La poesia contemporanea – Dialogo tra Rondoni, Galaverni e Bertoni


La poesia contemporanea. Dialogo tra Davide Rondoni e Alberto Bertoni. Modera Roberto Galaverni. Palazzo Gregoris, 11.00

La poesia contemporanea.
Dialogo tra Davide Rondoni e Alberto Bertoni. Modera Roberto Galaverni.
Palazzo Gregoris, 11.00

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Viaggio nell’economia – Incontro con Pietro Alessandrini e Mario Pepe


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La 1C Classico con Carlo Sini


1Cc con Sini

Classe 1C Classico alla Lectio magistralis di Carlo Sini
“Dante e il Cristianesimo”

Ci gorgoglia nella strozza


“Braccia rubate all’agricoltura”; non dite di non aver mai pensato che Dante invece della penna avrebbe potuto impugnare una zappa. Spesso è noioso ascoltare in classe la Divina Commedia o riempire pagine di parafrasi e commenti.
Anche molti di noi, quando abbiamo deciso di partecipare alle letture, non impazzivano per Dante, ma spinti dalla curiosità ci siamo messi in gioco.
Quindi incominciano le prove.
Conosciamo gli altri ragazzi perlopiù di vista, incontrati forse lungo i corridoi; ma dopo scambi di opinioni e qualche chiacchiera si crea un clima amichevole a scherzoso.
Seguono il progetto Carla Manzon, attrice cosmopolita (come le piace definirsi), e Silvia Corelli, della compagnia teatrale “Punto e… a capo”.
Con il loro aiuto iniziamo a farci spazio tra enjambement, pause espressive e allitterazioni, ma malgrado queste difficoltà non ci lasciamo intimidire.
La lingua del poema poco a poco ci suona più familiare e la lettura scorre; prendono forma i personaggi: gli eterni Poeti e Filosofi del limbo fanno innamorare Carla al canto IV: dalle sue parole traspare tanta ammirazione da commuovere; richiama dal foglio le anime magne (“quelli è Omero poeta sovrano; / l’altro è Orazio satiro che vene; / Ovidio è ‘l terzo, e l’ultimo Lucano”).
Caratterizzare i personaggi è parte della lettura espressiva, senza dimenticare mai le emozioni e il contenuto. Un po’ di tecnica è fondamentale: Silvia in questo è abilissima. Con qualche trucchetto scioglie problemi che prima ci sembravano tanto intricati: per non essere piatti, basta variare la velocità; per chiarire il concetto, inserire brevi pause e accentare le parole-chiave; per passare da un dialogo, a un ricordo, a una descrizione bisogna modulare la voce.
Facciamo progressi: Dante diventa chiaro, ci scappa perfino qualche risata.
Ora che tra di noi ci conosciamo meglio le battute sulla Divina Commedia vengono naturali.
Sbocciano maliziosi fraintendimenti (uno fra tutti: “come l’uom si fa sego” Pg,XVII,58), speculazioni sulla natura degli STUPEFACENTI mezzi usati dal poeta, qualche parolaccia dantesca a condire le nostre prove.
Presto arriva Pordenonelegge e i nostri instancabili lettori sono pronti ad aprire la manifestazione. Dal 19 al 21 settembre ci siamo esibiti in Biblioteca Civica con Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Salire sul palco ci ha emozionati più del previsto, ma riusciamo a mantenere un clima allegro e di curiosità.
Alla maratona prendono parte ospiti e inaspettati lettori, tra cui i professori universitari Francesco Bruni e Alberto Casadei, il sindaco Claudio Pedrotti, il filosofo della scienza Stefano Moriggi, il sociologo inglese Robert Dunbar, che ha portato la sua versione dell’Inferno in Inglese.
Non dimentichiamo la partecipazione dei prof. Susanna Corelli e Massimiliano Merisi, e di tutti quelli che ci hanno ascoltato: senza di loro non saremmo mai riusciti a organizzare questo evento.
Possiamo dire di aver riscoperto il significato originario della Divina Commedia e di aver apprezzato per la prima volta la musicalità, la narrazione e le passioni che muovono il poeta.
Il giudizio di un’opera non dovrebbe essere alterato solo perché incide sul rendimento scolastico.
Speriamo di avervi con noi per uno dei prossimi classici!

