al CERN di Ginevra. Continua a leggere

CARMINA A PORDENONE


Il 26 maggio è stato un sabato poetico in tutti i sensi, per noi ragazzi del liceo – delle classi 5B e 4D del ginnasio – e per i cittadini pordenonesi, che hanno potuto vedere il centro della città, immerso in un mattino di mercato, affollarsi di poesie di ogni genere. Ogni studente ne ha scelta una, quella che più preferiva, senza limiti di periodo, genere e tematiche. La sfida però è stata declamarla, nel modo più accattivante e persuasivo possibile, davanti alle facce non sempre interessate dei passanti. Molti di questi hanno dichiarato di non avere “tempo”, altri hanno scosso la testa, andandosene. Ma noi abbiamo continuato ad innalzare la bellezza, l’infelicità o l’amore, che aveva abitato il nostro cuore con una poesia. Allora qualcuno si è fermato e, sorridendo, ci ha ascoltato, magari senza cogliere del tutto il significato di alcuni componimenti – la misteriosa inquietudine pessoana, o la voluttuosa estasi baudeleriana, e soprattutto il senso di una poesia di Montale, che si è rivelata un vero e proprio “osso” – ma in qualche modo gratificando noi e la nostra passione per la bellezza. Infatti poesia è bellezza, e che sia questa bellezza la sublimazione di verità o di menzogna, di scienza, di filosofia, o della lista della spesa, non ha importanza. E il calare questa bellezza tra le vie del centro, il condividerla con qualcuno, non solo ha fatto sì che ne fossimo arricchiti, ma ha rappresentato un’occasione di metterci in gioco e un’esperienza di importante confronto. Molti di noi confessano che, potendo tornare indietro, avrebbero scelto una poesia totalmente diversa, più “immediata”, che avrebbe accontentato noi e quelli che ci hanno ascoltato, costituendo quasi una sorta di compromesso. In questo senso i versi d’amore di Prevert sono quelli che hanno colpito di più, forse per la loro semplicità, che ha reso possibile che recitassimo Per te amore mio e I ragazzi che si amano tutti assieme, all’unisono. Forse però è stato meglio così: che la nostra scelta non sia stata influenzata da una consapevolezza di questo genere. Dopotutto non è giusto che la complessità venga sminuita: “Non mi capiscono? Che studino…” diceva Edoardo Sanguineti, e poi le poesie non sono nemmeno tutte da urlare perentoriamente alla folla: ce ne sono anche di più intime, da sussurrare appartati, sotto l’ombra dei portici, come inebrianti confessioni segrete.

Giulio Bertolo VBg

“Alla ricerca della poesia perduta…” I ragazzi del Liceo Leopardi Majorana cantori per un giorno.


Cinquanta ragazzi e quasi cento poesie. Saffo, Prévert, D’Annunzio, Pessoa, Leopardi e molti altri. Imbarazzo iniziale, timidezza, poi disinvoltura, delusione e soddisfazione.

Sono stati questi gli ingredienti della “giornata della poesia” tenutasi a Pordenone nella mattinata di sabato 26 maggio. Due classi di studenti del Liceo Leopardi Majorana, 5B e 4D ginnasio, si sono cimentate nella lettura di poesie per gli ignari e sbigottiti passanti di Piazzetta Cavour, Piazza della Motta e Palazzo della Provincia. L’idea nasce dall’attrice Carla Manzon che ha coordinato gli alunni insieme alle insegnanti Angela Piazza e Maria Rosa Burino.

Durante il mercato di sabato mattina, i ragazzi hanno fermato i passanti proponendo la lettura della poesia scelta fra quelle che ognuno di loro ama di più, quella che considerano la loro poesia. Le reazioni della folla sono le più disparate: chi rimane piacevolmente sorpreso dall’iniziativa, chi “non ha tempo” per ascoltare nemmeno un verso, chi rimane indifferente, chi si emoziona.

