Quelli che scrivono versi in latino


fernando-bandini«Io non sono un poeta latino», protesta. Vicentino, classe 1931, fra le migliori voci della lirica secondo Novecento, è difficile figurarsi Fernando Bandini nelle tuniche di Orazio o di Giovenale. Però poeta che scrive anche in latino – e in italiano e in vicentino: Memoria del futuro, La mantide e la città, Il ritorno della cometa, Meridiano di Greenwich, Dietro i cancelli e altrove, alcune delle sue raccolte – Bandini lo è da almeno alcuni decenni. Apprezzato da tanta critica. E in questa veste lo hanno invitato al Festivaletteratura, in un ciclo di incontri che s’ intitola “Il paese più straniero”, espressione che sta a indicare l’ intenzione di riattivare i canali di comunicazione fra chi fa poesia o narrativa oggi e chi la faceva nel mondo classico, una comunicazione che persino Dante, incontrando Virgilio, temeva fosse interrotta («Chi per lungo silenzio parea fioco», dice dell’autore dell’Eneide ). «Ma non voglio che mi trattino come un fenomeno, quasi che il latino servisse a narrare di un missile spedito su Marte», dice Bandini. A Mantova si lavora così dalla prima edizione, diciassette anni fa. Ci sono gli incontri con autori che volteggiano sulla schiuma del successo editoriale e ci sono incontri come questi (Bandini è intervenuto ieri pomeriggio, con lui Massimo Natale, che insegna letteratura italiana a Verona), al confine di una riflessione accademica, saggistica eppure cadenzati da ritmo festivaliero. E anche molto, molto frequentati. Prima di Bandini, sempre ieri, tre grecisti, Anna Beltrametti, Federico Condello e Andrea Rodighiero, hanno avviato una contesa sulla traduzione dell’Antigone di Sofocle. Oggi Alessandro Fo proporrà, con Roberto Andreotti, i criteri che l’hanno guidato nella nuova traduzione einaudiana del poema di Virgilio. Che cosa chiedere ai classici è l’interrogativo che muove, sabato, il dialogo fra Andreotti e la filosofa Adriana Cavarero. Mentre Franca Grisoni e Federico Condello parlano della lingua di Medea. «Non sono un poeta latino», insiste Bandini, giocando. Bandini per un decennio ha insegnato alle elementari, poi filologia romanza e metrica all’Università di Padova. È iscritto in un’ideale linea veneta, quella di Goffredo Parise, Mario Rigoni Stern, Luigi Meneghello e Andrea Zanzotto. «Il latino non lo conosco bene», finge. «Ho studiato alle magistrali, non al liceo classico». La sua produzione nella lingua di Cicerone è invece corposa, in una delle sue raccolte più fortunate, Meridiano di Greenwich, compare un’intera sezione in latino. «Lingua morta, fuori dalla storia, e dunque capace di cogliere questioni universali», spiega facendosi serio. Continua a leggere