Giulia Appi e Alberto Scala

Recalcati: professore di desideri


«Noi non possediamo il desiderio, ma è lui che ci possiede».
Con questa affermazione lo psicoanalista Massimo Recalcati, in un recente intervento a Pordenone-legge, ha cercato di spiegarci che non possiamo imporci al desiderio, perché esso è una forza che ci spinge verso molte direzioni.
Il desiderio non è né giusto né sbagliato perché «il desiderio non segue la morale». Il bene del desiderio coincide con la sua realizzazione, anche se, talvolta, può entrare in conflitto con i desideri altrui.Questo atteggiamento potrebbe essere visto come un atto di egoismo. Recalcati afferma invece che «l’egoismo è imporre agli altri il proprio desiderio».
Il compito dello psicoanalista è quello di trovare la vocazione di ognuno: «Se una persona segue la vocazione, realizza la propria beatitudine, al contrario c’è la malattia»
Inoltre, «il desiderio umano si soddisfa quando si è desiderati». Ma ciò non è così semplice, poiché uomini e donne hanno visioni diverse dei concetti di amore e di godimento: gli uomini hanno una visione feticistica, perché desiderano il “pezzo” (ovvero una parte del corpo). Le donne, al contrario, non vogliono essere parcellizzate. Infatti, cercano sicurezza e continue conferme: loro non sono innamorate del “pezzo”, ma dell’amore che ricevono.
Inoltre, a rendere più complesso il rapporto tra uomo e donna, negli ultimi decenni si è verificata un’importante trasformazione. Per Recalcati, infatti: «Con l’emancipazione femminile, c’è un’assimilazione della visione maschile da parte della donna».
Tralasciando questi casi particolari, c’è quindi una disimmetria dei godimenti tra i due generi, quello maschile e quello femminile. Quando questa si supera e «quando l’oggetto diventa insostituibile c’è amore».
Il desiderio è comunque difficile da soddisfare. Infatti, «l’homo felix è eternamente insoddisfatto».
A questo proposito, Lucrezio scrive: «L’uomo è come un vaso forato, è un buco che non può essere colmato perché fatto della stessa stoffa di cui è fatto l’uomo».
Anche se il desiderio è un niente, è perennemente dentro di noi perché questa presenza costituisce “l’Io stesso”. Per questo, anche se non ne siamo consapevoli, l’assenza dell’oggetto ci porta ad uno stato febbrile e di sofferenza.
Dunque, il desiderio per l’uomo è come la luce per una falena: lo attira fino a “bruciarlo”.

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Le frontiere delle neuroscienze – Alberto Oliverio a Pordenonelegge


Il cervello è la struttura più complessa dell’Universo, composta da miliardi di neuroni e da una fittissima rete di connessione. Da sempre ha affascinato l’uomo e per questo nel corso della storia è stato oggetto di innumerevoli speculazioni filosofiche e scientifiche. Ma quanto sappiamo realmente di esso? Ad ogni area del cervello corrisponde una specifica funzione? Quanti tipi di memoria conosciamo? Quali sono i confini delle mente umana?
Nel diciannovesimo secolo, agli albori della neuroscienza, gli studi sembravano portare a una forte localizzazione delle nostre funzioni in specifiche aree del cervello. Si pensava che le capacità di muoversi, decidere, emozionarsi, ricordare fossero legate a precise e specializzate aree indipendenti tra di loro e che fosse possibile ottenere una mappa degli emisferi cerebrali. In realtà questa convinzione si rivelò solo parzialmente esatta poiché forniva un’immagine troppo semplificata del cervello. Ricerche più approfondite hanno dimostrato che quest’organo non può essere pensato come una semplice collezione di funzioni separate ma piuttosto un insieme di settori interdipendenti. Il processo evolutivo ha infatti permesso che un’ area specializzata fosse integrata da altre: in questo modo se questa dovesse cessare di funzionare, le altre supplirebbero a questa lacuna. Continua a leggere

PORDENONE, LEGGE ancora?