Continua a leggere

“Il Liceo Leopardi-Majorana saluta il Presidente Napolitano” #2


Così si intitolava lo striscione allestito dal nostro Liceo per accogliere degnamente un importante ospite giunto a Pordenone, forse il più importante che ci sia, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Folta la nostra presenza come Liceo davanti al Palazzo del Municipio in Corso: alcune classi del Biennio, alcuni Professori, la Dirigenza e i cinque Rappresentanti degli Studenti della sede centrale. Come si può vedere dalle foto il Presidente è stato accolto da una marea di bandiere tricolore, rette da tanti bambini e ragazzi delle scuole della città situati proprio in prossimità del Palazzo, in posizione riservata, ma anche da un oceano di entusiasti cittadini che riempivano i bordi del corso in maniera completa almeno per 200 metri; sicuramente un bel modo di far capire al Presidente e dunque alla Nazione tutta come Pordenone ci sia, partecipi e gridi ancora “L’Italia s’è desta”, anche in periodi difficili come questi. Il Presidente si è fermato brevemente sia all’arrivo che all’andata a salutare noi studenti che per tutta la sua – purtroppo, per i fatti di cui tutti siamo a conoscenza – breve visita siamo rimasti fuori del Palazzo ad aspettare con trepidazione la sua uscita.

Indubbiamente il gesto di accogliere un Presidente, cioè l’uomo che, almeno idealmente, ci rappresenta tutti, risulta un gesto di superficie agli occhi di molti. Tuttavia il significato simbolico che un’accoglienza simile assume è immensa: non è un segno di prostrazione né di acclamazione, in una Repubblica come la nostra è un vero segno di attiva partecipazione, di rispetto verso chi ha sulle sue spalle la responsabilità della cittadinanza di tutti noi; è il gesto di chi saluta un primus inter pares, un uomo come tutti noi, una persona che tutti noi potremo essere, in nulla diverso da noi se non per esperienza di servizio alla Nazione. Per questo salutare il Presidente è un gesto dovuto, perché è come salutare un collega, un amico, un famigliare; è un gesto di ringraziamento verso un uomo di cui, pur non sempre necessariamente condividendo le scelte, riconosciamo la difficile professionalità. Salutare è buona educazione, ringraziare anche e noi, come Liceo Leopardi-Majorana, lo abbiamo fatto più che degnamente.

Per i Rappresentanti degli Studenti, Joshua G. Honeycutt.

“Il Liceo Leopardi-Majorana saluta il Presidente Napolitano” #1


VOLO IB3645 – DESTINAZIONE: MADRID. OBIETTIVO: CRESCERE O DIVERTIRSI?


7 gennaio. Aspettavo questo giorno da mesi. Credevo che stare tre mesi fuori casa mi avrebbe fatto crescere, diventare autonoma, conoscere una nuova cultura, nuova gente… Avevo tante aspettative e tanti pregiudizi. Pensavo agli spagnoli come uguali agli italiani quindi gente tranquilla e aperta, alla famiglia ospitante come una seconda famiglia, sicuramente disponibile e gentile. Pensavo di sapere bene lo spagnolo di fatto erano anni che lo studiavo a scuola, ma improvvisamente quel giorno, quel 7 gennaio, non ero più sicura di tutte queste cose. Durante il viaggio in aereo ero agitata, preoccupata, e se non riuscissi a farmi capire? Come glielo dico se ho un problema? E se fosse un problema grande, sapranno sostenermi? Non conoscevo la famiglia, a mala pena sapevo il nome di tutti.. E se non li avessi riconosciuti in aeroporto? Mi vengono in mente moltissime altre domande, un sacco di dubbi, non ero più sicura di voler stare tre mesi fuori casa, lontano dalla mia famiglia, dai miei amici… Ce l’avrei fatta? Avrei voluto aspettare in aeroporto un aereo per tornare a Venezia e pensarci ancora un po’, ma non c’era più tempo per pensare, ormai avevo scelto e non potevo tirarmi indietro. Ho guardato le mie compagne di avventura (Giorgia, Camilla, Serena, Chiara) e mi son detta: “insieme ce la faremo”.