Riparte il blog ipoetisonovivi.com: una poesia al giorno da leggere in classe


i poeti sono vivi adesivoCon l’inizio del nuovo anno scolastico riparte il blog ipoetisonovivi.com in cui ogni giorno è proposta una poesia da leggere in classe agli studenti per avvicinarli a questa splendida esperienza estetica, che spesso a scuola passa per essere difficile, bizzarra o legata al passato, come se i poeti fossero solo quelli presenti nei manuali di storia letteraria; accanto alla straordinaria tradizione lirica del nostro Paese, è invece utile leggere anche la poesia che si scrive oggi, proprio perché è sempre un modo per parlare al presente e alle sue aporie.
Lo scorso anno intorno al blog e ai suoi canali social (facebook, twitter) si è creato un notevole movimento d’opinione sia di studenti, sia di “addetti ai lavori”, appassionati e poeti, curiosi di leggere il testo scelto, che spesso è diventato un modo piacevole per iniziare la giornata.
Inoltre da alcuni mesi il blog ha anche un’applicazione (realizzata da Alessandro Cozzarini) scaricabile gratuitamente sull’App Store.
Questa nuova “edizione”, che si articolerà dal 9 settembre 2013 sino al termine dell’anno scolastico, avrà numerose novità. Innanzitutto la redazione si è allargata e, oltre a quella già presente, formata da Roberto Cescon, Piero Simon Ostan e Francesco Tomada, ora comprende Tommaso Di Dio, Maddalena Lotter e Giulia Rusconi.
Ogni settimana ci sarà un giorno dedicato ad una poesia inedita grazie alla preziosa partecipazione di autori affermati.
Inoltre proseguiranno gli incontri a scuola con i poeti, in particolare alle scuole medie di Caorle e presso il Liceo Majorana di Pordenone.
Infine ci sarà un’importante collaborazione con tre premi di poesia aperti ai giovani: il nuovo Premio Rimini (novembre 2013), il Premio Teglio Poesia (giugno 2014) e il Premio Treviso (primavera 2014). Sarà un’occasione per valorizzare le parole dei più giovani anche attraverso laboratori di poesia nelle scuole, così da far misurare i ragazzi con questo potente mezzo capace di dirigere lo sguardo dentro le cose in un tempo che ne sente sempre più il bisogno. In particolare Isabella Leardini nella zona di Rimini continuerà la tradizione dei laboratori aperti tutto l’anno. Si ricorda inoltre che in occasione della proclamazione del vincitore del Premio Rimini (per poeti under 30) a novembre saranno proprio 500 studenti a scegliere il poeta vincitore. Anche il Premio Teglio Poesia darà vita a “Laboratori di poesia diffusi” per le scuole elementari, medie e superiori in varie regioni d’Italia, grazie alla partecipazione di Roberto Cescon, Azzurra D’Agostino, Gianluca D’Andrea, Tommaso Di Dio, Matteo Fantuzzi, Giovanna Frene, Isabella Leardini, Rossella Renzi, Francesco Targhetta e Maria Luisa Vezzali.  L’attenzione alle scuole è pertanto una delle caratteristiche essenziali di questo premio, che si sviluppa in due sezioni, la prima aperta ai poeti under 40 che scrivono in dialetto e in italiano, la seconda intitolata “Barba Zep”, interamente dedicata alla poesia nelle scuole.
Le poesie vincitrici dei tre concorsi saranno pubblicate sul blog.
Non resta dunque che accendere il computer, fermarsi un attimo e leggere le parole dei poeti, che speriamo possano aiutare i ragazzi durante l’anno scolastico e un po’ tutti noi, perché la poesia si legge in classe, ma non solo…

Heaney, la sfera magica della poesia


Seamus HeaneyProvo a fissare in un’unica immagine la vicenda poetica di Seamus Heaney e mi vengono in mente alcune parole di Josif Brodskij che risultano davvero perfette. «L’atto di conferire a un luogo lo status di realtà lirica», sosteneva Brodskij, «comporta più immaginazione e più generosità che non l’atto di scoprire e sfruttare qualcosa che era già creato». È vero infatti che d’immaginazione e di generosità Heaney ne ha profuse davvero tante. Nato in una famiglia di contadini cattolici a Mossbawn, una manciata di poche case sprofondata tra campi e antiche torbiere nella contea nordirlandese di Derry, Heaney è stato anzitutto questo: un poeta del luogo. Il che significa che ha avuto la capacità di fare dei propri territori elettivi una sorta di sfera magica o di costellazione, attraverso cui interrogare nella sua interezza il destino dell’uomo. «Ora puoi decifrare ogni paesaggio/ con questo: cose fondate sulla propria forma e basta,/ acqua e terra ai loro estremi» (la traduzione, qui e a seguire, è di Roberto Mussapi). A tutti gli effetti, la poesia del luogo coincide con un’antropologia. Forse perché fin da bambino ha vissuto sulla propria pelle la ferita delle divisioni, degli scontri civili, dei reticolati che dividevano un campo dall’altro, Heaney si è via via definito come un poeta straordinariamente inclusivo. Nel luogo della sua poesia ha provato a farci stare dentro tutto: mito, storia, tradizioni, immaginazione, responsabilità verso il presente, istanze personali, dimensione civile, riflessioni sulla lingua e la letteratura, senso di realtà, autocoscienza dei propri procedimenti espressivi. Ma non si tratta di una troppo facile conciliazione, quanto piuttosto dell’investimento sul luogo-poesia come possibilità di portare e sopportare differenze e contraddizioni. Una realtà fatta di diversità e paradossi, dunque, ma fermati nell’evidenza della rappresentazione, conosciuti e, proprio per questo, almeno in qualche misura governati. Continua a leggere