Diciassette anni di racconti, diciassettesima edizione del concorso Campiello Giovani.
Un’avvincente e stimolante iniziativa che vuole fare emergere giovani scrittori.
Pordenone legge è l’occasione ideale per incontrarsi, per scoprire e condividere la passione per la lettura.
Giovedì 20 settembre, al convento di San Francesco a Pordenone, tre ragazze, tra i cinque giovani finalisti del premio Campiello, hanno incontrato un gran numero di studenti accompagnati dai loro professori provenienti da diverse scuole.
A dirigere l’incontro ci ha pensato lui, Marco Missiroli, vincitore del premio Campiello opera prima, e finalista di quest’anno.
Il concorso non era solo finalizzato al riconoscimento e alla premiazione di talenti, ma aveva lo scopo di creare dialogo e di far capire alle nuove generazioni l’importanza della letteratura.
Un vero e proprio strumento espressivo: scrivendo possiamo esprimere pensieri, opinioni, leggendo possiamo provare emozioni, sognare……
Una bella manifestazione, segnata da una partecipazione viva da parte degli studenti! Difficile annoiarsi con Missiroli: diretto, frizzante, con la battuta sempre pronta. Ha raccontato le sue avventure di quando era ragazzo, odiava leggere e scrivere, non sapeva cosa voleva fare del suo futuro, di una cosa era certo, non avrebbe mai voluto fare lo scrittore, ma si sbagliava!
Forse, anche tra gli studenti che hanno partecipato si nascondeva qualche aspirante scrittore.
Qualcuno in futuro lo diventerà, altri intraprenderanno diverse strade, ma da questo incontro, un messaggio è arrivato forte e chiaro: credere nei sogni, avere passioni e coltivarle.
Alessandra, Silvia e Martina: tre ragazze spontanee e intelligenti. Hanno risposto alle domande degli studenti con semplicità, parlando hanno trasmesso la loro passione, la grinta, la forze e l’energia delle loro idee.
Al termine dell’incontro sono stati letti gli inizi dei racconti scritti dalle ragazze. Racconti importanti su temi non facili, come la malattia, le discussioni in famiglia, la morte, ma anche sull’amore e l’amicizia.
E’ vero, scrivere aiuta!
Aiuta a crescere, a pensare, a fare emergere preoccupazioni e problemi.

Eva Bressan, 3Eu

Su Massimo Recalcati a Pordenonelegge


Desiderio: parola che deriva da “desiderantes”, termine coniato da Giulio Cesare.
Il desiderio secondo Freud è una vocazione.
Il desiderio è una potenza che ci spinge (ognuno ha il proprio).
Non c’è un desiderio buono o cattivo.
Il desiderio non ha una bussola del bene o del male.
Coloro che ci dicono cosa è giusto o sbagliato ci mettono addosso delle gabbie.
Il bene non è il desiderio, ma la realizzazione del desiderio.
Ciascuno di noi è storto come il tronco della vite, ma proprio in questo tronco contorto, si può trovare se stessi, non nella drittezza delle altre persone.
Il desiderio è una forza che ci spinge verso la vocazione, si si segue la propria vocazione si trova se stessi.
Cosa è il peccato?
Peccato è non assumere la vocazione del proprio desiderio.
Le cose che ci appassionano, sono quelle che ci svegliano.
Egoismo non è raggiungere ciò che vogliamo, ma obbligare qualcun altro a fare ciò che desideriamo.
Coloro che investiranno molto nel proprio desiderio riceveranno tanto.
Secondo la psicanalisi, il desiderio è una legge che non vieta ma libera.
La trasmissione del desiderio avviene attraverso un incontro; l’incontro che trasmette un contagio produce una grande forza.
Il desiderio è una forza che ci supera, ma l’importante è averne il pieno controllo.
Sacrificarsi per le altre persone è sbagliato, si diventa cattivi.
Volete sapere qual è il segreto perché i legami durino?
Il segreto è:”quando l’oggetto è sempre lo stesso eppure è sempre nuovo”.