Continua a leggere

¡Tres meses en un Paìs que no es sólo paella y toros!


Quando sono partita, non mi aspettavo che fare una esperienza di tre mesi all’estero e più precisamente in Spagna, oltre a migliorare le mie capacità linguistiche, potesse insegnarmi così tanto: dai costumi popolari di un Paese, alle tradizioni di un piccolo paesino, alle abitudini di una famiglia. Un’esperienza che mi ha maturata come persona e come studentessa, che ha fatto crescere in me la voglia di conoscere cose nuove e che mi ha insegnato quanto possa essere meraviglioso farsi capire da persone che non parlano la tua stessa lingua.

Sono partita il 7 gennaio 2012 dall’aeroporto di Venezia con altre quattro ragazze che frequentano il mio liceo. Infatti è grazie ad esso e al progetto Europeo COMENIUS che abbiamo potuto vivere questa esperienza.
Viaggiare e andare all’estero è come vivere un’avventura dove non sai cosa ti aspetta. Ogni tanto, come è capitato a me, succede di avere nostalgia di casa e delle proprie abitudini, di stare male perché, soprattutto agli inizi, molti fanno fatica a capirti e ti senti come un pesce fuor d’acqua. Ma molti sono gli aspetti che ti fanno dimenticare tutto questo, specialmente l’amore della famiglia ospitante e la semplicità e l’allegria degli amici. Io per esempio a Miraflores ho guadagnato una seconda famiglia. La madre, Marian, mi ha subito trattata come una figlia; il padre, Paco, ha cercato di trasmettermi la sua passione più grande, quella per gli insetti stecco. Non avrei mai immaginato di toccarne uno…e invece mi sono portata le uova in Italia e ora ne sto crescendo alcuni, è un po’ come avere portato in casa un po’ di Spagna! Ma chi mi ha fatto sentire davvero “a casa” sono state Helena e Isabel, con le quali ho condiviso quei tre mesi come se fossero state vere sorelle. Assieme abbiamo giocato a tennis, condiviso gioie e problemi, preparato piatti italiani e spagnoli, mangiato Montaditos e fatto un sacco di shopping! Abbiamo visto molti posti e fatto molte cose belle e divertenti, ma a essere sincera la cosa che più mi è piaciuta di quest’esperienza è stata il diventare, giorno per giorno, sempre più un membro della loro famiglia.

Voglio concludere dicendo una cosa che forse avrete già ascoltato altre mille volte da persone che hanno fatto un’esperienza all’estero: nonostante a volte possa essere difficile, nonostante la lontananza e le differenze culturali non posso che consigliare a tutti di provare questa mia stessa avventura, non può non valerne la pena!

Serena Luchini 3°Ds

L’Orlando Furioso: tra classicità e modernità


Il 10 febbraio si è tenuto all’Auditorium Concordia lo spettacolo “L’Orlando Furioso”, basato sul poema di Ariosto.

Aspettandoci vestiti d’epoca e versi classici, si è in realtà assistito ad una rappresentazione del tutto nuova e inaspettata, un insieme di tradizione e modernità. L’attore, nel ruolo di narratore, ha avuto la capacità di inserire entrambi gli elementi, creando uno spettacolo equilibrato e semplice: se infatti le spiegazioni storiche e narrative erano presenti, certo non sono mancate innovazioni e battute divertenti.