Email a una professoressa


occhio e serraturaMolte cose, molti anni e molte riforme sono passati dalla Lettera a una professoressa. Ma c’è sempre un po’ di Barbiana, nella buona scuola all’italiana. Vediamo cosa scrivevano don Lorenzo Milani e i suoi allievi, e cosa possiamo aggiungere, quasi mezzo secolo dopo.

Chi era senza basi, lento o svogliato si sentiva il preferito. Veniva accolto come voi accogliete il primo della classe. Sembrava che la scuola fosse tutta solo per lui. Finché non aveva capito, gli altri non andavano avanti. (pagina 25)

Lei certamente sa, prof, che la parola «insegnante» deriva da in e signo: voi avete il compito, e l’onore, di lasciare un segno. La selezione è prerogativa dell’università. Alle elementari e alle medie — inferiori e superiori — bisogna scavare dentro i ragazzi e scovare le loro inclinazioni, correggendo le loro debolezze. Voi siete minatori di talento e spacciatori d’entusiasmo. Se oggi sono qui e posso scriverle questa mail, è perché ho trovato persone così. Avevo una professoressa d’italiano che, in terza media, mi affidò due ragazzi che rischiavano la bocciatura. «Il tuo voto sarà misurato sul loro voto, il tuo successo sul loro successo», annunciò in classe, incurante del mio sguardo angosciato. Si chiamava Tilde Chizzoli, quella sua collega: ha cambiato la vita a tre persone. Grazie a lei, ho imparato insegnando: anche un po’ dell’umiltà di cui avevo bisogno, venendo da una famiglia privilegiata. Ho passato tanti pomeriggi con quei nuovi amici. Loro mi hanno insegnato a giocare a calcio, a basket, a guidare un motorino 50 cc e a conoscere le ragazze; io gli ho spiegato un po’ d’inglese e Fogazzaro. Ci ho guadagnato, sono convinto.

È morto Seamus Heaney


Heaney

 

Séamus Heaney (Castledawson, 13 aprile 1939 – Toomebrige, 30 agosto 2013)

Un bell’articolo e un video sono sul sito letteratura.rai.it.

Dove poterlo ritrovare,
un mondo altrove, oltre

carte e atlanti,
dove tutto è tessuto a sé

e di se stesso, come un nido,
un tratteggio di fili d’erba?

S. Heaney, da Catena umana (Mondadori, 2011)

Dopo un’odissea di 80 anni salvi i manoscritti di Verga


Sequestrate 36 tra lettere e appunti. Negli Anni ’30 il figlio dello scrittore consegnò il corpus a uno studioso che poi aveva rifiutato la restituzione