                                                                                           Federico Filipetto (IVDs)

 

A-MUR


“Ciascuno realizza se stesso nella propria stortura”.

Siamo tutti storti come vitigni ai quali non si può imporre di crescere dritti se non andando contro la loro natura. Nessuno di noi è perfetto, ma è proprio l’imperfezione che ci caratterizza e determina la nostra unicità. Insieme ai nostri difetti gioca un ruolo importante l’elemento del desiderio che contribuisce a distinguerci l’uno dall’altro e a realizzarci. È proprio questo uno dei temi trattati dallo psicanalista Massimo Recalcati, durante la conferenza sul suo ultimo libro ‘I ritratti del desiderio’ dedicato a Jacques Lacan, filosofo degli anni ’50 che lo ha ispirato.
Il desiderio è una vocazione, una forza molto potente che spinge l’uomo verso diverse direzioni, provocando ogni volta “disorientamento e vertigine”. Secondo Recalcati il desiderio ci possiede e ci guida; così come noi non dovremmo sottrarci ad esso perché solo attraverso la sua realizzazione possiamo trovare il bene, anche gli altri non dovrebbero ostacolare il percorso tracciato dal nostro desiderio né cercare di imporcene un altro.
“Chi impone il desiderio chiude in una gabbia morale l’altro”.
Se non si ascolta la chiamata del desiderio subentra la malattia. I sintomi psichici ci avvertono che ci stiamo allontanando dalla verità del nostro desiderio: l’unico modo per essere sani e felici è quindi seguire le proprie vocazioni. Questo sostiene Recalcati. Spesso c’è una certa inumanità nel perseguimento del desiderio perché può andare contro chi ci circonda, ma questo non deve essere confuso con una forma di egoismo che consiste invece nell’imporre i nostri desideri agli altri. Citando le parole di Recalcati, “l’accomodamento alla realtà genera frustrazione”, poiché se ci sottraessimo alle nostre ambizioni e ci accontentassimo della piattezza del mondo che ci circonda, vivremmo nel rimpianto e nel risentimento verso gli altri, accusandoli di averci ostacolato. Continua a leggere

La mappa dei sentimenti: Invidia e odio


L’uomo è un essere imperfetto e per quanto si possa contestare ciò, è la sua Ragione gli permette di scegliere come comportarsi: come un essere superiore fino a divenire simile a una bestia. Eppure ci sono degli elementi che alterano il suo stato d’animo, quindi la sua Ragione, i Sentimenti e le Sensazioni, che lo portano ad agire anche in maniera diversa, più o meno giusta, a seconda del suo stato d’animo. Mi hanno sempre colpito per la loro capacità di far vedere a una persona la vita sotto diversi punti di vista, positivamente o negativamente. Vi sono sentimenti “apparentemente” positivi come l’Amore (il più bel sentimento che l’uomo possa provare, perché lo innalza al livello di Dio) e l’Amicizia che tuttavia possono far soffrire l’uomo, qualora non ricambiati, più di quelli negativi. Questi sentimenti negativi sono quelli che rendono belli e felici gli altri, infatti i momenti di gioia non sarebbero apprezzati se non fossero alternati ad altri di rabbia o tristezza.

Alla conferenza con Massimo Recalcati, si è discusso su uno dei sentimenti peggiori e insani ce si possa provare, l’Invidia. Essa consiste nel desiderare ardentemente e impulsivamente qualcosa di materiale (o immateriale) che appartiene ad un prossimo. Costui deve essere una persona vicina a colui che prova tal sentimento e deve essere conosciuta bene, come si dice “l’erba del vicino è sempre più verde”. Ciò può essere dovuto semplicemente per l’astio provato nei confronti di colui che possiede l’oggetto desiderato. Tutto nasce quando un bambino guardando uno specchio, non scorge solo un oggetto qualsiasi, ma la propria immagine riflessa. Qui nasce l’autocoscienza dell’Io, quel bambino capisce di essere unico e pensa di poter ottenere qualsiasi cosa voglia (autocentrismo). Continua a leggere

Come Il Rock ci ha salvato la vita


Come il rock ci ha salvato la vita, ideato da Roberto Muzzin e Fabio Fedrigo non contiene solo un insieme di scritti e citazioni di diversi autori, ma racconta di come il rock abbia cambiato l’intera mentalità di una generazione e di come abbia influito e ancora oggi influisca nelle vite dei suoi “sostenitori”.