La rappresentazione si è svolta tra racconto espositivo e raffigurazione visiva: il presentatore ha raccontato l’intera storia, capitolo per capitolo, coinvolgendo il pubblico anche mediante video molto particolari. È stata mostrata una ripresa in cui si fingeva un dialogo tra il ragazzo-narratore e un presunto professore di lettere proveniente dall’Uzbekistan, che si è curato di esporre alcune curiosità in merito a “L’Orlando Furioso” come la concezione della virtù guerriera, gli amori, le avventure e la magia, suscitando particolare attenzione e anche qualche risata. In un secondo momento è stato inserito un film d’animazione, fluente e divertente sulla vita di Ariosto. Per rendere ulteriormente interessante la narrazione hanno fatto vedere un fantomatico dialogo in caricatura moderna con Angelica, la quale raccontava la parte di vita successiva al matrimonio contratto con Medoro. Il narratore non ci ha solo raccontato una storia, ma ci ha anche informato dal punto di vista scientifico. Parlando del viaggio di Astolfo sulla Luna per recuperare il senno di Orlando, ci è stato mostrato un excursus sulla concezione della Luna dai primi studi fatti su essa da Galilei a quelli più recenti, fino allo sbarco lunare del 21 luglio 1969.

Forse qualcuno potrebbe considerare la rappresentazione come eccessivamente alleggerita da un tono di esagerata semplicità. Ma riteniamo che la maggior parte delle persone presenti in sala abbia apprezzato uno spettacolo scorrevole, lineare e piacevole che è riuscito a catturare gli sguardi di diverse classi del liceo “Leopardi-Majorana” per circa due ore intere.

Verena Giorgiani, Linda Riccioni, Elena Conut e Giulia Verardo

Un incontro che genera vita – Lo scambio con i ragazzi della Cambridge School


Sono le tre e mezza. È ora di partire.

L’auto scivola sull’asfalto in silenzio. Io non lo spezzo con le parole.

Come sarà la ragazza? Sarà simpatica? Chissà. Sarà loquace o ci guarderemo senza sapere cosa dirci? Di cosa avrà bisogno?

Mille erano gli interrogativi che mi facevano, mio malgrado, compagnia. Le incertezze precedono sempre ogni impresa importante. L’incontro con lei sarebbe stato significativo. Non capita tutti i giorni, infatti, di accogliere nella propria scuola, nella propria casa, nella propria vita qualcuno che non si conosce. Noi, spesso abituati a vivere vite che si sfiorano l’un l’altra ma mai si compenetrano, fatichiamo a condividere le nostre giornate con qualcun altro. Tale fatica si accentua se questo “qualcuno” è sconosciuto, se non sappiamo quanto assorbirà dal nostro limitato mondo. Temiamo che la nostra libertà venga limitata, che le nostre abitudini debbano cambiare. Tali paure ci frenano e ci impediscono di fare esperienza di un incontro che, invece, volge il nostro sguardo verso orizzonti più ampi e lontani.

Quando ho finalmente visto Jasmine, la ragazza che avrei ospitato, i miei dubbi si sono dissolti in una certezza: avrei vissuto un’esperienza che mi avrebbe insegnato il valore dell’ospitalità.

Ho vissuto ognuno dei sette giorni con lo stesso stupore provato da Jasmine e dagli altri ragazzi: dai loro occhi traspariva la meraviglia per piccoli dettagli che a noi sarebbero parsi insignificanti. Questo sentimento nasce dalla scoperta che una stessa terra, una stessa vita si possono strutturare in forme diverse, sempre nuove. È sufficiente spostarsi all’interno della stessa Europa per accorgersene. Si capisce, così, che ogni cultura è sempre relativa alla sua storia, che tutte sono diamante fuso con cristalli di senso, che nessuna brilla più di un’altra. La cultura che ci contraddistingue, così, diventa anch’essa relativa e disposta a confrontarsi con nuove percezioni della realtà.

È curioso pensare che da uno stimolo proprio della nostra cultura si possano snodare strade che portano a paesi lontani. Ogni discorso che io e Jasmine portavamo avanti, infatti, aveva sempre due volti: quello italiano e quello inglese.