Giovanni VergaIl manoscritto del primissimo romanzo, quell’Amore e Patria dedicato alla guerra di indipendenza americana che Verga aveva scritto quando aveva solo sedici anni e che si pensava fosse andato disperso. Ma anche la prima stesura de I Malavoglia, le bozze di Mastro Don Gesualdo, de La Lupa, de I carbonari della montagna, le corrispondenze con Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, Benedetto Croce. Recuperato dai carabinieri dei beni culturali, torna alla luce dopo un’odissea lunga oltre 80 anni un tesoro di carte autografe del grande scrittore siciliano stimato almeno 4 milioni di euro. Anche se il ritrovamento di queste carte – subito rivendicate dal sindaco di Catania Enzo Bianco – ha un valore in realtà inestimabile per la storia degli studi.
La storia, lunghissima e ingarbugliata, è di quelle che hanno dell’incredibile. Tutto comincia negli anni Trenta quando, morto da poco Verga (1840-1922), il figlio Giovannino affida ad uno studioso di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) una serie di manoscritti del padre senza mai più riuscire a riaverli indietro. A nulla valgono le richieste, le pressioni, gli interventi dei politici, persino le interrogazioni parlamentari presentate lungo vent’anni, dal 1957 al 1977, per chiedere l’esproprio di questo tesoro di carte in nome della pubblica utilità.
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Stagisti, i nuovi schiavi con il miraggio del posto


cercasi_stagistaIl primo abuso è fonetico: si pronuncia alla francese. In inglese «stage» non vuol dire tirocinio, ma palcoscenico. Superato questo primo ostacolo, resta quello di cercare di capire un fenomeno amplissimo ma difficile da circoscrivere, e caratterizzato da abusi frequenti.
In Italia lo stage riguarderebbe – e stiamo parlando del solo settore privato – almeno mezzo milione di persone all’anno, secondo stime formulate dalla Repubblica degli stagisti (Rds) e dall’Isfol. Sistematicamente sottopagate, sfruttate e, non di rado, mandate via senza possibilità di conquistare un posto di lavoro vero. Molti imprenditori italiani fanno finta di dimenticarsi che lo stage dovrebbe essere un periodo di apprendimento, e, idealmente, la porta d’accesso a un mestiere.
Eleonora Voltolina, animatrice della «Repubblica degli stagisti», è l’infaticabile paladina dei diritti di una categoria spesso dimenticata dalla politica. Grazie alle battaglie della sua testata online, qualcosa in questi ultimi anni si è mosso. Raggiunta al telefono, precisa però subito che il caso Moritz Erhardt, il banchiere tirocinante morto dopo tre giorni di lavoro quasi ininterrotto alla sede londinese della Merrill Lynch Bank of America, «è un’eccezione, per gli standard italiani, a partire dallo stipendio di 2700 sterline al mese…».
Anche nel nostro Paese esiste un microcosmo di stagisti delle grandi banche o degli uffici di consulenza finanziari pagati molto bene, ma si tratta della categoria «extralusso». In generale, se un tirocinante guadagna molto, molto bene, si mette in tasca tra gli 800 e i 1000 euro al mese. E qui va fatta una seconda precisazione importante: non è uno stipendio. Non avendo gli stagisti un contratto di lavoro, né contributi pagati, la loro retribuzione si chiama «congrua indennità», «compenso» o «rimborso spese».
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Apple regala Camilleri. Fino al 27 agosto gratis l’ebook “Il ladro di merendine”


CamilleriLe storie di Andrea Camilleri sono straordinarie non solo per quello che raccontano, ma anche per lo sguardo ironico e affettuoso che lo scrittore riserva ai suoi personaggi. Per questo, probabilmente, finiamo per amarli: ci sembra di conoscerli, di aver fatto con loro un tratto di strada. È quanto devono aver pensato anche alla Apple.
Il colosso informatico ha avviato di recente un’iniziativa con la quale -circa ogni mese- regala un’applicazione selezionata dall’azienda a tutti gli utenti che utilizzano App Store. Ora è la volta di un appassionante ebook, “Il ladro di merendine”, romanzo dello scrittore siciliano, che vede protagonista il Commissario Salvo Montalbano, il terzo della saga a lui dedicata.
Fino al 27 agosto prossimo, infatti, si può scaricare gratuitamente l’ebook, di solito disponibile al prezzo di 6,99 euro.
Il commissario più amato dagli italiani risolve un curioso enigma che riguarda il furto di merendine in una scuola della piccola Vigata, cittadina immaginaria inventata da Camilleri, ispirata alla natia Porto Empledocle. Da questo romanzo si possono ricavare notizie proprio sulla famiglia di Montalbano, quando il commissario, che ha perso la madre da piccolo e di cui conserva solo il ricordo dei suoi capelli biondi, si confida con François, il bambino che ha avuto la madre assassinata.
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Leonardo Goi:”I miei giorni rivoluzionari al Cairo con i ragazzi di piazza Tahrir