Parla della nascita di una nuova generazione, unita dallo stesso amore per la musica e dalla stessa voglia di uscire dagli schemi. Il rock in fondo parla di questo, di sogni, libertà e di vita perché è della vita che scrive; “anela alla vita e della vita canta” ci spiegano Fabio e Roberto. In quegli anni più che ora (purtroppo) il rock era un modo di vivere, di porsi alle cose, era stato riconosciuto a questo genere un valore culturale talmente esplicito da cambiare completamente la mentalità giovanile comune. A causa del suo potere sovversivo non è mai stato visto di buon’occhio, “la dove la differenza fa orrore, ciò che si prospetta eccentrico ha vita dura” e gli ideali di libertà personale e spregiudicatezza che portava avanti incontrarono non pochi ostacoli con l’autorità, ma come disse il buon vecchio Ringo “I couldn’t more less” e così il rock continuò a vivere e rafforzarsi.

Il rock nasce dal blues della fine degli anni ‘50, ma non ne viene influenzato, vuole di più, ne prende le radici e lo trasforma aggiungendo testi che non parlano di cose astratte, ma della nostra vita per ottenere un sound totalmente nuovo; si adatta, ma senza perdere la sua essenza. I testi acquistarono una nuova importanza, quasi poetica o addirittura filosofica.

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Nuvole digitali/2


La conferenza dal titolo “Nuvole Digitali”, che si è tenuta il 17 settembre presso l’auditorium dell’istituto Vendramini in occasione di Pordenonelegge 2011, ha avuto come tema principale il passo che il mondo sta compiendo verso la memorizzazione e la diffusione digitale delle informazioni, concentrandosi (forse un po’ troppo) sul tema dell’editoria e degli e-book.

La conferenza era essenzialmente una doppia intervista con il professore Giuseppe Granieri, autore  di volumi sui cambiamenti causati dalla tecnologia nelle nostre vite e il giornalista free-lance Sergio Maistrello, che si occupa del rapporto tra i giovani e la rete; con Piervincenzo Di Terlizzi come mediatore.

L’argomento principale della discussione era il passaggio da supporto analogico a digitale, essenzialmente ciò che è successo con il passaggio da cd a mp3 o da libri a e-book: che opportunità e che svantaggi porta abbandonare i vecchi sistemi e adattarsi ai nuovi?

Ne è emerso che, per quanto riguarda gli e-book, i vantaggi sono a favore di lettori e scrittori: i primi possono trovare ormai anche libri fuori pubblicazione, portare l’intera propria libreria su un apparecchio da 10 pollici e trovare degli ottimi prezzi per scaricare (senza tuttavia possedere fisicamente) i libri; e per gli autori, che in questo modo sono capaci di pubblicare liberamente e in 10 minuti i propri manoscritti, senza dover seguire tutta la procedura delle edizioni cartacee.

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Come leggeremo domani?


L’evoluzione dello stile di leggere: dal libro cartaceo all’Amazon Kindle.

 Come leggeremo domani? Questa è la questione di cui si è parlato nella conferenza tenuta da Pier Vincenzo Di Terlizzi, Giuseppe Granieri e Sergio Maistrello in occasione della manifestazione di Pordenonelegge 2011.