Continua a leggere

La materia e le sue unità, l’universo e la sua infinità


Venerdì 2 dicembre si è tenuta una conferenza presso la sala di “Cinemazero” sulla struttura dell’universo e le particelle elementari; relatore il professor Antonio Masiero, direttore dell’Istituto Nazionale di fisica nucleare e docente universitario di filosofia a Padova.

Sin dall’antichità gli uomini si sono interrogati sulla composizione della materia; già Democrito 25 secoli fa ha introdotto il concetto di atomo, ripreso successivamente dagli scienziati di ogni epoca. Importanti in questo ambito sono state anche le scoperte di Newton, la gravità, Galileo e l’universo come “libro scritto a caratteri matematici”, Maxwell e l’elettromagnetismo, Einstein e la meccanica quantistica, che hanno cambiato completamente la prospettiva dell’uomo.

I problemi legati alla scoperta della materia che ci circonda però non sono ancora risolti; tutt’oggi si cerca una teoria che descriva le interazioni, sia elettrodeboli che elettroforti.

Ora, di cosa è fatto veramente l’universo?

Le teorie sono multiformi, ma quella più accreditata ci porta a credere che esistano dodici tipi di atomi diversi: 6 quarks fondamentali, che emettono interazioni forti e 6 leptoni, che si suddividono in elettroni, muoni e tau; ad ognuno di questi corrisponde un neutrino.

La scienza è ancora alla ricerca di quella parte di materia non compresa in questa suddivisione, per trovarla si è costruita una macchina (LHC) in grado di produrre una nuova particella (H), che origini tutte le altre.

Lo scienziato Pauli per primo ha ragionato sulla possibilità che esista una parte della materia che non si può vedere, ovvero invisibile per l’occhio umano. A sostegno di questa teoria Ettore Majorana ha attribuito una massa ai neutrini, quasi nulla, dalla quale deriva il fatto che siano le particelle più leggere in natura. Questi neutrini come ogni particella avrebbero anche una propria antiparticella supersimmetrica, di uguale massa ma di carica opposta, chiamate neutralini.

L’85% della materia che compone l’universo ci è ancora “oscura”, in quanto non siamo in grado di individuare le sue componenti. Questa materia non barionica viene chiamata semplicemente “oscura”. La restante materia, da noi conosciuta, è composta per l’1% da stelle, per il 7% da gas presente nelle galassie e per il 7% da gas di altro tipo. La  nostra conoscenza quindi in merito alla materia che compone l’universo può essere paragonata ad un iceberg, del quale vediamo solamente la punta.

Dal micro al macro, dai neutrini al Big Bang, possiamo ricostruire, sempre secondo teorie umane, l’evoluzione passata e futura dell’universo. Ci stiamo ancora chiedendo se esso sia un sistema chiuso o aperto; ci sono teorie che ritengono che sia chiuso: se l’esplosione del Big Bang infatti fosse stata debole la materia si sarebbe allontanata fino ad un certo punto, ritornando poi verso l’epicentro dell’esplosione per forza di gravità. In caso contrario, se volessimo dimostrare che l’universo è un sistema aperto dovremmo immaginare una fortissima deflagrazione che ha spinto la materia talmente lontano che essa accelera tanto da non tornare più verso il punto da cui ha avuto origine. Recenti esperimenti hanno dimostrato che l’universo è in continua espansione e quindi che non è un sistema chiuso.

Democrito era “colui che il mondo a caso pone” ed era stato severamente criticato da Dante per questo motivo; Galileo invece disse ”qui sono stati rivelati, riguardo a questa nuova ed eccellente scienza di cui il mio lavoro è solo l’inizio, strade e strumenti dei quali altre menti, più acute della mia, esploreranno gli angoli più remoti”.

Queste sono state le conclusioni del professor Masiero, un monito, ma anche una spinta ad una continua curiosità per ciò che riguarda l’universo e la materia che ci circonda, con la speranza che alcuni di noi possano diventare proprio quelle “menti” tanto elogiate da Galileo.

                                                                                                                  Pierandrea Magaraci 4 Bs