TahrirÈ finito il Ramadan. Quando inizio a scrivere è ancora mattino presto: dalla mia finestra, al quattordicesimo piano di un grattacielo sulla riva sinistra del fiume, il Nilo si fonde al lago di nebbia e afa che fa sembrare questa fetta di città una scenografia scomposta. C’è una fila di macchine ancora esile che percorre il ponte del 6 Ottobre, verso est. Piazza Tahrir è alla fine del ponte, poco più a destra. Un punto imprecisato che alle sei e mezza del mattino è ancora immerso nella nebbia.
Sono al Cairo da quasi un mese, e sono qui per condurre ricerche per la tesi. Sto cercando di capire le prospettive di partecipazione alla vita politica dei ragazzi universitari nel panorama dell’Egitto che verrà, il che vuol dire in buona sostanza concentrarmi sulla generazione che ha avuto il primo vero imprinting con la politica a Piazza Tahrir il 25 gennaio di due anni fa, e su come questo incontro abbia plasmato il modo di percepire se stessi e il proprio posto in mezzo agli altri.
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Bando per corso di Certificazione EPICT all’uso pedagogico della LIM


ragazzo pcSKILL On LINE – Provider EPICT per la Certificazione Europea sull’Uso Pedagogico delle tecnologie digitali EPICT

propone un nuovo bando per la partecipazione al Corso di FORMAZIONE A DISTANZA

di preparazione alla CERTIFICAZIONE EPICT LIM BRONZE 50*

con scadenza: 13/09/2013

La Certificazione EPICT LIM Bronze 50* attesta la competenza di progettazione di scenari di apprendimento innovativi che vedano l’uso delle seguenti tecnologie digitali:

  • LIM (Lavagna Interattiva Multimediale)
  • Internet e della Ricerca di Informazioni
  • Presentazioni e racconti interattivi

*Il numero “50” si riferisce alle ore (impiegate tra attività di studio individuale e incontri in presenza e a distanza) necessarie per l’acquisizione delle competenze della certificazione.