La domanda posta prima è la stessa che le case editrici americane ed europee si sono poste quando arrivarono queste “tavolette digitali” che permettono alla gente di leggere riviste e libri avendo la comodità di avere più libri in un unico oggetto tecnologicamente molto avanzato. La prima azienda a introdurre la vendita dei libri digitali online fu Amazon, che in accordo con le grandi case editrici americane riuscì a rendere disponibile un primo quantitativo di titoli in formato digitale. Ma la vera rivoluzione fu  l’introduzione dell’Amazon Kindle, un lettore di testi, che all’epoca di rilascio riusciva a contenere la bellezza di 1500 testi in formato digitale( la terza generazione di Kindle arriva ad ospitare 3000 volumi). Quest’apertura dell’editoria statunitense permise agli scrittori “per hobby” di auto pubblicarsi il proprio libro, senza essere soggetti a una casa editrice e riducendo fortemente i costi di pubblicazione che gravano su un autore. Molti di questi scrittori occasionali sono riusciti a scalare le vette delle vendite di libri digitali, alcuni arrivando al milione di copie elettroniche vendute. Quando questi scrittori, che nella vita fanno tutt’altro, sono stati introdotti nel grande mondo della letteratura hanno modificato profondamente le classifiche dei libri più venduti. Infatti, possiamo distinguere due tipi di classifiche: Da una parte gli scritti cartacei con i nuovi libri usciti e dall’altra parte la classifica Amazon con testi auto pubblicati e libri usciti già da un po’ di tempo che in libreria non potremmo più trovare. La diffusione di questi libri digitali si è limitata ad alcuni stati, tra cui non c’è l’Italia. Continua a leggere

Il futuro dell’energia


È possibile trarre energia solare da una busta per la spesa? Esistono alternative valide ai combustibili fossili (uranio compreso)? A queste domande hanno risposto Giovedì 15 settembre a “Pordenonelegge” presso il Convento di S.Francesco due famosi ricercatori del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Valerio Rossi Albertini e Mario Tozzi, da anni impegnati nella battaglia per uno scenario energetico pulito, sostenibile e basato su fonti rinnovabili.

Tozzi afferma  che l’energia è la madre dei problemi, è il problema principale delle società avanzate, insieme a quello delle materie prime e che solo con la scienza si esce dalla crisi. Insiste poi sul fatto che l’energia nucleare è una scelta energetica ormai vecchia e che ora e nel futuro bisogna puntare sulle energie rinnovabili vere o pulite, quali il sole e l’aria. Ma nessuno in Italia punta su di esse, mentre in altri paesi quali gli USA e la Cina queste fonti vengono sfruttate appieno. Secondo questo celebre divulgatore scientifico corriamo il rischio di diventare una colonia (entro i prossimi 10 anni) della Cina, che investe 500 milioni di dollari l’anno per la ricerca scientifica; cifre che noi sogniamo. Quindi, scherzando, propone di farseli amici, se non possiamo sconfiggerli.

Quindi Rossi Albertini (che tra i due sembra quello più interessato a questa battaglia) riprende il discorso delle energie rinnovabili e propone la plastica come fonte di energetica. Sostiene che “D’altra parte quelle che ora si chiamano pale eoliche, sono i vecchi mulini a vento; l’ idroelettrico, sono i mulini ad acqua; il solare termico (“a concentrazione”), gli specchi ustori di Archimede di Siracusa; il fotoelettrico (tradizionale), è tecnologia degli anni ’50. Chi comprerebbe un computer o un’auto degli anni ’50? E allora perché comprare un pannello costoso, tossico, a volte cancerogeno, da smaltire poi come rifiuto speciale, se oggi è possibile fare un pannello solare di nuova generazione, con una delle buste da supermercato dismesse all’inizio del 2011? Plastica ecocompatibile, economica, riciclabile.”. Ora si potrebbe mettere un pannello di plastica su di un edificio per renderlo totalmente autonomo e sufficente. Ma ha detto che si potrebbe, poiché questo tipo di tecnologia esiste ma non è disponibile qua in Italia perché non ci sono incentivi da parte dello Stato. L’efficienza dei pannelli in plastica è uguale a quella dei pannelli in silicio (che stanno prendendo piede negli ultimi anni), anche se questi pannelli fotovoltaici durano al massimo due/quattro anni mentre quelli al silicio durano anche 20 anni. Ci sarebbe però un risvolto immediato nella società e nell’ambiente.

Concludono dicendo che le soluzioni ci sono, manca la volontà. “Gli uomini sono capaci di agire, ma solo se hanno la pistola alla tempia”.

 Varuzza Matteo 5Fs