Testo Bando Scuole Epict LIM Bronze 50 settembre 2013

Domanda_iscrizione_corso_lim_bronze_settembre_2013_scuole

Filosofiagrado 2013 / 24 agosto-15 settembre


Filosofia Grado 2013“La figura del padre è tornata sulla scena del dibattito culturale. Se ne parla per dichiarare il suo declino, oppure la sua scomparsa, perfino la sua evaporazione. Riportata al centro dei discorsi attuali sulla nostra condizione storica e culturale, di questa figura si parla nel tono di una perdita che parrebbe irrevocabile. Inoltre, quando diciamo padre, non possiamo non evocare – assieme a lui – tutta una serie di figure che ne rappresentano altrettante declinazioni: il maestro (“buono” o “cattivo” che sia), la guida, l’insegnante, il leader ecc., ovvero tutte quelle figure dell’autorità che, in misura diversa, incarnano un’idea di padronanza di sé come modello di vita da riconoscere, rispettare e desiderare. Tra i tanti segni della nostra epoca di nichilismo compiuto, l’eclisse di questa figura è forse quello più spaesante. Ma, se di eclisse si tratta, sarebbe consolatorio pensare che ciò che occulta il sole paterno lo faccia solo per un breve lasso di tempo. Il tempo dell’eclisse sarebbe allora il tempo dell’attesa del ritorno del padre a un presunto antico fulgore.
La nostra ipotesi è che, invece, l’eclisse sia irreversibile ed essenzialmente legata alle trasformazioni della cultura occidentale, eco della nietzschiana “morte di Dio” di cui cominciamo a intendere l’ampiezza e la portata. Così, nel tempo di un’attesa che non potrà che rimanere delusa, si elabora il lutto per la perdita e si assiste, con un certo senso di rassegnazione, al proliferare di figure sostitutive a quella paterna, varianti talvolta oscene, talaltra patetiche che, con la loro semplice apparizione, vorrebbero dare senso a un diffuso sentimento di nostalgia per l’autorità paterna. Da un lato queste figure sostitutive placano la nostra sensazione di vuoto, dall’altro occupano abusivamente il posto simbolico del padre: leader perversi, manager irresponsabili, maestri incompetenti, padri assenti, autorità inadempienti ecc. popolano così il nostro immaginario sociale e la nostra esperienza quotidiana, diventando cattivi modelli per una generazione di figli che, ora con ottime ragioni, dichiarano la loro estraneità a un mondo in crisi.
Per l’edizione 2013 Filosofiagrado ha convocato filosofi, teologi, psicanalisti, insegnanti per provare a riconoscere i termini della questione, per costruire un discorso minimo che ci permetta di raccontare l’eclisse e la nostalgia del padre, per comprendere qual è la posta in gioco etica e politica di questo ulteriore, decisivo, aspetto della crisi che stiamo attraversando. Alle conferenze, alle tavole rotonde, alle presentazioni di libri, al laboratorio di filosofia e di cinema, si aggiungerò la novità di quest’anno: una Summer School dedicata interamente allo studio della figura simbolica del padre e all’analisi dell’istituzione familiare. Filosofiagrado diventa così, da occasione di divulgazione filosofica, un laboratorio aperto per la costruzione di un sapere critico sempre più necessario”.

filosofiagrado.it

Il programma della manifestazione.

Il Decameron in 100 tweet


boccaccioNel 700esimo anniversario dalla nascita di Giovanni Boccaccio, la Società Dante Alighieri propone la sintesi del “Decameron” in 100 “twoosh”, tweet perfetti di 140 caratteri esatti.  Lo spirito “giocoso” del capolavoro di uno dei padri della lingua italiana è rilanciato dalla Società attraverso un concorso, che vede, a partire dal 1° agosto negli spazi social della “Dante”, 2 twoosh ogni giorno, per 100 giorni. I lettori della “Dante” sono dunque invitati a giocare alla migliore sintesi, mandando i loro tweet e twoosh su Twitter e su Facebook twittando e postando commenti e versioni personali di un Decameron in sintesi.
I twoosh della settimana saranno pubblicati su madrelettera, la newsletter della “Dante”, per ricevere la quale ci si deve accreditare al link www.ladante.it/madrelettera. I lettori della società sono dunque invitati a contribuire al concorso con i loro tweet o twoosh su Twitter e a commentare con post su Facebook.
Alla fine del progetto, nel mese di novembre, la “Dante” organizzerà un evento dedicato a Boccaccio, durante il quale le versioni migliori (più efficaci, divertenti, insolite o quelle che hanno ricevuto il maggior numero di like e retweet o di commenti dal pubblico) saranno premiate con un dizionario Devoto-Oli e con la tessera della Società Dante Alighieri per il 2014.
«In questi anni di accelerazione e nel pieno sviluppo della società dell’informazione e della conoscenza -commenta il segretario generale Alessandro Masi- la nostra organizzazione veste i panni virtuali di una “Dante 2.0”, che intende consolidare la propria presenza nei social media».

lastampa.it

Incontri con la lirica – L’ultimo Verdi


verdi-a-coloriTutti i martedì di agosto in sala conferenze “Teresina Degan” – ore 15.00
Introduzione e proiezione dvd a cura di Roberto Cozzarin

In occasione del bicentenario della nascita del genio del melodramma, verrà presentato il Verdi “maturo”. Le opere che hanno segnato la seconda metà dell’800 e che hanno fatto la storia della musica e della cultura italiana.

Martedì 6 agosto
Incontri con la lirica – L’ultimo Verdi
Un ballo in maschera

Martedì 13 agosto
Incontri con la lirica – L’ultimo Verdi
Macbeth 

Martedì 20 agosto
Incontri con la lirica – L’ultimo Verdi
La forza del destino

Martedì 27 agosto
Incontri con la lirica – L’ultimo Verdi
Aida

 

Distanze – Itinerari teatrali nella letteratura di viaggio


teatrodellasabbiaSpettacoli a cura del Teatro della Sabbia
Con Caterina Comingio, Maurizio Perrotta, Vincenzo Muriano
Regia di Vincenzo Muriano

Lunedì 5 agosto – primo itinerario: il Settecento

Lunedì 12 agosto – secondo itinerario: L’Ottocento

Lunedì 19 agosto – terzo itinerario: il Novecento

Chiostro della Biblioteca – ore 21.00

Viaggiando ci s’accorge che le differenze si perdono: ogni città va somigliando a tutte le città, i luoghi si scambiano forma ordine distanze, un pulviscolo informe invade i continenti.
Italo Calvino Le città invisibili

Distanze – itinerari teatrali nella letteratura di viaggio è il nuovo progetto ideato dal Teatro della Sabbia realizzato in collaborazione con la Biblioteca Civica.
Un percorso che intende evocare scenicamente le molteplici suggestioni che affiorano dal viaggio, attraversando epoche e generi letterari di diversa natura, siano essi romanzi, lettere, diari o appunti, testimonianze comunque vive di itinerari oltre le mappe, contenute entro l’immaginaria cornice di tre secoli che tracciano l’identità del moderno viaggiatore.
Settecento, Ottocento e Novecento come sentieri lungo i quali si muovono vicende reali o immaginarie, tracce appunto di percorsi intrapresi con l’intento principale di fissare l’emozione mossa dallo sguardo.
Il viaggio teatrale, che si dividerà in tre serate, corrisponderà a tre itinerari con rispettive tappe relative ai testi scelti in forma di frammento.
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Il latino? Serve a capire perché parliamo così


Cucchi“Inutile studiare il latino perché non serve”. Una frase che ho sentito innumerevoli volte, anche quando il latino si studiava di più e meglio, e che ho sempre considerato basarsi su un equivoco di fondo e su una sostanziale volgarità di pensiero. Di recente la questione è tornata in ballo a causa di un genitore che si era espresso in questi termini scrivendo a «Repubblica». Sono poi intervenuti genitori meno sprovveduti e superficiali e c’è stato un articolo di Stefano Bartezzaghi. D’altra parte, «Avvenire» è su posizioni concretamente ben chiare, visto che ospita la rubrica «Hortensius» di Roberto Spataro, che con tutte – non nascondo – le difficoltà personali del caso, cerco di leggere con ammirazione. Ma torniamo al punto di fondo, e cioè al «non serve». Dico io: non serve a che cosa? E cosa realmente serve? Siamo ancora convinti che l’utilità debba per forza essere immediata e portare benefici immediati? Siamo così legati alla superficie e all’ovvio da non renderci conto che un simile atteggiamento è solo miope e privo di sostanza concreta reale? Il latino è la base del nostro quotidiano modo di parlare, è una lingua che, in fondo, ancora si parla, con le variazioni storiche del caso, in vastissime parti del mondo, e dunque conoscerla è così superfluo?
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